Inquisitor

                                                                           The Quantum Theory Of Id

                                                                          Forgotten Path Records

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I lituani Inquisitor definiscono la loro musica “Melodic Avant-garde Black Metal” dandoci precise coordinate geografiche tramite le quali orientarci all’interno della loro produzione artistica.

E noi muoviamo appunto alla scoperta della loro proposta musicale tenendo ben saldi gli orecchi su questo sistema geodetico.

Dunque, Black Metal melodico con una netta propensione alla sperimentazione, ci dicono i nostri: ma quello che noi ascoltiamo è in realtà qualcosa di molto diverso, una sorta di ibrido tra un blando Black Metal di natura senza dubbio melodica ed uno sperimentalismo “sui generis” fatto di cambi di tempo improvvisi e di parti  più nevrotiche e veloci nelle quali si fa un uso molto generalizzato ma tutt’altro che avanguardistico del piano.

Del Black Metal di partenza i pezzi conservano la velocità della batteria, il timbro e lo stile canoro (che tuttavia non è affatto esaltante dal punto di vista qualitativo), e la cupezza dei brani.

La melodia, a volte di eccellente fattura (vedi l’ultimo brano), beneficia di un songwriting quasi sempre azzeccato ma che appare anch’esso tutt’altro che sperimentale.

Altra caratteristica che rinveniamo nell’album e che è tipica di un genere completamente diverso, vale a dire il Progressive in tutte le sue ibridazioni, è la sovrumana, epica durata dei brani. In dieci minuti di song c’è proprio tutto il tempo per chiedersi: ma questi dove vogliono arrivare? E si finisce per non trovare risposta. E per annoiarsi già a metà del brano.

A parte l’ironia, la durata esorbitante dei brani li penalizza fortemente: noi crediamo fermamente che non sia la lunghezza a determinare lo sperimentalismo e che si possa farlo con ottimi risultati anche condensandolo nel normale tempo di durata di un brano.

Singolarmente, anche la scelta di  dar vita ad un concept album con una trama ispirata a tematiche filosofiche (la diatriba plurisecolare tra teorie deterministe ed indeteterministe), rimanda alla tradizione Prog; forse, semplicemente, gli Inquisitor tendono a leggere alcuni elementi tipici del Progressive in un’accezione più ampia, di più generico sperimentalismo.

Tra i brani dell’album, scegliamo di menzionare l’ultimo, “The End Of Certainty; Supremum”, perché è l’unico a riuscire a creare un’atmosfera mesmerica grazie ad un songwriting emotivamente trascinante che il Black Metal DEVE possedere, pena lo snaturarsi della sua essenza più profonda; purtroppo gli altri brani sono abbastanza algidi, nel senso che non hanno un’intensità emotiva rilevante. Certo anche questo brano come gli altri avrebbe sortito miglior effetto con tre minuti in meno perché di fatto è quasi impossibile mantenere una melodia, benché riuscita, per nove minuti e mezzo: quali stupefacenti e pirotecnici sperimentalismi devi escogitare per sostenere l’intensità emotiva del brano? Non ne hai nemmeno se sei il più genialoide tra i musicisti. Anzi, per fortuna che i nostri possono contare su capacità tecniche notevoli e su un songwriting che tutto sommato ammortizza decentemente la durata eccessiva, altrimenti sarebbe stato un disastro. Se poi l’effetto di confondere, spaesare l’ascoltatore (che non capisce più dove inizia, dove si dirige e dove finisce il brano) è voluto, allora tanto di cappello, hanno colto nel segno!

Concludendo, ci sembra che gli Inquisitor, benché aspirino ad entrarvi, non possano ascriversi al pur folto stuolo dei riformatori del Black Metal, vale a dire di coloro che sentono l’esigenza di innovarlo sperimentando ibridazioni con altri generi. Noi non siamo puristi, tutt’altro, eppure il lavoro del gruppo lituano non ci convince, poiché nel tentativo di innovare il Black Metal finisce per indebolirlo e snaturarne il significato profondo.

 

RosaVelata

01. Infimum 
02. Pricipia Mathematica Philosophiae Naturalis 
03. Die Welt Als Wille Und Vorstellung 
04. Corpus Hermeticum
05. The End Of Certainty; Supremum

 

Lord - Vocals, Keyboards

Garloq - Drums

Nyku - Lead And Rhythm Guitars

Skol - Lead And Rhythm Guitars

Architec - Bass

 

 

 

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