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                                                                             Nightmare
                                                                             The Aftermath
                                                                             AFM Records
                                                                             www.nightmare-metal.com

 





La band francese suona fieramente un Heavy Metal che ondeggia fra MetalChurch; Savatage e Judas Priest in una lunga cavalcata aggressiva e tonica (magari anche un po’ di Queensryche prima maniera). Siamo al cospetto di un combo tra i più significativi dell’Heavy tradizionale nel panorama attuale.
La voce sporca di Joe è però in grado di esprimere un raffinato grado interpretativo, che si arricchisce di ritornelli evocativi per quanto orecchiabili, su una base dura e graffiante. Ogni riff e ogni rullata ricordano come non ci sia bisogno di ipervelocità per sfoderare incandescenza e aggressività. Le linee taglienti del sound e delle strofe cantate si trasforma in solenni ritornelli orecchiabili, i quali non fanno perdere neanche un grammo di tenebrosità.
Brani come le cavalcate “FORBIDDEN TRIBE” e “I AM IMMORTAL” prediligono la liricità delle espressioni, usando anche una schizzata di tastiere (quasi del tutto assenti nell’economia del disco) che ne ampliano l’epicità. Il riffing più modernamente tecnico ogni tanto aggiorna la sonorità altrimenti anni ’80 della band; succede nella più cattiva “NECROMANCER” che appare tra i migliori episodi di questo lavoro, e in “Alone in the Distance” (uno dei brani minori); tali sprazzi di modernità riconoscibili anche in “GHOST IN THE MIRROR”, dal sound liquido, carico e intenso, in cui si inserisce persino del Growl. L’oscurità aleggia costruita con grande pathos nelle drammatiche “INVOKING DEMONS” e “DIGITAL DNA” che posseggono un che di trionfale, a testimonianza di una carica mai sopita. Nella passionale “THE BRIDGE IS BURNING” la voce ricorda lo stile di Ronnie James Dio, per aumentarne l’effetto epico c’è un intermezzo breve di violini, ma la song è bella soprattutto per il ritornello suggestivo.
L’unica debolezza sono gli assoli di chitarra, ben messi ma mai entusiasmanti, più che altro delle decorazioni funzionali ma che non potrebbero vivere di luce propria. In effetti tutto si regge sul songwriting lineare operando molto sulla drammaticità sonora e sul groove costruito con riff aspri e solidi, meno sul versante virtuosistico. I riff si susseguono incalzanti e il tessuto chitarristico si evidenzia come molto compatto, in effetti non rendendo necessari assoli di maggior spessore, non che avrebbero rotto gli equilibri, ma i loro arrangiamenti funzionano benissimo così.
Dopo un ottimo disco del 2012, “The Burden of God”, qui c’è un altro capitolo completamente riuscito. Un feeling eccezionale dentro un contenitore classicamente 1984, il loro anno di debutto. Questo nono della discografia risulta essere un bel gioiello musicale, non tanto lontano da quel periodo. Potremmo  collocarlo all’interno di un Heavy metal tipico, vicino alla N.W.O.B.H.M., piuttosto che catalogarlo come Power Metal (quest’ultimo riscontrabile in “Mission for God”). Fare canzoni entusiasmanti senza uscire dalla tradizione è possibile, lo dimostrano i pezzi di questa passionale avventura. Tre brani minori e nessun filler: un godimento per tutti i metaller amanti della genuinità.

 

Roberto Sky Latini

 

  1. The Aftermath (Intro)
  2. Bringers of a No Man’s Land
  3. Forbidden Tribe
  4. Necromancer
  5. Invoking Demons
  6. I am Immortal
  7. Digital D.N.A.
  8. Ghost in the Mirror
  9. The Bridge is Burning
  10. Mission for God
  11. Alone in the Distance

 

Joe Amore – vocals
Matt Asselberghs – guitars
Franck Milleliri – guitars
Yves Campion – bass
David Amore - drums