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                                                                                Poets of the fall
                                                                                Jealous Gods
                                                                                InsomniacMusic/OMN
                                                                                www.poetsofthefall.com

 







Questi svedesi sono attivi dal 2005, ma io non avevo mai ascoltato un loro album, e dopo questo ascolto non ho nessuna intenzione di andare a cercare i vecchi lavori. Se è rock non so dove esso sia; è invece un pop poco tonico. Non c’è nulla di incisivo, solo una serie di atmosfere morbide, a volte sensate, il più delle volte inefficaci, e almeno ci fossero linee vocali interessanti: tutt’altro, esse risultano sempre scontatissime. Una seriosità di fondo c’è, ma senza costrutto.Solo due song si salvano, “Love will come to You” con la sua acustica verve da Country-folk, e “Hounds to Hamartia” con lo spirito dei Rem. Poi due assoli in tutto l’album (e fortunatamente non male). Una song invece, “la title-track”, possiede una atmosfera parzialmente insinuante, ma svanisce senza lasciare impronta, non avendo gran che sostanza. L’unica cosa generalmente bella è il timbro della voce vellutato, ma che non trasmette alcuna emozione, concentrata com’è a seguire una certa estetica. Un easy-listening vuoto, che pur prendendo a prestito un qualcosa dall’atmosfera Pink Floyd, non riceve niente di prezioso da quella storia. Fa finta di essere elegante e però “l’abito non fa il monaco”.
La prima “Daze”, un po’ dopo “Choice millionaire”, ballabili,  fanno proprio schifo come faceva schifo certa musica di plastica di inizio anni ‘80; per il resto noia e inutilità. In “Brighter than the Sun” è come se una Boy-Band tentasse di essere seria (è qui che sta però il bel pezzo solistico). Sembra di aver sentito un milione di volte dischi poveri come questo, non c’è un guizzo, né pregnanti o sognanti melodie. E che senso ha “Rogue”, una strumentale piattissima iperbanale?
A nulla è servito ascoltarlo più volte; ogni volta avrei voluto stoppare, invece ho dovuto resistere (come quando leggo un libro, il mio carattere mi porta a terminarlo pur se brutto). Questo disco qualcuno potrà chiamarlo progressive, qualcun altro rock, qualcuno ancora AoR, altri cantautorale; ho letto persino Alternative Rock, eppure di alternativo non vi è nulla dato che è tutta roba che non lo era neanche trent’anni fa, stando in un alveo commerciale assai. Ma forse abbiamo perso anche il senso delle classificazioni. Sesto disco? Per me l’unico, e ho perso tempo.

 

Roberto Sky latini

 

  1. Daze
  2. Jealous Gods
  3. Rogue
  4. Choice Millionaire
  5. Hounds To Hamartia
  6. Nothing Stays The Same
  7. Love Will Come To You
  8. Brighter Than The Sun
  9. Rumors
  10. Rebirth
  11. Clear Blue Sky

 

Marko – vocals
Olli – guitars
Captain - keyboards
Jake – guitars
Jani – bass
Jari – drums