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                                                                                 Hammercult
                                                                                 Steelcrusher
                                                                                 Sonik Attack Records/SPV
                                                                                 www.myspace.com/hammercult

 






Da Israele arriva il secondo full-lenght (più un ep agli esordi nel 2011) dei cultori del Martello. Una violenza quasi vecchio stile, utilizzando uno stilema non innovativo ma comunque ispirato. Un Death Metal molto vicino al Thrash e quindi maggiormente digeribile, nonostante tutto. La voce è al vetriolo e strepita con uno screaming cartavetroso che si alterna ad una ugola gutturale cavernosa, non del tutto growl. Un songwriting non complicato, molto spesso legato al punkcore anche attraverso cori abbaiati.
Ma se molte band israeliane si rifanno al loro Oriental Sound, qui, se ne percepisce nettamente l’origine geografica solo nell’intro iniziale (“Hymn to the Steel”) e nei primi accordi della traccia successiva, la titletrack. Poi più niente del tutto, permanendo nel classico e occidentalissimo Thrash/Death anche piuttosto normodotato.
La pesantezza compatta è spesso nota comune delle song, iniziando dalla spietata “Steelcrusher” che calpesta come un carrarmato dritto all’assalto. In essa una folle epicità si scatena e l’assolo al fulmicotone spara a zero senza pietà. Un ottimo brano estremo senza compromessi, che però non è una mitragliata rozza, infatti la costruzione denota sicura capacità di scrittura. A lei, come migliori pietre roventi, vanno associate “Into Hell” col suo liquido e interessante assolo, e “We are the people” la quale appare anche migliore della title-track per un suono leggero incorporato che possiede una minima divertente cantabilità, per quanto dura, mentre intorno impazzano ritmiche ossessive.
Pezzi complessi non ve ne sono, ma in varie occasioni si cerca di mantenere un tono evoluto che riesce nel compito. Però non mancano situazioni più semplici e dirette, con riff secchi, come testimonia “Metal rules the night”, un pezzo breve, meno di tre minuti, che non fa prigionieri; episodio quadrato che sferraglia inesorabile, di cui troverete un video cartone animato, ironico con le sue citazioni, tutto legato allo stile di vita metallaro. E’ una attitudine punk che ricorre più volte, ed ancora di più si può percepire tale modalità in “Satanic Lust” che musicalmente non possiede una atmosfera satanica, quanto invece una riffica appunto linearmente punk.
Un pezzo che si distacca dallo stilema generale, facendosi vicina alla modernità contemporanea, è “In the Name of the fallen”, l’ultima traccia, che presenta una gradazione metalcore che però non serve ad alzare il valore di un disco ben fatto, sì,  eppure non considerabile una icona.
In questo lavoro coesistono buone espressività insieme a pezzi troppo tradizionalmente meno evoluti (per esempio le molto minori “Liar” e “Damnation arise”). I cori pesanti irrobustiscono continuamente la musicalità dei brani, arricchendone la musicalità, altrimenti molto povera di melodia. Per questo forse il cantato possiede le tre caratteristiche già accennate, che si alternano: uno di base in Screaming; un altro minoritario che è parzialmente in Growl ed uno corale gridato stile punk che fa spesso da accento sonoro. Per quanto si provi in tal modo a rendere una certa varietà, le linee melodiche vocali restano un punto critico del gruppo.
Ciò che la band predilige è la mazzata acciaccante. Fedeli al moniker scelto, si tratta davvero di “Culto del Martello” che disintegra tutto. Ci si diverte, e le canzoni hanno tiro, probabilmente un osare leggermente di più (non verso il metalcore che abbiamo visto non è nelle loro corde), e un cantato meglio studiato avrebbero contribuito ad una migliore personalizzazione, il potenziale pareva esserci, ma forse i musicisti non sono in grado di accorgersene. La capacità tecnica però è quella giusta e lo spirito pure: “Il Metallo domina la notte”.

 

Roberto Sky Latini

  1. Hymn to the Steel
  2. Steelcrusher
  3. Metal rules the Night
  4. Into Hell
  5. We are the People
  6. Burning the Road
  7. Ironbound
  8. Unholy Art
  9. Satanic Lust
  10. Liar
  11. Damnation arise
  12. Heading for War
  13. In the name of the fallen

 

Yakir Shocat – vocals
Guy Ben David – guitars
Arie Aranovich – guitars
Elad Manor – bass
Maayan Henik - drums