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                                                                               Progressiva Desolazione Urbana

                                                                               Andromeda Relics

                                                                               www.disequazione.weebly.com 

 

 

Nel settembre del 1980, gli amici Giorgio Radi e Vinicio Marcelli decidono di intraprendere un’esperienza musicale insieme, fondando un gruppo di rock progressivo fortemente influenzato dalla musica dei Genesis, dei King Crimson, degli Yes e in generale dal rock progressivo britannico degli anni settanta. Insieme ad altri musicisti, dopo alcuni mesi di prove, propongono in un teatro locale alcune cover dei Camel e dei King Crimson. Purtroppo la band dura poco tempo, nonostante il buon successo ottenuto suonando cover di band famose, quindi senza fretta di trovare subito dei sostituti, Giorgio e Vinicio decidono di iniziare a comporre alcuni brani propri.

Circa un anno dopo si forma una nuova band che, attraverso varie vicissitudini e ulteriori cambi di line-up, finalmente si assesta dando vita a questo disco intitolato “Progressiva Desolazione Urbana” in cui troviamo sonorità tipiche del progressive britannico con atmosfere rarefatte, passaggi a vuoto, una certa drammaturgia, con richiami ai nomi più famosi della scena progressive inglese degli anni settanta. L’album si apre con “Inutile” una canzone di circa sette minuti che parte con un riff di chitarra, sostenuta da un tappeto di tastiere e dal basso poi parte la voce.

Cadenze abbastanza sostenute e frequenti cambi di ritmo e di linea musicale. Canzone eclettica e spezzettata. Il brano rallenta, l’atmosfera si fa rarefatta e arriva un arpeggio di chitarra acustica su un tappeto di tastiere in background. Torna la voce che ha un buon timbro dal tratto riconoscibile. Assolo di chitarra elettrica e si va verso il finale di questo primo brano niente male. Gli strumenti non sono bene amalgamati tra loro nella registrazione, probabilmente il missaggio e il mastering non sono perfetti. Soprattutto la registrazione della batteria potrebbe essere migliore. “Il Vaso Di Pandora” inizia con un arpeggio di chitarra che crea, insieme alle tastiere, un soundscape rarefatto, voliamo forse su una terra desolata e guardiamo quello che succede dall’alto.

Assolo di basso ben supportato dalla chitarra e dalle tastiere, rasentiamo la psichedelia. Assolo di chitarra elettrica, rullate di batteria e basso a dettare la linea melodica. Parte la voce, sempre ben dosata e accattivante. Cambio di ritmo e ci troviamo in piena atmosfera genesiana tra Foxtrot e Selling England by the Pound. Un ottimo brano un po’ troppo somigliante, in alcune sue parti, allo stile di band che hanno fatto la storia della musica progressive ma, comunque, piacevole da ascoltare. Consiglio alla band di ricercare strade più propriamente originali per dare una migliore connotazione al gruppo.

“E' Giorno Ormai” parte veloce, con chitarra elettrica e tastiere in una atmosfera quasi pop-rock. Niente male il groove e azzeccato il settaggio delle tastiere, che si producono in assoli gradevoli, fanno ricordare i primi tempi delle Orme, anche il canto si adegua perfettamente alla linea musicale soprattutto nelle parti a più voci sovraincise. “Nel Giardino Del Piccolo Gik” inizia con un arpeggio di chitarra, molto freddo e malinconico, si aggiungono le tastiere contrappuntate dal basso. Musica quasi dissonante, atmosfera dark e pesante, cogliamo il disagio espresso attraverso le note. Il basso, che forse andava reso più in evidenza nel missaggio, soprattutto nella prima parte della canzone, contribuisce a cadenzare il fastidio, la seccatura, l’imbarazzo, l’inadeguatezza verso il mondo che cambia. Finale rarefatto e rallentato che ci accompagna verso la lunga suite divisa in tre movimenti che conclude l’album. “Progressiva Desolazione Urbana” è un brano strumentale di circa diciannove minuti che incomincia con la prima parte di circa sette minuti con chitarra elettrica in assolo, basso e batteria a dettare un ritmo in crescendo, tutti gli strumenti in sincrono. Cambio di ritmo, il brano si fa più aperto, ancora la chitarra in evidenza. Atmosfera più rarefatta, la canzone rallenta, diventa struggente per poi di colpo riprendere vigore con un lungo assolo di tastiere in bella progressione. Ulteriore cambio di dinamiche e andiamo verso il finale di questa prima parte della suite che descrive la desolazione delle periferie delle città contemporanee come, tra l’altro, possiamo notare sulla copertina dell’album. La seconda parte della suite è molto breve. Un passaggio a vuoto di circa un minuto che ci porta alla lunga terza e ultima parte del brano.

Tastiere ed elettronica ci traghettano ai dieci minuti finali del disco che partono con un arpeggio di chitarra acustica molto accattivante e malinconico. Il brano diventa sempre più struggente, infonde un senso di inadeguatezza e di destino incontrovertibile. Le periferie delle città saranno sempre più un luogo di emarginazione e di sofferenza. Possiamo solo assistere a questa decadenza senza avere la possibilità di invertire questa tendenza. La desolazione progressiva non avrà altre opportunità. Parte centrale molto riuscita con una melodia di tastiere originale e leggera, begli gli interventi in controtempo del basso. Assolo di chitarra con tastiere in background, lo spazio rarefatto piano piano si riempie sempre di più in un crescendo quasi sinfonico. Ancora un cambio di ritmo, il brano diventa veloce e riparte la chitarra. Ottima la presenza del basso. Finale convulso con assoli di tastiere seguiti da assoli di chitarra e poi ancora tutti gli strumenti insieme a concludere questa interessante suite completamente strumentale.

 

I brani migliori dell’album sono “Il Vaso Di Pandora” per le sue atmosfere rarefatte e la sua psichedelia di stampo pinkfloydiano soprattutto nella parte iniziale, “Nel Giardino Del Piccolo Gik” per la sua capacità di esprimere disagio e inadeguatezza verso il mondo moderno attraverso una linea musicale cupa e dissonante e, infine, la lunga suite “Progressiva Desolazione Urbana” sia per il coraggio e l’abilità di cimentarsi in una canzone così lunga e articolata sia per la complessa ed eclettica struttura musicale con improvvise variazioni di ritmo e di tema.

 

Un disco gradevole con alcune idee interessanti e alcuni spunti di notevole intensità. Due cose da migliorare, la qualità della registrazione e del missaggio, che sicuramente ne sminuisce l’amalgama dei vari strumenti e la produzione in generale e, inoltre, sforzarsi di abbandonare il più possibile i riferimenti troppo espliciti alle parti musicali delle band famose di musica progressive per cercare una propria connotazione caratteristica che faccia riconoscere la musica dei Disequazione come tratto distintivo. Naturalmente non è facile, ma è quel passo in più che porta a fare il salto di qualità. Ottima prova, quindi, in questo album con la possibilità di un’ulteriore crescita per le strade indicate.

 

Pierluigi Daglio


Tracklist:

 

01.  Inutile      

02.  Il Vaso Di Pandora         

03.  E' Giorno Ormai  

04.  Nel Giardino Del Piccolo Gik    

Progressiva Desolazione Urbana

01.  Parte I      

02.  Parte II    

03.  Parte III

Lineup:

Giorgio Radi - bass

Vinicio Marcelli - guitar

Dario Degrassi - keys

Fjodor Cicogna - drums

Luca Sparagna - vocals

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