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                                                                                   Necrodeath
                                                                                   The 7 Deadly Sins
                                                                                   Scarlet Records
                                                                                   www.necrodeath.net 






La linea compositiva si sposta dal più semplice Death Metal vorticoso al più complesso umore sinistro, cercando un po’ le origini della propria nascita. Si, gli italiani Necrodeath smettono i panni della innovazione degli ultimi lavori e si rifanno ai vecchi eppur sempre buoni clichè, senza però abbandonare la loro ormai matura espressività anche un po’ cerebrale. Infatti pezzi come “WRATH” (singolo che aveva anticipato l’album), feroce e distruttiva, nulla hanno di originale se non la intensa personalità di una band storica.
La quadratissima potenza della velocizzazione si esprime con brani che graffiano orecchie e gola come la scheggia “SLOTH” e la cattivissima “ENVY”. In realtà, come queste stesse canzoni dimostrano, la band fa continuamente ricorso a cambi di ritmo, rallentamenti, ricerca atmosferica di una certa raffinatezza. E questo tipo di passaggi più evocativi sono disseminati ovunque, anche se alcuni pezzi fetidi come “LUST” tendono  ad utilizzarli con maggior peso. I suoni morbidi e le durezze a volte convivono (si vede in “ENVY”), ma tutto è prettamente spietato. Le partiture che prevedono ritmi cadenzati e riff più heavy, quindi meno violebti, sono egualmente efficaci e ben congegnati, rimanendo sempre in un alveo coerente, e ciò si può notare nella energica “PRIDE”, in grado di presentare anche un bellissimo assolo di chitarra.
Se posso permettermi certi accostamenti, mi viene da ridere perché alcune frasi cantate in italiano mi ricordano le partiture demenziali degli Skiantos. Possiamo esagerare dicendo che gli Skiantos sono precursori del Black/death Metal? Del resto erano piuttosto punk. Sentire la frase “Dimmi come mangi e ti dirò chi sei” di “GLUTTONY” oppure “Io sono io e voi non siete un cazzo” di “GREED” forse rovinano la seriosità di un album cattivo e ferale, ma alla fine nulla appare stonato. Infatti la stessa “GREED” evolve poi in un afflato così lirico, con senso aereo e rarefatto, da diventare una delle composizioni più ricercate e suggestive.
I Necrodeath non appaiono mai noiosi, filtrano la durezza e l’abrasività con una incisività che a volte appare molto studiata, mescolando con sapienza la semplicità a momenti più complessi. Classiche dissonanze e passaggi tipici per un genere perfettamente integrato fra Thrash/Death/Black, morboso ma sempre molto musicale, che sospira i suoi continui aloni di oscurità. Forse “Phylogenesis” del 2009 era migliore per ricerca innovativa, eppure qui respiriamo una bellezza primitiva che riesce ad essere notevolmente fruibile (agli appassionati). La batteria appare meno importante che in passato, mentre tutti gli altri strumenti si fanno sempre ben presenti.
Sette peccati capitali e l’album è breve, e allora si aggiungono due pezzi vecchi registrati ex-novo; perfetti per stare dentro l’album. Thanatoid (era del 1989) è il migliore; in “Graveyard of the Innocents” c’è anche un po’ di Iron Maiden ma se guardiamo la data della versione originale, 1987,  non ci stupiremo della spolverata Heavy nel BlackMetal dei Necro; a parte alcuni inserimenti meno estremi, questa è una song non certo riposante; perde però in appeal rispetto al resto del disco, sarebbe un filler se fosse stata composta oggi.
Questi nostri Necrodeath sono amati all’estero, non è un caso.

 

Roberto Sky Latini

  1. Sloth
  2. Lust
  3. Envy
  4. Pride
  5. Wrath
  6. Gluttony
  7. Greed
  8. Thanathoid (nuova versione)
  9. Graveyard of the Innocents (nuova versione)

Flegias - vocals
Pier Gonella - guitars
GL - bass
Peso - drums