Napalm Storm

                                                                                                       Solemn Oath

                                                                                                       WormHoleDeath

                                                                                                      www.napalmstorm.com 

 

 

Uscito alla fine del 2016 un ep di qualità consistente per la band spagnola. Musica nettamente estrema che non fa prigionieri grazie alla furia suonata, anche se nulla di rozzo è inserito in questi tre brani. Musica onesta ma non solo istintiva, appare anche pensata per non apparire banale. Viene offerta una compattezza che non si cimenta nel semplice stordimento, regalando invece una certa ricercatezza.

“Celestial Plague” è un tipico brano da distruzione, impattante e massiccio; però non gioca solo sulla velocità e in tre minuti e mezzo dà una certa ampiezza al suo dipanarsi furibondo. Diciamo, che pur buono, dei tre è il pezzo meno personale e anche meno vario.  Le due tracce più interessanti sono l’appariscente “SOLEMN OATH” e l’evocativa “THE MANUSCRIPT”, davvero perle significative. Entrambe aggressivissime ma piuttosto variegate grazie ai cambi di ritmo e di riff, tanto da sembrare più lunghe di quello che sono; nello stesso tempo la loro elaborazione rimane semplice nella possibilità di fruizione.

Entrambe posseggono un’aria misterica e una certa atmosfera intrigante, dal fascino cupo; cosa che invece non ha la prima traccia.  La title-track “SOLEMN OATH”(3.59) porta l’attacco ritmico ad alta tensione, ma con l’arrivo del lungo assolo (ben 47 secondi) il ritmo è meno violento e si mantiene così per un po’ anche dopo il solismo. L’assolo quindi media con l’irruenza precedente ma si mantiene in linea con l’essenza caratteriale del brano. Intriganti gli schizzi effettati delle tastiere prima dell’assolo (minuto 1 e 27), che potenziano la ricchezza ideativa del pezzo. Si termina meno velocemente di come si è iniziato, ma senza cedere in cattiveria.

Ancora più bello “THE MANUSCRIPT” (5.43), che inietta maggiore oscurità, apportando una sfumatura Black che però non cambia l’estetica Death di base. Viene aggiunta una voce acida che aumenta il pathos con una sferzata di malignità, permanendo dentro un preponderante Growl cupo. Qui gli assoli sono addirittura due per un totale di 74 secondi ed emanano grande forza descrittiva, ognuno con una sua diversa caratterizzazione, perfetti, e particolarmente stupendo il secondo, inciso sopra una ritmica alla Iron Maiden. In questo brano c’è dell’ottimo groove portato bene fino in fondo. La sua lunghezza ne permette una conclusività espressiva che soddisfa appieno.

La vocalizzazione gutturale non stona mai, anche se l’avrei ridotta in alcuni punti in cui non risulta essenziale. Siamo ad un Death-Metal tradizionale ma ispirato, e anche raffinato nonostante l’anima aggressiva. In realtà c’è chi li cataloga come Thrash, effettivamente talvolta i riff rotolano meno brutalmente, pure globalmente si respira uno stilema estremo. Nel 2014 in realtà un po’ più thrash lo erano, e anche il cantato aveva meno cavernosità.

Viene comunque espressa un’ottima tecnica strumentale e anche la produzione di registrazione è di livello alto, senza comprimere troppo. La sulfurea agitazione dei pezzi, non appare claustrofobica nonostante la pesantezza sonora, anzi, con le ventate solistiche si inserisce anche una certa melodica. Una  melodia che non annacqua la linea dura seguita. Un lavoro breve ma efficace, che riesce a dire tanto in soli  tredici minuti e mezzo circa. Dopo il loro primo e unico album del 2014 (“Harmless Cruelty”), il tempo trascorso poteva far ipotizzare un altro full-lenght. Ma forse, dopo un esordio non proprio luccicante (anche se con buona verve), i quattro membri hanno deciso di andare coi piedi di piombo (sempre metallicamente parlando) e non rischiare di rovinare con riempitivi, ciò che stavolta appare più a fuoco, anzi perfettamente a fuoco e senza sbavature. Un sound generoso e curato al meglio per esprimere un prodotto di livello. Compito riuscito con enfatica bellezza. 

Roberto Sky Latini 

 

01.  Solemn Oath

02.  The Manuscript

03.  Celestial Plague

 

Carlos Tello – vocals,bass

Fernando Tovar – guitars

Michal Kacprzak – guitars

Alejandro Duarte - drums

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