Kataklysm

                                                             Waiting For The End To Come

                                                             Nuclear Blast Records

                                                            www.kataklysm.swizcorp.com

 

 

Dopo una pausa un po’ più lunga del solito, ovvero 3 anni dopo il precedente “Heaven’s Venom”, tornano alla carica i Kataklysm, forti come sempre dell’onnipresente appoggio del colosso discografico Nuclear Blast e delle 11 nuove composizioni che vanno a definire il nuovo album “Waiting For The End To Come”.

L’impronta stilistica del gruppo è sempre stata una garanzia per tutti i fan della band, che non si è mai distanziata troppo da forme di death metal ora più arcigne e pesanti, ora più vicine all’operato melodico di realtà come (vecchi) In Flames e compagnia svedese. Il nuovo parto musicale stavolta presenta delle partiture certamente più aggressive ed oscure che in passato, ma la pasta generale dell’album rimane comunque sulle stesse coordinate delle recenti produzioni. Del resto, i lunghi tour che il corpulento frontman Maurizio Iacono ha sostenuto con il suo side-project Ex Deo, nel quale peraltro sono coinvolti ben tre quarti dei membri dei Kataklysm, insieme a realtà di spicco della scena metal mondiale come i Behemoth, deve aver influito sul songwriting in maniera accentuata, visto che proprio il gruppo polacco viene omaggiato nelle nuove canzoni in maniera abbastanza palese, soprattutto nella prima parte della scaletta.

Cercando forse di sorprendere gli ascoltatori abituali, “Waiting For The End To Come” si apre con un trittico dal forte impatto ritmico, dove soprattutto il drumming del neo-entrato Olivier Beaudoin si distingue per up-tempos sostenuti e sparate in blast-beat molto d’effetto. “Fire” apre le danze proprio in questo versante, anche se è sicuramente “Like Animals”, con i suoi break down possenti e le ripartenze immediate, a convincere di più delle tre canzoni iniziali. Con “Kill The Elite”, invece, si apre la parte centrale dell’album, più canonicamente basata su dei mid-tempos melodici a cui il gruppo non è certo nuovo, e che anzi rappresentano i veri marchi di fabbrica per la band canadese.

Da esperti mestieranti del settore, i ragazzi danno vita a brani calibrati e ben calcolati, nonostante manchi in praticamente tutte le occasioni, quel quid in più capace di elevarne lo status e rendere i pezzi davvero memorabili. “Under Lawless Skies” e “The Darkest Days Of Slumber” cercano di aggiungere qualcosa inserendo elementi atmosferici in più rispetto al resto del platter, con risultati un po’ scontati ma convincenti, mentre “Dead & Buried” e “Real Blood, Real Scars” risultano incentrate su melodie fin troppo prevedibili e risentite per poter davvero aggiungere qualcosa al valore complessivo del disco.

Finale a sorpresa, ma non troppo in fin dei conti, per le ultime bordate finali corrispondenti a “Empire Of Dirt” ed “Elevate”: in questi frangenti si torna a fare la voce grossa come sui primi episodi dell’album, con un utilizzo più massiccio di tempi veloci e di blastbeat, mentre Iacono, dal growl profondo e cavernoso, riesce lungo tutta la durata dell’ascolto a resistere a facili tentazioni in pulito, evitando ritornelli smielati ed impostando anche sulle parti più orecchiabili un cantato basso e distorto. Menzione a parte inoltre merita l’ottimo lavoro in fase di regia dell’arcinoto Zeuss, produttore famoso soprattutto in ambito metal-hardcore, che riesce a ricoprire il tutto con suoni bombastici e moderni, ed influenzando forse in fase compositiva il gruppo, che mai come in questo caso opta numerose volte per ritmiche stradaiole e “in your face” molto care al circuito americano di gente come Hatebreed, Madball e compagnia metallic-hardcore. In ogni caso, la qualità sonora di “Waiting For The End To Come”, talvolta, rischia di far sopra-stimare l’operato dei canadesi, che il più delle volte si rifugiano in soluzioni sicure e correndo pochi rischi, tanto nella struttura dei pezzi quanto e soprattutto nella scelta di riffs, agganci, linee vocali e finali di canzoni, un po’ tutti uguali a dire il vero.

Un album ignavo insomma, che decide di non correre rischi e ripercorrere a testa bassa le soluzioni che hanno reso famoso il nome Kataklysm in tutto il mondo.

I fan storici apprezzeranno sicuramente, anche se oggettivamente da una band con oltre 20 anni di esperienza sulle spalle è lecito e doveroso aspettarsi qualcosa in più.

 

Edoardo De Nardi

 

01.  Fire

02.  If I Was God…I’d Burn It All

03.  Like Animals

04.  Kill The Elite

05.  Under Lawless Skies

06.  Dead & Buried

07.  The Darkest Days Of Slumber

08.  Real Blood, Real Scars

09.  The Promise

10.  Empire Of Dirt

11.  Elevate

12.  The American Way (Sacred Reich Cover)

 

Maurizio Iacono- vocals

Jean-Francois Dagenais- guitars

Stephane Barbe- bass

 

Olivier Beaudoin- drums 

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