Detestor

                                                      Fulgor

                                                      Buil2Kill Records

                                                      www.myspace.com/detestorofficial

 

  

“Fulgor” è l’album della resurrezione per i Detestor: a venticinque anni dalla loro fondazione (anni durante i quali hanno dato alla luce tre demo, un EP e due full-lenght) e dopo una lunga pausa meditativa (dal 2001 al 2008), tornano infatti agli onori della cronaca musicale con questo album che segna un passaggio sostanziale nella loro carriera. Nati infatti come Thrash band dura e pura, giungono in “Fulgor” ad inglobare nel loro stile elementi nuovi ed estranei al loro primitivo lessico. Frutto di questa riuscita rielaborazione è una formula che fonde il Thrash delle origini col Deathcore, in proporzioni così paritarie ed in maniera così fine che è fuorviante e sterile andare a rintracciare nelle singole song le due diverse componenti, con la sola eccezione di pochi brani nostalgici (“The Wrong Way”, ad esempio), nei quali il Thrash primigenio torna a farla da padrone.

Il songwriting si mostra complesso, articolato e per nulla banale, ma non sempre i nostri riescono a dare solidità alla trama compositiva che soffre quindi di questa scarsa organizzazione. I brani necessitano inoltre di un ascolto attento, carichi come sono di trovate musicali che diversificano il sound.

Si può pertanto affermare che l’avvicinamento al Death melodico ha senza dubbio fatto bene al Thrash tradizionale della band ma al contempo ha provocato anche una difficoltà evidente ad omogeneizzare tutta questa sostanza musicale così importante.

C’è anche da dire che questa intensa sensazione di confusione che assale l’ascoltatore è più facilmente comprensibile e giustificabile se si considera il travagliato iter di composizione e registrazione dell’album, iniziato nel 2001 e conclusosi solo all’inizio del 2011. In queste condizioni è giocoforza che il disco non possieda un’omogeneità di base, un mood coerente ed organico.

Ottimo il lavoro strumentale (la chitarra di Loris è in stato di grazia), meno memorabile quello vocale, nonostante l’impegno di ben due singer che si alternano ai microfoni provandosi in differenti stili canori (scream, clean e growl) con esisti non entusiasmanti, soprattutto nelle cantato pulito (al minuto 4 di “I fell disgusted” come pure alla fine di “Nobody Stops Me” e nell’incipit di “Fulgor” le clean vocals riescono tuttavia a trovare il giusto tono, lascivo e mesmerico),e nello screaming, meglio nel profondo e potente growl.

Ed è proprio la sovrapposizione tra voci e base strumentale ad intensificare l’effetto di caos sprigionato dalle song, che pure possiedono, bisogna riconoscerlo, la loro riconoscibilità in una potenza mai monolitica, a tratti mirabilmente variata e declinata, che seleziona una melodia facilmente riconoscibile ma la rende più articolata e complessa con sempre diverse trovate sonore.

Il disco, per la sua particolare collocazione cronologica nel venticinquennale della fondazione della band, suscita istintivamente nell’ascoltatore aspettative molto elevate: noi scegliamo invece di considerarlo un lavoro ancora interlocutorio, che apre il gruppo a linguaggi più moderni ma non ancora pienamente amalgamati tra loro. E poi ci piace poter dire ad una band con tanta e travagliata storia alle spalle che attendiamo ansiosi il prossimo album per verificare gli esiti più maturi del loro nuovo percorso creativo e per vedere tutta questa materia incandescente assumere una forma più definita che esprima in modo innovativo e creativo una vitalità artistica che ha superato momenti ardui pur di continuare ad esistere.

 

RosaVelata

  

 

01.  God Is Empty 

02.  The Wrong Way

03.  Boot Shaped Country 

04.  Free To Cry 

05.  I Feel Disgusted 

06.  The Human Race 

07.  Regression 

08.  Nobody Stops Me

09.  Finished

 

10.  Fulgor    

 

Jaiko - Vocals

Ale - Bass

Lord Of Fog - Live Drummer

Loris - Guitars

Niki – Vocals

 

 

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