Intervista a TZAD

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Intervista a TZAD

Andrea Balzani compositore capitolino ha dato alla luce il nuovo capitolo del suo progetto chiamato TZAD, facciamo quattro chiacchiere per saperne di più su questo musicista.

Ciao Andrea intanto complimenti per il tuo lavoro, da quanto esiste questo progetto e hai sempre voluto fare musica strumentale oppure originariamente TZAD era un gruppo come tanti?

Grazie a te e tutto lo staff di “Tempi Duri”.

 Il progetto vero e proprio nasce nel 2013 dall’unione di due precedenti progetti, gli “Skyline Project” e i “Rhain”. L’idea era quella di fondere elementi tratti dalle sonorità atmosferiche tipiche delle colonne sonore, sinfonismi classici e musica elettronica insieme ai virtuosismi tipici del neoclassic e prog metal; in questo ultimo contesto sono sicuramente evidenti le influenze di Yngwie Malmsteen, Dream Theater e Symphony x, mentre per i primi si ravvisano senz’altro le impronte di Vangelis, Tangerine Dream, Goblin, Harold Faltermeyer e Brad Fiedel questi ultimi noti soprattutto per le colonne sonore di molti film horror e di fantascienza.

Puoi dirci cosa significa TZAD?

E’ una domanda che mi hanno posto in tanti; in realtà la scelta è stata quasi un caso, volevo rappresentare qualcosa che racchiudesse il progetto in una parola sola ed in parte qualcosa che si riferisse anche alla mia persona senza però apparire scontato.

Da alcune ricerche ho scoperto che il mio nome esoterico è proprio TZAD secondo una simbologia pagana, qui inteso come un immagine potente, altruista e portatore di energia positiva; inoltre è un nome corto, chiaro e coinciso che rimane bene a mente di chi ascolta.

Qual è stata la scintilla che ti ha fatto avvicinare alla musica elettronica?

La mia formazione è fondamentalmente classica in quanto ho studiato per tanti anni pianoforte, gli studi e la laurea in conservatorio, che frequento tutt’ora. Per quanto riguarda l’aspetto elettronico mi hanno sempre affascinato le tastiere, i sintetizzatori ed i software virtuali, soprattutto per l’aspetto timbrico, il fatto che puoi tirare fuori infiniti suoni diversi a seconda delle tue esigenze o delle tue necessità, puoi sperimentare, variare e creare tantissime sfumature sonore in una miriade di  modi possibili e questa è una cosa sicuramente molto stimolante; differentemente da uno strumento classico, in questo ambito le sonorità che si possono ricreare sono vastissime, tutto sta alla fantasia, alla tecnica e alla sensibilità di chi suona e crea, tutto ovviamente con ragionamento, cognizione e soprattutto molto studio.

Vuoi descriverci brevemente la tua musica e la tua band?

Gran parte delle musica è scritta, composta e suonata da me; mi occupo sia delle orchestrazioni che degli arrangiamenti. Nel progetto ho coinvolto vari musicisti che si sono dimostrati molto bravi e professionali sia tecnicamente che per le idee apportate; in questa occasione vorrei ricordare appunto i chitarristi Francesco Ivan Sante Dall’O, Luca Romano e Francesco Grussu, il batterista Alessandro Farulli, il bassista Francesco Napoleoni e la cantante Ylenia Scimia. Vorrei inoltre ricordare la compositrice e clarinettista Mariachiara di Cosimo che mi assistito durante la stesura degli arrangiamenti, David De Rossi per le parti elettroniche, il fonico Pierangelo Ambroselli per le registrazioni ed i missaggi ed infine il grafico Fabrizio Pavia per la realizzazione dell’artwork.

Certo è raro trovarsi a questo tipo di musica anche perché non è che abbia un appeal commerciale qual è il vostro pubblico a cui potersi rivolgere?

Credo che il pubblico a cui mi posso rivolgere sia vario, dal semplice ascoltatore appassionato, al musicista esperto. 

Pensate di suonare dal vivo ed in che modo concepirete i vostri spettacoli?

Finora mi sono sempre esibito da “solista” senza un gruppo di supporto, tuttavia in futuro spero di poter presentare il progetto con una formazione live vera e propria.

TZAD è arrivato al secondo disco della vostra storia discografica quali sono le differenze tra i due lavori?

Il primo lavoro “Essential” (pubblicato nel 2013 nel catalogo della Sifare Edizioni con il nome di Metamorphosis vol. 4) è un lavoro vario anche se, a mio giudizio, a tratti acerbo; essendo il primo lavoro realizzato si avverte inevitabilmente lo scotto dell’inesperienza. Le influenze sono numerose, sono presenti sinfonismi classici, fraseggi tastieristici, sonorità atmosferiche, brani metal in stile neoclassico, elementi di musica celtica.

Il secondo lavoro, il recente “The New Era” è sicuramente un album più maturo del precedente sia da un punto di vista compositivo che da un punto di vista tecnico, sia per quanto riguarda le scelte sonore che la produzione e questo anche grazie alle conoscenze e alle esperienze acquisite in questi anni con gli studi in conservatorio. Anche qui le sonorità sono varie ma più compatte: tracce di musica lounge, elettronica, arpeggi tastieristici, assoli metal chitarristici, elementi di musica lirica e atmosferiche classiche. Sicuramente un album che si lascia ascoltare e che può coinvolgere l’ascoltatore.

In The New Era ha partecipato alle registrazioni la cantante Ylenia Scimia, come intendete usare la voce “semplicemente” come strumento oppure pensate anche di comporre dei brani che abbiano la struttura delle canzoni, ovvero intro - strofa - ritornello etc etc?

Ylenia (soprano attiva come cantante ed interprete d’opera lirica), si è dimostrata molto brava in questa fase prestando la voce alla malinconica “Oniric Visions”. Contrariamente a quanto di solito accade, almeno per questo progetto ho considerato l’elemento voce come parte integrante della musica, da usare o meno a seconda delle esigenze che il brano richiede; una voce femminile ad esempio può evocare atmosfere sognanti e soavi oppure viceversa ambientazioni inquietanti o addirittura spettrali a seconda del contesto.

Considerando il tipo di progetto, fondamentalmente strumentale e svincolato da una qualsiasi forma prestabilita credo che difficilmente si possa seguire la forma “canzone” convenzionale, tuttavia è una cosa che non posso escludere del tutto, in quanto per me, non è possibile stabilire a priori dove le idee possono condurre e in che modo.

La vostra musica ben si adatta a poter essere concepita come una colonna sonora avete mai pensato di produrre qualcosa in questo senso o comunque vi è stato mai chiesto?

Si, ho già avuto esperienze in questo settore avendo scritto musiche per spettacoli teatrali, cortometraggi e documentari naturalistici.  Ovviamente spero nel tempo di poter accrescere le mie conoscenze e competenze in questo campo ed in futuro realizzare magari la colonna sonora di un film importante, sarebbe sicuramente una grande soddisfazione, non solo per me, ma per ogni artista e musicista credo.

Bene il nostro spazio è terminato volete aggiungere qualcosa?

Volevo ringraziare tutti coloro che mi seguono e mi sostengono in questo percorso, tutti i musicisti con cui ho collaborato e che partecipano con me sia in questo che in altri progetti. Ringrazio inoltre il produttore e general manager Francesco Digilio della Sifare Edizioni musicali ed il tastierista Mistheria per i suoi preziosi consigli. Alla prossima!

 

Intervista realizzata da Stefano Bonelli

 

 

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