Darkthrone

                                                                           The Underground Resistance

                                                                           Peaceville Records

                                                                           www.darkthrone.no

  

 

 

Dici Darkthrone e tutti inevitabilmente pensano ai primi seminali lavori rilasciati dal duo norvegese, capaci di scrivere pagine memorabili tanto per il death metal, con il lavoro d’esordio “Soulside Journey”, quanto e soprattutto per il black metal della seconda ondata, marchiato a fuoco indelebilmente dal poker d’assi “A Blaze In The Northern Sky”, “Under A Funeral Moon”, “Transilvanian Hunger” e “Panzerfaust”, veri e propri gioielli del male dei primi anni ’90.Ma in realtà i Darkthrone sono molto altro, e lo hanno dimostrato con una produzione artistica davvero instancabile nel corso del tempo, che li ha portati ad esplorare quasi qualsiasi ambito musicale legato al concetto non compromesso di “underground” in tutti i suoi versanti: dagli sviluppi black’n’roll di metà carriera, con “Hate Them”, “Sardonic Wrath” e “The Cult Is Alive”, alle improbabili derive punk di lavori come “F.O.A.D.” ed il recente “Circle The Wagons”, che presentava fra l’altro già alcuni accenni di metal classico ulteriormente approfonditi dal gruppo norvegese nel nuovo “The Underground Resistance”.

Già il titolo suona perentorio come un grave ammonimento per i più, a sottolineare, qualora ce ne fosse bisogno, la totale appartenenza del duo al versante meno commerciale ed esposto del music business: sono anni del resto che Fenriz proclama a gran voce il suo disprezzo per gli sviluppi della scena black metal odierna, priva secondo lui del primigenio spirito ferale ed oggi totalmente votata ad una concezione musicale commerciale ed anti-elitaria. Largo quindi alle radici primordiali del genere, appartenenti senza dubbio alle correnti heavy e classic metal dei primi anni ’80. Mai un lavoro dei norvegesi aveva infatti così omaggiato la corrente NWOBHM, che tanto nei riffs quanto soprattutto nell’impostazione vocale, richiama alla mente gruppi sotrici come Angel Witch, Mercyful Fate e primi Iron Maiden. Dopo una breve intro, l’inizio di “Dead Early” ci proietta direttamente indietro di 30 anni, con un riff melodico e sostenuto d’altri tempi, pronto a sfociare rapidamente in un tempo in levare che chiama immediatamente un headbanging forsennato per l’ascoltatore: quello che rende davvero sincero ed originale il lavoro infatti, è la vena marcia che Nocturno Culto e Fenriz non riescono a dimenticare e reprimere derivante dai loro esordi, quell’aura black che ammanta e sporca l’idea più classica ed heavy dell’intero lavoro, creando un ibrido immondo che solo loro riescono a concepire.

Ascoltate “Valkyrie”, con il suo incedere epico, classicheggiante, e penserete che i Darkthrone siano diventati all’improvviso un gruppo viking metal; “Lesser Men” invece, giocata su atmosfere tese e lugubri, vi rimanderà al periodo rock’n’roll della band, mentre “The One You Left Behind”, più tradizionale nella struttura, presenta ancora voci pulite e falsetti, elementi questi derivati direttamente dalle ultime releases più recenti. Insomma, sembra che proprio i Nostri non riescano a proporre materiale scontato ed impersonale, creando un paradosso singolare per cui, cercando a tutti i costi di mantenere uno status di band “adatta a pochi”, finiscono per accontentare, almeno potenzialmente, un pubblico metallaro vario e composito: come detto, avranno di che gioire gli ascoltatori legati alla vecchia scuola metallica, ma anche diversi thrasher non più di primo pelo amanti dei mood ossessivi ed apocalittici di band come Destruction e Sodom.

La lunga “Come Warfare, The Entire Doom”, come si evince sin dal titolo, alterna momenti dilatati a ripartenze al fulmicotone, dove si segnala il riff a metà canzone come uno dei più ispirati per i Darkthrone da molti anni a questa parte. In questa canzone viene finalmente smascherata l’anima più acida ed annerita dei due, puntualmente smentita dalla finale “Leave No Cross Unturned”, ancora una volta vicina al thrash teutonico dei tempi che furono. Anche in questo caso però, basta poco per ricadere nel pozzo senza fondo, e la virata proto-black con cui evolve la canzone lo dimostra egregiamente. Nonostante insomma si cerchi di insabbiare ed evolvere il sound originario con le più disparate influenze musicali, sembra proprio che esse vengano a galla costantemente, aggiungendo valore e cattiveria a brani che, talvolta, sembrano più sardonici affronti del duo verso la “vecchia guardia” che altro.

Imprevedibili, ancora attuali e mai scontati, i Darkthrone continuano con le loro releases a fare scuola e rimettere al loro posto le nuove orde del nero metallo che troppo spesso si proclamano “le più cattive del reame” senza poi possedere materiale sufficientemente buono da assecondare i loro altisonanti lanci promozionali: certo, le nuove canzoni non entreranno magari nella storia, né stravolgeranno la concezione creativa di intere generazioni a venire, ma ci consegnano una band ancora lucida, concreta ed esperta conoscitrice dei propri mezzi: nel mare magnum di band storiche perse ormai per la strada, la malefica ed oscura luce dei norvegesi continua a brillare nel cielo notturno del metal underground.

Edoardo De Nardi

 

 01.   Dead Early

 

02.   Valkyrie

03.   Lesser Men

04.   The Ones You Left Behind

05.   Come Warfare, The Entire Doom

06.   Leave No Cross Unturned

  

Nocturno Culto- Vocals, Guitars, Bass

Fenriz- Drums, Vocals, Bass

 

 

FOLLOW US

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione