The Rippingtons

                                                                                      True Stories

                                                                                      Entertainment One Music/ENT. ONE MUSIC

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Un nuovo inizio, una nuova biografia, una nuova vita. Parliamo dei The Rippingtons, band nata nel 1986 dalla volontà di Russ Freeman e che, per più di vent’anni, ha detto la sua nel panorama smooth jazz. I loro brani sono stati suonati per diverso tempo durante il programma tv americano The Weather Channel nell’edizione delle 8 e, come sempre, accompagnati dalla mascot JazzCat. 

L’album vede la partecipazione di Dave Karasony, batteria; Brandon Fields, sax; Rico Belled, tastiere e, su My Promise, di Jeffrey Osborne alla voce. L’album è stato registrato in tre mesi ed è edito dalla Peak Records. 

L’apertura è affidata a Wild Talesche Freeman descrive come “un esperimento di casualità” ottenuto miscelando sonorità jazz ad elementi di world music. Interventi flamenchi introducono il tema di tastiera caratterizzato da un suono tipicamente anni ’90 a metà strada tra un moog ed un brass. Gli appassionati di videogiochi troveranno qualche vaga e involontaria analogia con due brani tratti dalle colonne sonore dei videogames “Ace Combat 2” e “Tekken 3”, pilastri della mia adolescenza quando ancora non sapevo che forma avesse una chitarra elettrica. 

Flamenco Beach è la traccia meglio riuscita. Freeman ricorda a tutti di essere, innanzitutto, un chitarrista e lo fa regalandoci 4:19 di flamenco suonato in maniera egregia e particolarmente ispirata (in un’intervista ha dichiarato di aver dedicato il brano all’Andalusia). Messa da parte la sua Brian Moore signature (praticamente una Les Paul Gold Top con la paletta tipica del marchio Brian Moore Guitars e dotata di Floyd Rose) e presa la classica, Freeman ci riporta al miglior Paco De Lucia e, in alcuni passaggi classicheggianti, al Malmsteen di Black Star.

 My Promise è il brano, se vogliamo, più radiofonico del disco. Un po’ di Michael Jackson, un po’ di Stevie Wonder con un grandissimo Jeffrey Osborne al microfono. Struttura tipicamente pop con intermezzi di chitarra acustica, forse un po’ troppo timidi, ma giusti.

 Altra perla contenuta nell’album è Dreamcatcher. Brano da titoli di coda di un episodio di qualche serie tv. Controtempi, modulazioni, solo di sax, chitarra acustica che temizza con note doppiate. Un brano che contiene tutti gli elementi che caratterizzano la band e il proprio stile compositivo. 

Decisamente più aggressiva è King Road sulla quale Freeman si ricorda dell’esistenza del canale distorto dell’ampli. Influenze fusion in stile Gambale (Credit Reference Blues) in quanto a suoni, Garsed (Breath) in quanto a fraseggio. Qualche elemento prog, invece, si fa sentire nei riff.

Eccezionale il drum solo di Dave Karasony. 

Insomma, un disco all’interno del quale si può assaporare musica osservandola (uditivamente parlando) secondo tutte le radiazioni dello spettro del visibile. Dai brani più sdolcinati ma mai scontati, a composizioni decisamente più rock a testimoniare il periodo degli anni ’90 che la band dedicò proprio a questo genere. Il tutto passando per melodie andaluse e armonie smooth-jazz a fungere da perfetti trait d’union. Tantissima classe, tantissima conoscenza della musica e, soprattutto, tantissimo gusto. 

Stefano Pavone

 

Russ Freeman — guitar, keyboards and programming

Dave Karasony — drums

Bill Heller — piano

Ricardo 'Rico' Belled — Bass

Jeff Kashiwa or Paul Taylor — saxophone

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