Acqua Libera Acqua Libera

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  1)      Ciao. Come prima cosa partiamo dal nome. Come mai vi chiamate Acqua Libera e che cosa significa ?

Volevamo dare un piccolo contributo, un segnale sulla nostra posizione rispetto all’uso mondiale dell’acqua, un bene di tutti per il quale dovremmo assicurarci che tutti ne possano disporre e che nessuno debba soffrire o morire per la sua mancanza.

2)      Come avete concepito l’idea di recuperare alcuni brani poco noti del passato per riproporli in un disco attuale insieme a composizioni recenti ?

Chi li ha composti vi ringrazierà per averli chiamati “poco noti”, in verità furono ascoltati solo da alcune migliaia di spettatori (allora era così…) che dal 1974 al 1976 ascoltarono il Livello 7 che li ha suonati in una decina di città italiane. Poi non ne seguì nessuna registrazione discografica e ci sembrava un delitto, una volta riesumati quei pezzi, lasciarli nell’oblio. Sono brani con un’anima tutt’ora moderna, non per tutti, ma speriamo per diversi giovani con particolari sensibilità visionarie. Speriamo vivamente che la pensiate così anche voi.

3)      Consciamente o inconsciamente tutti i gruppi si ispirano a band precedenti. Voi a che gruppi
del passato vi ispirate e quali influenze riconoscete nella vostra musica ?

Prima un elenco secco: Soft Machine, Genesis, King Crimson, Jethro  Tull, Traffic, gli italiani Area, PFM, Perigeo, e poi su su fino ai Dream Theater, con tutti i distinguo del caso,  non ultimo il fatto di non avere un cantante obbligandoci a differenziarci per necessità da quasi tutti i gruppi ispiratori di cui sopra. Con un po’ di presunzione ci riconosciamo una percentuale di originalità dovuta al fatto che comunque viviamo il 2016 e oggi l’atmosfera che ci circonda, l’humus culturale e creativo da cui attingere per elaborare musica è diverso. Ricordiamo anche che il nostro gruppo ha al suo interno uno strumentista che ad un certo punto non ha più toccato lo strumento per vent’anni e dopo una parentesi di due anni, ha cessato di suonare per altri otto anni, praticamente riiniziando con la nascita di Acqua Libera. Una specie di alieno che ritorna senza sapere quello che è stato suonato e come, da dopo il 1976… interessante sfida poiché nessuno poteva dirgli che suonasse con lo stile di chi non aveva mai ascoltato… in questo clima così eterogeneo è nato un gruppo di persone eterogenee che hanno trovato il modo di rispettarsi e integrarsi vicendevolmente, una vera fusione di caratteri, di linguaggi, di passioni musicali, nessuno ha portato avanti la sua musica, ognuno ha dato del suo e ha atteso con curiosità di vedere cosa ne venisse fuori.

4)      Il vostro album è particolare. Molto eclettico. Come avete operato la scelta dei brani ?

Siamo partiti da una mezza composizione del bassista (poi divenuta Quo Vadis), per vedere come ci trovavamo insieme a suonare i vari riff di cui era composto e cosa sapevamo suonarci sopra per trasformarlo in un pezzo vero e proprio. Poi nello stesso primo incontro abbiamo ascoltato una vecchia cassetta contenente la registrazione di un concerto del Livello 7 tenutosi il 18 aprile 1976 al Teatro comunale dei Rinnovati di Siena, individuando tre o quattro brani che valeva la pena di rielaborare per farli ascoltare agli eventuali interessati di oggi… Alla fine abbiamo scelto due brani, Alla luce della Luna e Prog Mood, brani che il Livello 7, senza molta pazienza, aveva chiamati rispettivamente Undiciottavi e Seiottavi. Il bassista alcuni mesi dopo fece ascoltare un brano di Luigi Campoccia, tastierista del Livello 7 che, insieme ad alcuni componenti di quel gruppo storico, nel 2005 costituì il Juice Quartet. Il brano si chiamava Mr. Lou e fu ascoltato grazie ad una ripresa video di un concerto tenutosi in quell’anno al Teatro dei Rozzi di Siena. Mr. Lou diventò così il quarto pezzo di Acqua Libera. Il quinto brano è stato Marcina, anch’esso portato dal bassista, un pezzo delicato, dall’apparenza semplice, dedicato alla donna della sua vita, sua moglie Marcella. Qui è accaduta la svolta, il gruppo si è sentito pronto per realizzare brani propri, che partissero dal niente, una pagina bianca, dietro al quale era però stato fatto un gran lavoro d’insieme in cui avevamo elaborato brani già composti. Sono nati così Tempi Moderni, Sans Tambour Ni Musique e Nautilus. completamente ed esclusivamente composti, grazie alla musicalità, all’esperienza e alla volontà di ogni elemento del gruppo.

