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                                                                                                                           Crematory
                                                                                                                           Antiserum
                                                                                                                           Steamhammer
                                                                                                                           www.crematory.de

 





I Crematory ci riprovano e tornano sul mercato discografico con il nuovo “Antiserum”, dodicesima fatica in studio che, nuovamente, stravolge le carte in tavola e ci presenta una band nuovamente trasmutata nello stile e nelle influenze più rilevanti rintracciabili tra i solchi dell’album.
Abbandonate le recenti evoluzioni più moderne e bombastiche di “Infinity”, oggi la band sembra decidere di tornare a sviluppare un concetto sicuramente più vicino ad un lavoro come il discusso “Revolution”, album del ritorno dopo il breve split in cui i Crematory mostravano tutto il loro amore per la dance music e la trance, decisamente imperanti su suolo tedesco, patria dei Nostri, e un po’ in tutta l’Europa fino ad una decina di anni fa.
Come rivelato dalle stesse parole del drummer Markus Jullich però, nonostante la componente elettronica torni a farla da padrone oggi, sono certamente le correnti moderne dell’EBM e dell’industrial a fare la voce grossa su “Antiserum”, per un risultato finale almeno nelle intenzioni più opprimente ed oscuro, meno “spensierato” ma comunque sempre attento a non sfigurare in una ipotetica playlist radiofonica di qualche stazione rock e metal dalle larghe vedute: a suoni di chitarra pomposi e saturi, degni delle migliori produzioni estreme odierne, si accompagnano infatti inserti tastieristici ad opera di Katrin Jullich mai troppo astrusi e sempre molto orecchiabili, memorizzabili sin dai primi ascolti.
In ogni caso, sono i campionamenti danzerecci ad avere la meglio per la maggior parte della tracklist, come dimostra eccellentemente “Shadowmaker”, vera e propria hit del disco in cui, secondo i membri stessi della band, sono racchiusi tutti gli ingredienti essenziali del loro sound del 2014: inizio affidato al lavoro di Elmar Schmidt, membro del gruppo EBM Centhron che si è occupato di tutta la parte campionata dell’album, con un beat allo stesso tempo ammaliante e pericoloso, fino all’ingresso della chitarra e del tipico growl di Felix, passando poi al ritornello di facile presa in cui il titolo della canzone viene cantato fino allo sfinimento.
Canzoni come “Until The End”, posta in apertura, e “If You Believe” invece, mettono in mostra una voce pulita del chitarrista Matthias Hechler davvero coinvolgente e valida nel variegare la proposta rispetto alle solite soluzioni ripetute per tutto l’album. Mentre “Inside Your Eyes” tenta di fondere quindi le due componenti, quella più industrial a quella da rock anthem, “Kommt Naher” risulta forse come l’episodio migliore del lotto: siamo in questo caso orientati palesemente verso il versante EBM del discorso, ma strofa e ritornello possiedono un vago retrogusto gothic che richiama alla mente i lavori più seguiti dei cinque tedeschi, sicuramente i migliori della loro discografia.
Non tutte le intuizioni purtroppo risultano azzeccate e canzoni come “Irony Of Fate” ad esempio, ricalcano percorsi seguiti innumerevoli volte da band melodic death già da molti anni, con risultati ormai prevedibili e privi di inventiva: anche gli accenni al modern metalcore ed al recente deathcore di questa canzone e di “Back From The Dead” fanno storcere il naso varie volte, risultando del tutto fuori contesto per una band nata ed evolutasi diversi anni prima dell’avvento di queste correnti, mentre la piatta “Virus” mostra tutte le controindicazioni nel voler eccessivamente insistere su di una formula convincente sul momento, ma deludente sulla lunga distanza.
Fortunatamente, le conclusive “Welcome” e “Antiserum” risollevano le sorti di una scaletta, soprattutto nella seconda parte, troppo scontata e deludente: la prima, oltre i soliti refrain iper-melodici, presenta qualche sperimentazione in più a livello di suoni e tempistiche, senza trascurare il beat sul ritornello tra i più aggressivi dell’intero platter, mentre la conclusiva titletrack richiama ancora alla mente il passato della band con trame ai tasti d’avorio intime e più ispirate, senza tralasciare una certa vena epica che, intravista lungo tutto il corso di “Antiserum”, si completa veramente solamente nella titletrack. Nel complesso insomma abbiamo a che fare con un cd vario ed ambivalente, capace di qualche riuscita sorpresa ma anche di alcuni prevedibili scivoloni che sinceramente, risultano ancor più gravi alla luce della pluridecennale carriera dei Crematory.
E’ innegabile che con il passare del tempo, la band abbia sempre tentato di cavalcare l’onda del successo adattandosi ai generi più in voga di volta in volta, andando così invece a compromettere il loro stile, comunque maturato nel corso del tempo, e spiazzando i fan di vecchia data con trovate che difficilmente si adatteranno ai loro gusti. La scafata esperienza dei musicisti coinvolti impedisce la scrittura di brani palesemente insufficienti o addirittura imbarazzanti, mantenendo sempre un livello medio-alto in termini di realizzazione ed esecuzione; dal punto di vista compositivo invece, i cinque di Mannheim sembrano aver ormai abbandonato il gotich-death del passato in favore di soluzioni ogni volta differenti e ri-aggiornate. Difficilmente dunque ci troveremo mai più di fronte a lavori del calibro di “…Just Dreaming” o “Illusions”, questo e poco ma sicuro.

 

Edoardo De Nardi

 

  1. Apocalyptic Visions
  2. Until The End
  3. Shadowmaker
  4. If You Believe
  5. Inside Your Eyes
  6. Kommt Naher
  7. Irony Of Fate
  8. Virus
  9. Back From The dead
  10. Welcome
  11. Antiserum

 

Markus Jullich- drums
Felix- vocals
Katrin Jullich- keyboards
Harald Heine- bass
Matthias Hechler- guitars, clean vocals