Silent Images

                                                                                    Knightfall

                                                                                    At The Gates Records

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Si tratta del primo full-length di una band svedese che però è formata da nazionalità del tutto distanti dalla Scandinavia, considerando l’origine argentina; boliviana e di Singapore di tre componenti. L’esordio risale a ben tre anni prima (2013) con un ep. Viene scatenata una cattiveria ad effetto, incanalata in una espressività ben delineata che non permette all’istinto di prevalere sulla forma. La forza di questo lavoro non sta nell’essere incandescenti nell’impatto, ma di esserlo nei suoni scelti con cura. Death e Black si fondono tra loro senza che venga scelto un genere piuttosto che l’altro, lasciando emergere anche isole di riffing Thrash.

Non c’è una qualche novità stilistica, però la band sa essere piuttosto personale, grazie anche ad una voce espressiva che produce un ottimo growl, ma anche altri suoni gutturali e acuti inquietanti, ben delineati. La vocalizzazione in growling è una delle migliori che abbia mai sentito, e siccome sa dosarsi molto bene dentro i vari passaggi strumentali, non soffoca né appiattisce il songwriting, anzi, lo valorizza con sensibilità. Le voci recitate posseggono un senso; quelle che stanno per esempio in “Praefectum Nostrum” non danneggiano l’impianto musicale, essendone effetto rilevante dal punto di vista descrittivo. In “Realpolitik” il parlato e il growl si contrappongono a mò di duetto. Le melodie più evidenti, come quelle di “I am the city” che paiono usare anche un suono alla Police, non appaiono contraddittorie e invece sono legate a doppio filo con la ruvidezza dell’insieme.

Viene prodotto quindi anche un Melodic Death Metal coerentissimo che si rifà alla scuola svedese più tipica, ma sempre senza apparire come clonazione di qualcuno. Le parti melodiche non sommergono l’anima dei brani, mantenendo, come in “Tick Tock”, una limitata partecipazione. In questo brano riescono anche a fare un po’ di rappato Hip hop con il cantato cavernoso del growl. L’Heavy Metal meno estremo si intravede in brani come “BRETHREN’S BURDEN” senza che vi siano incongruenze col resto dell’album, dato che le voci e gli intrecci ritmici sono ricchi di energia; la chitarra solista qui dona anche una vivida raffinatezza, sia quando più elettrica, sia quando meno, in un crescendo emozionale. Un po’ di metalcore estremizzato con “Rise, Narcissus, rise!”. Un po’ di Venom nel sano Black-Metal-Roll di “IGNOTUM” che crepita fiammeggiante. Tutto per il bene del metallo vero che questa band esprime a tutto tondo in modalità diverse ma legate in modo convincente tra loro. Forte l’impronta prog in alcune parti, ma la pesantezza è globalmente preservata, e se ci sono inserti acustici, sono sempre atmosfericamente introspettivi. L’epilogo di “Of Fervid Custodians” è invece davvero molto progressive.

Strumentalmente va dato atto della voglia di suonare in modo non troppo tecnologico, con una  batteria, per esempio, senza triggeramenti o blasting  eccessivo (solo talvolta accennato). Buonissima sensibilità artistica, con tanti momenti ficcanti, e intuizioni eleganti. Il soggetto è Batman. La musica è tutta del chitarrista, mentre i testi sono tutti scritti dal cantante. Sicuramente un gruppo che sa porsi in evidenza per la capacità di rimanere interessante durante tutto lo scorrere dell’opera. Oppressivi quanto basta, con groove incessante e spiragli di luce (seppur drammatici). Plauso.

 

Roberto Sky latini

 

01.  Prologue: Cry Havoc

a.      I atto

02.  Unleash the Dogs of War

03.  Praefectus Nostrum

04.  Realpolitik

a.      II atto

05.  I am the City (Je suis la Nuit)

06.  Tick-Tock

07.  Aubenpolitik

a.      III atto

08.  Brethren’s Burden

09.  Rise, Narcissus, rise!

10.  Ignotum

11.  Epilogue: of Fervid Custodians

 

Mithun MK – vocals

David Sosa – guitars

Renzo “Rex” Jaldin – bass

Manolo Beltràn – drums

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