Acqua Libera

Acqua Libera

Autoproduzione

www.facebook.com/AcquaLiberaSiena

 

La band “Acqua Libera” nasce a Siena nell’aprile del 2013, con l’obiettivo di riproporre alcuni brani inediti della scena musicale senese che va dagli anni settanta agli anni novanta, prodotti da alcuni gruppi locali come “Livello 7” e “Juice Quartet”. Tra queste proposte troviamo “Alla luce della luna”, “Prog mood” e “Mr. Lou”. Altre tracce del disco più recenti come per esempio “Marcina” e “Quo vadis” sono invece produzioni originali della band, come del resto i tre brani strumentali “Tempi moderni”, “Nautilus” e “Sans tambour ni musique”. Il gruppo si ispira principalmente alla musica rock, al progressive, con frequenti sconfinamenti nel fusion e nel jazz. L’album “Acqua Libera” uscito nel 2016 contiene otto brani tutti esclusivamente strumentali di lunghezza media intorno ai sei minuti. Inizia con “Tempi moderni” un pezzo molto cadenzato con basso e chitarre acustiche, batteria molto secca e, in seguito, un assolo di chitarra elettrica.

L’impianto musicale è quello della ballata rock con svisate nel progressive e con riferimenti, in alcuni passaggi, alle celebri ballate acustiche degli Yes di raffinata qualità. Nella seconda parte il brano cambia impianto musicale, si fa più malinconico e assume caratteristiche più jazz con gli strumenti liberi di divagare in territori più selvatici. Un brano riuscito con lineare musicalità, senza tanti fronzoli, ma con tanta sostanza. Molto bello il finale con tastiere e chitarra elettrica che dialogano tra loro. “Nautilus” parte con un assolo di basso che dialoga con la chitarra elettrica, le atmosfere sono rarefatte, quasi psichedeliche, con tastiere in stile space-rock. Batteria ossessiva molto secca che sostiene la chitarra elettrica. Belle svisate delle tastiere. Brano complesso e molto articolato che spazia dal rock, al progressive, al fusion. “Alla luce della luna” è il brano più lungo del disco con i suoi otto minuti abbondanti. Si tratta di una canzone dei “Livello 7” riproposta in questo album dagli “Acqua Libera”.

L’atmosfera è molto sofisticata e ruota intorno a un giro di basso in chiave jazz su cui si innestano, con repentine entrate, tutti gli altri strumenti. Le rarefazioni del brano sono molto complesse, al limite tra space-rock e psichedelia, ma sempre con un occhio verso il jazz fusion. Niente male. Il brano va ascoltato più volte per percepirne le sofisticate strutture musicali. Dopo circa cinque minuti troviamo un cambio di ritmo ed entriamo proprio nel mondo progressive con richiami alle cadenze e ai ritmi di ELP anche se qui la chitarra ha il sopravvento sulle tastiere. Si torna dopo pochi minuti all’atmosfera iniziale e piano piano ci si avvia verso il finale. Un brano veramente riuscito che ricorda vagamente “Careful with that axe Eugene” dei Pink Floyd nella struttura avvolgente del suo svolgimento. Brano molto bello e interessante.

“Mr. Lou” è ancora un pezzo recuperato da parte della band da una canzone del passato. Ancora una volta il basso è lo strumento principale del pezzo mettendosi in evidenza fin dall’inizio con un gradevole assolo. Stile sempre molto jazz fusion, con gli strumenti liberi di divagare e di fantasticare. Cambi di ritmo, di tono e di cadenza ci portano a spasso per territori musicali diversi, ma sempre col basso che ci guida con radicata consapevolezza. Parte centrale convulsa, forse troppo densa di sovrapposizioni dei vari strumenti, eccessivamente eclettica, non riesce sempre a trovare la sua strada maestra. “Marcina” è un brano molto dolce con linee musicali più orecchiabili e di facile impatto. Basso ancora in evidenza con un lungo assolo che in seguito lascia posto alla chitarra elettrica, che con un lungo passaggio rock riempie lo spazio sonoro del brano. Nel finale la canzone torna sulle cadenze iniziali come a chiudere un cerchio. “Sans tambour ni musique” cambia ancora una volta completamente struttura rispetto al brano precedente. Molto cadenzata e ritmata, quasi sincopata, ha una traccia di pianoforte molto malinconica, ben supportata dalla batteria, che in questo brano trova la sua migliore espressione di tutta questa produzione.

