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                                                                                                            Rotting Christ
                                                                                                            Κατά τον δαίμονα εαυτού
                                                                                                            Season Of Mist
                                                                                                            www.rotting-christ.com

 

 

 

In molti, troppi, credono che l’esperienza per una band voglia necessariamente dire sperimentazione, novità o semplicemente evolvere in maniera continuativa senza mai guardarsi indietro o al massimo facendolo solamente per rinnegare continuamente quanto fatto in precedenza.
I Rotting Christ invece, alfieri del metallo estremo in terra ellenica ormai dal lontano 1987, incarnano perfettamente l’antitesi di questa riduttiva visione: non sono mancate certo nella loro carriera svolte stilistiche anche notevoli, né i Nostri hanno mai preferito adagiarsi sul successo e sulla fama raggiunta con pubblicazioni mediocri piuttosto che continuare ad allargare la propria schiera di fan con musica sempre interessante e di qualità, cosa che invece fanno ormai con relativa facilità da numerosi album a questa parte. Il nuovo “Κατά τον δαίμονα εαυτού” tuttavia, non scandalizzerà sicuramente chi segue da sempre il gruppo dei fratelli Tolis, e soprattutto chi ne aveva apprezzato l’ultima, epica svolta iniziata con “Theogonia” e continuata poi con il successivo “Aealo”.
In questi casi, soprattutto nel secondo, il metal muscolare ed evocativo contenuto nel platter pareva sposarsi perfettamente con un film come “300”, avvicinandosi in molti casi a poterne rappresentare la colonna sonora, tanto erano strette le somiglianze tra le emozioni veicolate dalla pellicola e le sensazioni trasmesse dall’album. La nuova produzione quindi parte esattamente da queste coordinate, riuscendo però a raffinare ulteriormente alcune spigolosità ed ingenuità contenute in “Aealo”.
Partendo naturalmente da riff iper-semplificati e pattern di batteria alquanto minimali, i Rotting Christ riescono ciononostante ad arricchire le canzoni con stupendi inserti di musica ellenica antica, fraseggi solisti estremamente melodici ma efficaci, voce principale costantemente accompagnata e rafforzata da cori virili che tanto riportano alla mente gli enormi eserciti greci che si scontravano nelle storiche battaglie antiche che tutti abbiamo studiato sui libri di storia.
Analizzati nello specifico infatti, i motivi delle canzoni sono spesso ripetitivi, simili da inizio a fine canzone, quindi almeno teoricamente noiosi e privi di un senso compiuto: ed è invece proprio qua che Sakis mette in campo tutta la sua esperienza, riuscendo a creare canzoni nel complesso piacevoli all’ascolto, e non prive di un loro sviluppo interno dovuto ai tanti, piccoli accorgimenti aggiunti di volta in volta alle composizioni principali. Un lavoro di cesello dunque, che dona però a “Κατά τον δαίμονα εαυτού” una splendida aura antica e ricercata, riscontrabile poi in un numero veramente esiguo di band, se non forse solo nei Rotting Christ stessi. Nello specifico, “In Yumen Xibalba” apre le danze pestando duro ma senza rinunciare alla melodia, così come “P’unchaw Kachun – Tuta Kachun” e la simile “Gilgamesh”, dove possiamo sentire ancora una volta, ma senza mai stancarsi, il particolare utilizzo di blast beat su ritmiche stoppate che hanno reso celebri Sakis e Themis, per poi sfociare in frasi chitarristiche lente e ripetitive, perfette per i suddetti cori epici. “Cine Iubeste Si Lasa” incanta letteralmente grazie al canto sgraziato simile a quello di una strega del male, fuso perfettamente a metà canzone con le chitarre distorte della band, mentre “Iwa Voodoo” si segnala per il bell’assolo che la arricchisce.
Ogni pezzo insomma, per quanto basato sempre sulle stesse atmosfere, le stesse dinamiche e soluzioni, regala all’ascoltatore qualcosa di tipico, particolare e facilmente memorizzabile che porta dopo qualche ascolto a riconoscere senza difficoltà ogni canzone dall’altra. Ci teniamo ancora a sottolineare come di novità, tecnicismi ed avulse progressioni qua non ci sia traccia, ma è proprio questo allo stesso tempo a fare grande un album del genere, che riesce ad essere piacevole e non prolisso basando il suo successo sulla semplicità e sulla cura dei dettagli. “Κατά τον δαίμονα εαυτού” insomma non deluderà i fan della formazione greca, e riuscirà probabilmente anche ad avvicinare alla band chi ancora non aveva mai sentito parlare dei Rotting Christ. Uscita sincera e non pretenziosa, merce rara in questi tempi di iper-produzioni e musicisti fenomeni allo strumento ma con poche emozioni da trasmettere con essi.

 

Edoardo De Nardi

 

  1. In Yumen – Xibalba
  2. P'unchaw kachun - Tuta kachun
  3. Grandis Spiritus Diavolos
  4. Κατά τον δαίμονα του εαυτού
  5. Cine iubeşte şi lasă
  6. Iwa Voodoo
  7. Gilgameš
  8. Русалка
  9. Ahura Mazdā-Aŋra Mainiuu
  10. Χ ξ ς'

 

Sakis Tolis - guitars, vocals, bass, keyboards
Themis Tolis - drums