Intervista a CARMELO ORLANDO dei NOVEMBRE (9 luglio 2016)

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 Dopo le 17.00, apertura dei cancelli del BURNING RUINS METAL FEST, incontro Carmelo Orlando, cantante dei Novembre, gruppo italiano il cui peso culturale metal nel panorama musicale italiano (e non solo) è confermato dal nuovo album “Ursa”. Mi accompagna e ci fotografa Federica Rouge (che ringrazio).  Novembre sono uno delle sei presenze del festival (suoneranno per penultimi prima dei Dark Tranquillity). Mentre lo intervisto le prime band iniziano a suonare. Usciamo nei giardini pubblici adiacenti (“La Passeggiata” di Terni) poco distante una uscita secondaria. Accanto al nostro tavolino di pietra degli anziani giocatori di carte. Un disponibile Carmelo, piuttosto rilassato, ascolta le mie domande e risponde con flemma adatta al gran calore estivo, ma anche con toni sicuri. 

1   Veniamo a “URSA”, musicalmente siete ancora molto legati al passato, otto anni di silenzio da “THE BLUE” non vi hanno cambiato molto.

 “Si, questa è una cosa che effettivamente ci siamo già sentiti dire, ma per me è una fonte di orgoglio. Dipende da cosa vuol dire cambiare. Cosa si intende? Seguire i trend del momento? Oppure altro? Dipende anche da quello, Se si tratta di seguire le mode a me non interessa, perciò rimaniamo ovviamente attaccati al nostro stile”.

2.       L’album appare più maturo rispetto ai lavori passati come un insieme sonoro senza punti morti. Tutto suona essenziale.

“ Si, questo è un album che probabilmente è stato studiato molto più degli altri. Anche perché ho avuto modo di avvicinarmi di più alla tecnologia di oggi, mentre in passato suonavo tutto a memoria, componevo i pezzi a memoria. Adesso riesco a cablarmi dentro un sistema, un computer, e registrarmi tutte le tracce. Di conseguenza è più facile per me controllare un pezzo, e vedere che non ci siano dei punti deboli e intervenire dove c’è un buco. In passato questo discorso per me era molto più difficile in quanto, come dicevo, avevo dei grandi muri fra me e tutto il mondo dell’audio. Insomma, diciamo che questi anni mi sono serviti a infrangere questa barriera per inserirmici anch’io. Anche aiutato dagli altri, dal gruppo, sono riuscito a erudirmi un pochettino su come si registrano gli strumenti, come si aggiustano i suoni. Si registra la chitarra, si registra la batteria. Per esempio per i tempi di batteria,  perché quando ti scrivi un pattern di batteria in un modo o in un altro, il pezzo cambia tantissimo; e così per l’andamento del basso. Tutte cose di cui in passato mi occupavo molto di meno, quasi zero; fortunatamente ora ho il modo di controllarle”.

3.       Comunque il suono non sembra per niente plasticoso, avete fatto un ottimo lavoro. Veniamo al genere che suonate. Vi ho pensati ultimamente come Dark Tranquillity meno ritmici e Borknagar meno prog.  Eppure siete piuttosto distanti da entrambi, dove devo collocarvi come recensore? Come spiegheresti tu stesso i Novembre a chi non vi ha mai ascoltato?

“Probabilmente siamo collocabili all’interno della scena Gothic/Doom dei primissimi anni ’90, perciò con i primi lavori degli My Dying Bride e Anathema; volendo primissimi Opeth; Katatonia; Tiamat;  e poi  ci siamo un po’ evoluti seguendo la nostra strada, però come brodo musicale  di cultura partiamo da lì, dai Paradise Lost di “Gothic”, l’album che ha cambiato la scena completamente”.

4.       In otto anni vedete cambiamenti in meglio del mercato italiano?

 “Devo essere sincero, ho visto delle cose, dal punto di vista di riscontro internazionale, che una volta non c’erano, soprattutto nell’ambiente del Brutal, vedi per esempio i FleshGod Apocalypse, oppure i Lacuna Coil che sono famosi da tempo, però di recente ho visto che i gruppi italiani non fanno più quella fatica nel riuscire a  firmare per case discografiche estere. Metti per esempio i Klimt 1918 che stanno con la Prophecy Production tedesca, insomma una volta era molto più complicato”.

