Chimaira

                                                                                  Crown Of Phantoms

                                                                                  E1 Entertainment

                                                                                  www.chimaira.com

 

 

 

Il potere rigenerante della musica. Potrebbe essere questa l’estrema sintesi con cui descrivere il nuovo corso dei Chimaira, nome importante per la scena modern-groove metal americana, capace con i suoi lavori nei primi anni del nuovo millennio, di tracciare sentieri e coordinate che hanno dato tanto ai moderni sviluppi del metal estremo come deathcore e metalcore.

Persi progressivamente per strada praticamente tutti i vecchi membri della band, il leader Mark Hunter si è ritrovato di fronte ad un bivio decisivo per le sorti del gruppo: abbandonare tutto quanto, troncando di netto le sorti dei Chimaira, o rimboccarsi le maniche, creare ex novo una band alle sue spalle e continuare a scrivere musica sotto questo nome, cercando di non scomparire nell’oblio musicale destinato a molte band moderne una volta finita la loro avventura. Hunter, non deve averci pensato su troppo, e a distanza di soli due anni rilascia oggi “Crown Of Phantoms” con una formazione completamente rinnovata e, cosa ancor più importante, ben più ispirata ed agguerrita rispetto a quella vista e sentita sulle ultime releases.

In questo senso, “The Age Of Hell” ci consegnava un lotto di canzoni alquanto mosce e sterili, figlie delle tensioni ormai irrecuperabili tra i vecchi componenti del gruppo, per un risultato finale abbastanza imbarazzante se paragonato agli scoppiettanti esordi del gruppo: oggi invece, sembra che la Musa abbia baciato questi americani, che rilasciano un cd finalmente paragonabile ai vecchi lavori della band. In sostituzione dei defezionari DeVries e Arnold sono stati assoldati ben tre quinti dei Daath, formazione molto particolare che è stata in grado negli ultimi anni di rileggere con intelligenza i primordi del nu-metal, mischiati a una miriade di altri generi, dal death passando per la fusion!

Trattandosi di un gruppo molto personale e particolare, era inevitabile che l’origine di questi musicisti non influisse sul nuovo sound dei Chimaira, ma possiamo affermare con certezza che questo ha giovato particolarmente alla stesura di “Crown Of Phantoms”: Emil Werstler, principale compositore in entrambe le band, sembra dotato di un’ispirazione fuori dal comune, riuscendo a modernizzare il suono del suo nuovo gruppo, senza per questo snaturarlo o eliminando i tipici tratti stilistici che hanno reso i Chimaira quello che sono. Rispetto al passato, si è fatta più marcata una certa vena industrial-futuristica che piace tanto ai Fear Factory, grazie soprattutto alle atmosfere tastieristiche ad opera di Sean Zatorsky, altro nome ben conosciuto in casa Daath, così come suonano inusuali alcuni passaggi più psicopatici dove i sussuri di Hunter calzano perfettamente con la musica proposta.

L’incipit dell’album comunque, risulta abbastanza canonico per il genere, e riporterà alla mente di tutti i fan il periodo d’oro della formazione di Cleveland, ricordando “The Impossibility Of Reason” e “Chimaira” molto da vicino, mentre “Plastic Wonderland” e la breve “Transmigration”, la doppietta migliore del platter, sono quelle che più risentono dell’influsso dei nuovi entrati, spezzando con classe il ritmo della prima parte del cd. Le altre canzoni tornano su ritmiche muscolose e pesanti, ammorbate ulteriormente dalle atmosfere plumbee delle tastiere già citate in precedenza, mentre la conclusiva “Love Soaked Death” presenta addirittura alcune linee vocali pulite e melodiche, che rendono il brano “canticchiabile” e facilmente memorizzabile, dote questa condivisa con diverse altre canzoni del disco.

Menzione a parte infine, meritano i fantasiosi assoli di Werstler, dotati di un adorabile flavour progressive che, non solo non stonano affatto rispetto al metal moderno delle songs, ma rende ulteriormente particolari i nuovi Chimaira, visto che la maggioranza delle band modern metal sembrano aver abolito la sezione solistica dalle proprie partiture.

In definitiva, “Crown Of Phantoms” è un lavoro che merita di essere premiato per vari motivi: come incoraggiamento per questo inaspettato ritorno della band, per la determinazione e la forza d’animo che ha contraddistinto il suo frontman Mark Hunter e, last but not least, per la bontà qualitativa delle nuove canzoni, fresche, credibili ed assolutamente godibili. La fenice è resuscitata dalle sue stesse ceneri e lo ha fatto migliorandosi ulteriormente rispetto al suo recente passato.

Edoardo De Nardi

 01.   The Machine

 

02.   No mercy

03.   All That’s Left Is Blood

04.   I Despise

05.   Plastic Wonderland

06.   The Transmigration

07.   Crown Of Phantoms

08.   Spineless

09.   Kings Of The Shadow World

10.   Wrapped In Violence

11.   Love Soaked Death

 

Mark Hunter- Vocals

Emil Werstler-  Lead Guitars

Jeremy Creamer- Bass

Austin D’amond- Drums

Matt Szlachta- Guitars

Sean Zatorsky- Keyboards

 

 

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