Belli i cambi di ritmo e di intensità musicale, che rendono il brano interessante e intrigante. Uno dei migliori dell’intero disco. Ottima la linea melodica e la parte di tastiere che si avvicina, in un certo qual modo, alla musica classica. La seconda parte della traccia diventa più rarefatta col basso in evidenza e le tastiere a fare da supporto. Finale avvolgente in crescendo che lascia anche spazio alla chitarra elettrica per poi culminare con un travolgente apporto di tastiere. Molto bello. “Quo vadis” parte con un gradevole assolo di chitarra elettrica ben supportato dalla sezione ritmica di basso e batteria. Le cadenze sono principalmente jazz fusion con il basso libero di scorrazzare in background a formare un solido tappeto sonoro con tastiere e chitarra in primo piano. Ritmo veloce e concitato. Niente male. Parte centrale con batteria in evidenza contrappuntata dalla chitarra. Finale che riprende il tema iniziale del brano. Il disco si conclude con una traccia di musica progressive intitolata “Prog mood” che chiude in bellezza questo album eclettico e pieno di sorprese. Troviamo sempre il basso a dettare le linee guida della traccia con tastiere che svisano insieme alle chitarre.

Melodia originale e ben congeniata con assoli di chitarra piacevoli, sostenuti dal basso e dalla batteria che si innestano perfettamente nella trama sonora. Prima della conclusione arriva un assolo di basso che ci riporta verso il jazz, da cui gli “Acqua Libera” non riescono mai a liberarsi totalmente, però in seguito la canzone riprende le atmosfere iniziali e si avvia dolcemente alla conclusione. I brani migliori dell’album sono “Tempi moderni” con la sua raffinata struttura a tratti minimalista e a tratti densa di apporti sonori, “Alla luce della luna” per la sua psichedelia di inizio anni settanta e la sua struttura ossessiva, quasi paranoica, nella linea di basso, “Sans tambour ni musique” per la sua melodia molto strutturata e le sue assonanze che strizzano l’occhio alla musica classica, calate però dentro un filone ritmico molto attuale e moderno e infine “Prog mood” in cui il gruppo si cala finalmente in un’atmosfera quasi totalmente progressive, con velature di jazz e fusion, ma sempre in modo attuale e moderno. Un album molto eclettico, che raccoglie diverse esperienze e diverse storie musicali, alcune più riuscite altre meno riuscite. Interessante l’operazione di recupero di alcuni brani originali del passato risuonati e riproposti dalla band, affiancati dalle nuove produzioni molto fresche e immediate. Si salta a volte da una parte all’altra, spesso con stili e approcci diversi. Questo può essere sia un punto di forza che un limite dell’album che a volte si fatica un pochino a seguire nel suo svolgimento poco lineare. Ci sono comunque diversi episodi musicali molto riusciti e veramente gradevoli. Un disco stimolante e avvincente da ascoltare con attenzione per crearsi una propria opinione.

Pierluigi Daglio

 

01.  Tempi moderni    

02.  Nautilus      

03.  Alla luce della luna   

04.  Mr. Lou     

05.  Marcina      

06.  Sans tambour ni musique  

07.  Quo vadis      

08.  Prog mood      

 

Fabio Bizzarri - chitarra

Jonathan Caradonna - tastiere

Franco Caroni - basso

Marco Tosi - batteria e percussioni

FOLLOW US

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione