Addio Proust

                                                                                                                   Io non ho mai perso il controllo

                                                                                                                   Red Cat Records

                                                                                                                   www.facebook.com/addioproust

 

 

Esordio  discografico per gli Addio Proust che  dopo aver firmato per l’intraprendente etichetta nostrana Red cat pubblicano  “Io non ho mai perso il controllo” disco che sin dalle prime si mostra come destabilizzante dico questo perché  ascoltando il disco mi sono reso conto della loro inaspettabilità e di difficile collocabilità.

Soprattutto perché  dalle prime note dell’opener ,”AP” si viene illusi dalle atmosfere acustiche ma evidentemente questo è un disco che va ascoltato per capire a cosa ci troviamo di fronte .IL primo ascolto che ne ho  ha fatto scaturire alcune influenze che vanno dai Nirvana o addirittura agli emiliani CCCP ,perfino ad una sorta di cantautorato punkeggiante  allucinato .

Ma l’attitudine della band è individuabile guardando attentamente la copertina  che ritrae  un a balena che tranquillamente prende  un caffè tranquillamente seduta all’interno di quella che si presume essere una cabina di una nave, circondata dalle mareggiate .

Gli Addio Proust  hanno adottato un modo di cantare le loro canzoni assumendo una vocalità del tutto particolare a  metà tra l’ironia e l’attitudine scanzonata ed allucinata che a volte fa sembrare anche priva d’intonazione, e seppur è vero che Mattia  Gonnelli non sia un grande cantante è chiaro che comunque il fatto di dire delle cose con la musica  è comunque importante, ed in questo la band e molto brava a far capire in modo viscerale le proprie intenzioni.

Non vorrei osare troppo nel dire che i Proust hanno uno sforzo immane nel tentativo riuscito di proporci qualcosa di diverso dal solito ,io per esempio non avevo mai sentito un gruppo che facesse del cantautorato in stile punk ,e direi che qui ci sta tutto .Parlando  delle canzoni possiamo dire che per come state inserite nella scaletta si è cercato di avere un disco che risulti non troppo e che in alcuni momenti esplodi come ad esempio nella canzone “Macello” brano di brevissima durata dove l’amore per i Nirvana ci viene sbattuto in faccia con veemenza  inaudita  .Altro pezzo davvero allucinato , e “Ascessi”un pezzo che non ha troppo difficoltà  per essere capito o addirittura  interiorizzato anche perché durando appena 2 minuti e qualcosa  non si ha il tempo materiale per farlo (ma poi servirà a qualcosa tutto ciò )?  

L’altro aspetto musicale dei Proust viene rappresentato da  “Film”pezzo che è il più lungo di tutto il disco ma le chitarre elettriche non troppo distorte lasciano il campo all’interpretazione del testo ironico come al solito .In conclusione  un esordio interessante e che cattura sin da subito l’attenzione  merito questo da attribuire alla band per aver saputo creare della musica  che definire nuova  è un azzardo , ma che la capacità di farsi ascoltare .

 

Stefano Bonelli   

      

01.  A.P.

02.  Macello

03.  Pesci

04.  Bove

05.  Sulla coda di novembre

06.  Ascessi

07.  Film

08.  Virus

09.  Mi vedi sono qua

10.  Insetto

11.  Neve

12.  Alien

 

Mattia Gonnelli - voce, chitarra

Marco Santi  -  basso

Martina Vincenzoni - batteria

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