5.       Anche gruppi stranieri firmano per etichette italiane.

“Anche. E’ una situazione che, anche se  non spettacolare, di certo non è più quella  di dieci, quindici anni fa, dove annaspavi tantissimo”.

6.       E per la vostra band in particolare c’è maggiore visibilità e supporto?

“Abbiamo avuto un ritorno molto fragoroso, molto forte; la gente è stata molto entusiasta e la critica ci ha trattato molto bene. C’è stato un ritorno, tra virgolette, col botto, e questa è una cosa che ci fa molto piacere perché, evidentemente, non ci hanno dimenticato. Ci aspettavano per cui siamo contenti di tutto questo”.

7.       Il lato live è appagante e quindi non tornerete presto in studio, o questo momento vi stimola anche a riprendere la composizione?

“La parte live non mi mai entusiasmato in passato, ma adesso mi sto rendendo conto che uno dei motivi era che avevo un eccesso di cose da fare, tra suonare la chitarra e cantare. Dovevo pilotare parecchi cambi e passaggi fra pulito, crunch, distorto, e soli; insomma, facendo delle partiture di chitarra poliedriche e contemporaneamente cantare, la cosa diventava così pesante che per me era diventata insopportabile. Adesso che mi si è alleggerito il compito mi godo di più un concerto, ho più piacere a salire sul palco, uno stress minore, e perciò me lo godo di più. E poi suono con dei professionisti, insomma, sono dei ragazzi bravissimi, ed ecco, vengono preparatissimi alle prove. Io devo preoccuparmi solo del mio aspetto, non devo più fare da direttore d’orchestra,  che vado a controllare chi suona cosa, chi sbaglia, chi non sbaglia. Loro sono veramente bravi, intelligenti e, si, adesso è un piacere suonare”.

8.       Questo momento live vi stimola anche a riprendere la composizione?

“Sono due cose separate. La composizione avviene in momenti impensabili della giornata o della nottata”.

9.       Massimiliano Pagliuso?

“Massimiliano non ci sarà oggi e neanche nella tournè europea di settembre, perché, come ha dichiarato nella nostra pagina face book, ha un problema alla schiena, ha un’ernia al disco e si deve operare. Dovrà stare fermo qualche mese e poi tornerà alla grande”.

10.   La vostra musica ha parzialmente una atmosfera ambient e spesso sognante. Costruite la struttura secondo un modello più di testa o vi lasciate andare al flusso emozionale? Come nasce la composizione?

“Dev’essere un incrocio delle due cose, non puoi lasciarti andare solo alla parte emotiva, devi un po’ ragionarlo l’album, se no diventa un ammasso anarchico di cose. Un album va anche pensato strutturalment,e e poi c’è anche l’aspetto dell’istintività, dell’innovazione,  del fare cose mai sentite prima,  perché altrimenti stai ripetendo il copione di qualcun altro.  Dev’essere un giusto mix di  testa e anima .

11.   Il vostro sound  appare un amalgama sonoro che anche senza capire i testi è già di per sé descrittivo, non credete che i testi passino in secondo ordine?

“Io penso che i testi passino in secondo ordine, ma bene o male questa è la mia concezione  della musica. Di solito per me da sempre i testi vengono dopo perché siamo comunque italiani,  e siamo cresciuti con la musica straniera;  di conseguenza magari non abbiamo mai  capito le parole  e quello è il nostro concetto di musica.  La voce diventa un ulteriore strumento,  non è necessario capire cosa si dice,  ecco perché la nostra musica ha delle voci messe in secondo piano, e comunque d’accompagnamento. Di certo non abbiamo una struttura come la musica leggera italiana dove la  voce è l’elemento principale. “HEY!”

INTERRUZIONE: accanto a noi si accalorano i giocatori di carte e Orlando si gira verso di loro ed è qui che ad alta voce esclama quell’”Hey”, ne ridiamo insieme. Poi riprendiamo l’intervista.

12.   Il vostro nuovo album possiede lo stesso stile del precedente, ma senza diventare una copia del passato.

“Otto anni è un lasso di tempo così grande che è inevitabile che vengano nuove cose”.

13.   Nel concept di URSA hai valutato il senso dell’acronimo inerente alla Fattoria degli animali. Però hai anche espresso la dolcezza materna contemporanea alla ferocia dell’orsa animale. In che senso questa duplice caratterialità entra nell’idea della Fattoria degli Animali?

