Aenaon

                                                                                                            Hypnosophy

                                                                                                            Cod 666 Records

                                                                                                            www.aenaon-band.com

 

 

Terzo album per la band greca che pubblicò il primo nel 2011, ma che esisteva con un demo già nel 2007. Questa del 2016 è una vera opera d’arte; si ispira al film di David Lynch del 1992, “Fuoco cammina con me”. Trattasi di un castello sonoro di intensa consistenza, fluente di grazia e bellezza, in qualche modo intriso di voluttà: termini contraddittori per un combo di Black Metal? Non vi sono vere sperimentazioni, non è in questo senso che l’album va inteso come prog. Le soluzioni prese nei singoli segmenti sonori non appaiono reali innovazioni, ma è il loro accostamento e la raffinatezza con cui vengono espresse le idee che determina il senso progressivo della loro musica. Varietà dei suoni e della strumentazione, con densi cambi di ritmo e forme. Le prime cinque tracce hanno una delineazione netta, s’impongono con forte caratterizzazione; mentre le ultime due sono diluite in un senso antico, declinato al modo degli anni settanta (come a volte fanno i norvegesi Borknagar). Le atmosfere mantengono una cupezza Black di base, ma lasciano emergere ogni tipo di intuizione.

“ONEIRODYNIA” colpisce subito con innata teatralità, che si esprime anche in altre song. “FIRE WALK WITH ME”, la title-track, è la maggiormente incisiva. Se il ritmo principale è un aspro 4/4 accompagnato da una voce roca, tutta la parte centrale è una ampia rarefazione soft. Possiede inoltre un liquido assolo chitarristico soffice, piuttosto intenso. “EARTH TOMB” ha una anima ironica che può farla ricondurre alla tipologia di Alice Cooper, e il sassofono è un suono limpido. C’è in essa un momento di abbrutimento doom, che però deflagra con un assolo tagliente. “VOID” inizia assolutamente lontana dall’essere Black, con voce femminile suggestiva che orientaleggia l’andamento sonoro. In realtà anche qui il Black regna sovrano, perché non c’è mai dolcezza totale, quanto un senso di sofferenza di fondo. Stilisticamente possiamo pensare agli Orphaned Land. “TUNNEL” usa le percussioni e ci stanno che è un piacere. Il brano è quanto di più tradizionalmente vicino ai fondatori del Black, i Venom, nella sua parte più distorta e pesante. Ma in realtà offre uno spaccato jazzistico di sax acido e un cantato strascicato nelle vocali, il quale trasforma la composizione in qualcosa di più ampio, come un rock anni settanta. E’ il pezzo più breve del disco, ma è comunque quasi di 5 minuti.

I pezzi che appaiono classici del tempo che fu, sono minori solo perché sono da considerare meno eclettici, legati al sound più tradizionale del panorama prog-rock. Ma sono però dei magnifici viaggi, tra il rarefatto e il denso. “Thus Ocean swells” inizia con goccie di note che ricordano il giro del brano “Fixing a Hole” dei Beatles di “Sgt. Peppers…”(1967), poi si snoda su respiri alla Genesis o King Crimson, ma quando c’è il magico assolo di basso sembra di sentire gli Yes di Squire. “Phronesis-Psychomagic” è un altrettanto magico lavoro di feeling denso.

Non c’è mai virtuosismo spinto ma perfetto equilibrio compositivo con note tecniche però di marcato valore. Brani lunghi, e una suite di più di 15 minuti; e non c’è mai una nota fuori posto. La sensazione è che i musicisti riescano in maniera spontanea a lasciarsi andare alle melodie create da voci e strumenti. Non un incasellamento precostituito; si percepisce la voglia di essere se stessi. Assoli di chitarra brevi ma selvaggi, e anche inserti acustici oltre che costruzioni a volte molto poco Black. Quello che non sembra Black è però dentro un senso di oscurità generale che permea tutto l’ascolto; sono sospiri aperti nel “normale” ritmo respiratorio chiuso. La durezza gioca con le morbidezze, e l’impronta del sax è netta, s’insinua spesso e ci sta benissimo. Anche il basso è una realtà importante internamente al tessuto musicale così come alcuni effetti qua e là inseriti con la variegata strumentazione. La voce raschiosa non è sempre growl, spesso è solo gutturale ma cantata alla Cronos dei Venom, un cantato ben comprensibile, a cui spesso comunque se ne aggiunge uno pulito che presenta però sempre un alto livello di tonicità, anche se va oltre il metal e amplia lo spettro stilistico. Bellissima la copertina, un quadro ottimamente dipinto, dall’atmosfera solo parzialmente Black.

Roberto Sky Latini

 

01.  Oneirodynia

02.  Fire walk with Me

03.  Earth Tomb

04.  Void

05.  Tunnel

06.  Thus Ocean Swells

07.  Phronesis – Psychomagic

  

Astrous - vocals
Achilleas C. - guitars 
Anax  J.M. - guitars 
Orestis Z. - saxophone
Nycriz – drums / percussions

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