5)      Come si potrebbe classificare la vostra musica ?  Rock, progressive, prog-jazz, ... ?

Forse è da aggiungere anche un linguaggio riferibile alla Fusion, ma non so proprio dire quale sia l’aspetto predominante se non quello di connotare il nostro lavoro come genericamente Rock con ascendenti di volta in volta diversi che spaziano da un certo Progressive a una certa Fusion… mah...

6)      Come mai un album completamente strumentale ? Non è troppo presuntuoso ? Non si rischia di annoiare l’ascoltatore ?

L’album è strumentale per il modo con cui è nato il gruppo, l’amicizia, la stima e il rispetto reciproci. È difficile trovare queste caratteristiche contemporaneamente in quattro persone. Ci sarebbero piaciuti anche uno o due strumenti a fiato e una voce, ma non ci siamo riusciti e forse non abbiamo nemmeno cercato tanto. Eravamo impegnati a scoprire cosa usciva fuori da noi quattro e questo ci ha riempito la vita musicale. Nessuno di noi canta, siamo strumentisti e come tali siamo capaci solo di costruire musica strumentale, non è questione di presunzione, ma di attitudine… per noi è possibile suonare così, inserire testi è una cosa veramente complessa, devono sapere e poter dire qualcosa, devono essere cantati da una persona che crede in quello che dice, e condivisi da chi esegue la parte strumentale… per alcuni di noi è veramente difficile ritrovarvisi se non con un “Quinto elemento” veramente speciale. No, per noi è più semplice e meno presuntuoso limitarsi a suonare. Dobbiamo ammettere che il rischio di annoiare l’ascoltatore è grande, non ci resta che sperare nella curiosità delle persone, nella voglia dell’ascoltatore di fare un piccolo sforzo iniziale per entrare in un mondo meno semplice e istintivo, anche le note sanno parlare, è un linguaggio meno immediato, ma quando riesci ad avere la costanza di superare i primi momenti di incertezza, entri in un mondo in cui le note ti accompagnano e poi ti lasciano a sognare quello che ti senti di poter pensare, scoprire, sentire… è un po’ come chiudere gli occhi ed ascoltare e farsi trascinare dalle emozioni, dalle sensazioni, puoi farti una storia propria, costruirti un tuo film, essere partecipe a modo tuo. Noi siamo un po’ come degli stimolatori, dei catalizzatori, degli indicatori, la strada, anzi le strade emotive a quel punto uno se le cerca e se le trova da se… anche questo non è presuntuoso, è una speranza che abbiamo e che speriamo si realizzi per qualche nostro ascoltatore.

7)      Come mai avete deciso di proporre nella vostra prima uscita discografica una musica non per tutti ma indirizzata a un pubblico musicalmente più colto ?

Credo di aver già risposto nella domanda precedente. Noi non abbiamo deciso di proporre alcunché, questa musica è quella che sappiamo fare quando noi quattro ci mettiamo a suonare insieme. Nessuno ha mai pensato che Acqua Libera dovesse costruire un prodotto da offrire al grande pubblico. Non saremmo riusciti a farlo con la necessaria sincerità. Sarebbe stato come dire: cosa vogliono ascoltare le persone oggi? come si deve suonare per fare business? quale è il pubblico a cui voglio piacere? i sedicenni? i ventenni? i quarantenni? Questo gruppo è nato al di fuori di concezioni: non ne siamo capaci, non ci resta che sperare come già detto nella curiosità emotiva della gente. Curiosità che a volte non si trova solo in un pubblico più colto, si trova soprattutto in un pubblico sensibile, visionario, che vuole approfondire e capire se quello che ascolta vale la pena di essere ascoltato o se, oltre ad essere ritenuto difficile o complicato o non immediato, è anche inutile emotivamente o brutto esecutivamente. Noi speriamo in bene.

8)      I miei brani preferiti del disco sono “Tempi moderni” e “Alla luce della luna”. Come sono nate queste canzoni ? Che storie o situazioni vogliono raccontare ?

Alla Luce della Luna, come già detto è un brano del Livello 7 che ci ha colpiti per la sua capacità di dare emozioni sia in chi suona che in chi ascolta, il titolo aiuta a dare una prima indicazione sulla ricerca di particolari emozioni da cercare dentro di noi. È un brano costruito “a luci spente”, intendendo le luci della sala prove dato che è nato proprio in quel modo. Basta chiudere gli occhi e aprire la mente per ritrovare certe sensazioni ed immergervisi dentro. Tempi Moderni ha risentito lievemente -  ma intensamente - di questa impostazione che abbiamo cercato di dare in modi diversi a tutti gli altri brani. L’inizio è volutamente lieve e in crescendo, nel mezzo del brano si riparte con la stessa lieve atmosfera con un crescendo ancora più lungo, è un invito a ritornare dentro noi stessi per trovare la forza positiva necessaria per affrontare il mondo.

9) I brani del vostro disco sono legati da un filo conduttore comune oppure ognuno di essi racconta una storia a se stante ?

Il filo conduttore è stato quello di riprendere alcuni dei brani storici del Livello 7 e del Juice Quartet,  brani che nell’ascoltarli ci hanno dato delle emozioni che volevamo riproporre e condividere con le persone che volessero venire ad ascoltarci. La ricerca di quelle emozioni si è poi allargata a tutti gli altri brani; questo è stato il flebile, ma vero filo conduttore presente in tutte le composizioni, cioè il raggiungimento di un benessere esecutivo da condividere fra tutti i componenti del gruppo per poter dire che quel dato brano è da considerarsi finito, specialmente per quelli integralmente costruiti da Acqua Libera. Il nostro è un messaggio positivo, forse un po’ più difficile da leggere perché privo di testi, ma positivo.

10) Farete una tournee dal vivo ? Se sì quando e in che luoghi suonerete ?
Verrete anche in qualche club o teatro milanese ?

Al momento ci stiamo riscaldando con alcune esibizioni nel territorio circostante, abbiamo già suonato al Music Tribe di Tavarnelle Val di Pesa il 18 ottobre e alla Corte dei Miracoli di Siena il 18 novembre. Suoneremo a gennaio a Colle Val D’Elsa e probabilmente altre due date a febbraio e aprile, sempre in Toscana. Per venire a Milano abbiamo bisogno di individuare un manager che sia interessato a proporci o cercheremo direttamente di interessare alcuni gestori di club, vedremo, Milano per noi è un punto di arrivo importante.

11) Quali sono i vostri progetti futuri ? Un nuovo album ? Potreste darci qualche anticipazione ?

Abbiamo un nuovo brano che usiamo come bis, stiamo lavorando su un secondo brano che useremo anch’esso da affiancare al primo, sempre come bis, una o due cene in quintetto con il fonico Jacopo Pettini, buon amico che stimiamo umanamente e professionalmente e che ci segue nei concerti. Le cene saranno momenti fondamentali in cui verificheremo la voglia di essere sinceramente interessati solo ad un eventuale ulteriore sviluppo musicale. Se ci trovassimo ancora in completa sintonia probabilmente ripescheremo altri due brani del Livello 7 e li inseriremo in insieme a sei o sette nuovi brani di Acqua Libera un secondo CD. Altrimenti… altrimenti cercheremo qualche altra situazione che ci permetta di essere propositivi, creativi e soprattutto positivi.

12) Se avrete qualche proposta firmerete per una casa discografica o preferite restare fedeli all’autoproduzione ?

Esistono ancora la case discografiche che non ti considerino solo un prodotto per fare soldi? Noi vorremmo incontrare qualcuno che sia sufficientemente curioso, abbastanza visionario, che voglia fare un po’ di ricerca, non necessariamente ancorato agli stili che fanno cassetta (si fa per dire…) o comunque che ricercano soprattutto il consenso generale. Non dobbiamo godere di essere minoranza a tutti i costi (questo sarebbe veramente presuntuoso e snob), ma vogliamo esistere senza il timore di essere una minoranza musicale completamente ininfluente e misconosciuta, a volte ricordiamolo “piccolo è bello”, basta crederci e non fare come la favola de La Volpe e l’uva, di ellenica memoria.

Acqua Libera

Grazie mille e buona fortuna.

 

Pierluigi Daglio

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