“Nella fattoria degli animali viene anche fuori  l’innocenza degli animali. Il loro modo lontano dal nostro cinismo, dal nostro modo di capire le cose o di intuirle.  Orwell gli dà una innocenza che probabilmente è tipica soltanto dei bambini molto piccoli.  Per cui, in quel senso lì, diventano feroci alla fine perché vogliono imitare l’uomo, i maiali si umanizzano e non si distinguono più, non si capisce più chi è il maiale e chi è l’uomo”.

14.   Cosa vi ha convinto a venire a suonare a Terni, alla quarta edizione del Burning? Forse il tiro che porta un nome come quello dei Dark Tranquillity?

“No, saremmo venuti comunque. Certo ci fa piacere suonare con i Dark Tranquillity poiché abbiamo una amicizia decennale. Il loro chitarrista Niklas Sundin è quello che fece la copertina di “Classica”. Mi farà molto piacere rivederlo dopo un po’ di tempo. Siamo contenti di esserci perché comunque perché è un bel posto, un bellissimo teatro antico , sembra tutto molto ben organizzato.

15.   Avevate già sentito nominare il Burning?

“Si, come no! Certo! Essendo la quarta edizione”.

16.   Terni è la città dell’acciaio, dell’acciaieria appunto, e i metallari hanno una certa vocazione per il metal estremo come denota anche questo festival. Vi considerate estremi?

“Noi abbiamo una radice molto estrema. Abbiamo cominciato come Grind/Core band, sulle tracce dei Napalm Death e Carcass nell’89,  perciò la radice nostra è quella, come potete ben ascoltare  sull’instrumental “Agathae” ci mettiamo poco ad andare veloci. Insomma, ecco, la musica estrema la vedi dalla maglietta ( infatti durante l’intervista indossa la t-shirt dei Terrorizer “World Downfall”).

17.   Terni è anche molto calda e afosa a Luglio, riuscirete a dare il meglio di voi in questa terra di mezzo che è l’Umbria?

“Lo spero tantissimo. L’atmosfera qui è il massimo. Gente c’è. Il posto è organizzato bene, insomma secondo me si. Vediamo un po’ come reagisce il pubblico”.

18.   Quanta emozione ci puoi mettere ancora dopo tanto tempo?

“Guarda, io ti devo dire che effettivamente sul palco cerco di contenere tantissimo le emozioni perché devo concentrarmi molto sull’aspetto pratico delle cose. Concentrarmi cioè a fare una buona performance.  L’aspetto emotivo magari lo lascio per i pezzi più intensi. Magari è il pubblico stesso che ti trascina, e allora ti lasci un po’ andare. Ho la tendenza a partire molto concentrato, molto professionale, poi la musica porta sempre a scioglierti un pochetto. Questo è inevitabile. Poi quando i ragazzi del pubblico ti fanno il coro e hanno imparato i pezzi a memoria…sono cose che commuovono effettivamente. Se vedi che c’è un pubblico dedicato, che le tue canzoni le ha sentite fino a dentro, allora, bè, questo diventa bello, molto bello,

19.   Nel tour che avete appena fatto in Italia, la setlist comprendeva 4 pezzi tratti dall’ultimo album. La scelta?

“Abbiamo scelto quei 4 pezzi per una serie di motivi, quelli che secondo me sono più rappresentativi dell’album. “Oceans of Afternoon”, per esempio, è uno dei miei pezzi preferiti. Ma devo anche confrontarmi coi ragazzi che vengono da fuori Roma, per cui dobbiamo scegliere fra le cose più fattibili. Inoltre faccio un confronto col resto della scaletta e vedo quale pezzo serve”.

L’intervista termina quando due band hanno già suonato e il sole ancora brucia. Durante la chiacchierata un uccello mi fa una bella corposa schizzata sulla maglietta dei Kiss che indosso. Non so se Carmelo se ne sia accorto. Ho con me la registrazione per la webzine Tempo Duri (oltre che ricordo audio per me) e questo è ciò che conta. Vado a godermi le ultime quattro band rimaste.

Ringrazio Simone Zampetti e l’organizzazione del Burning per la disponibilità.

Photos by Federica Rouge

Inviato Roberto Sky Latini 

 

 

 

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