UADG (Ultimi Abitanti Di Giove)

                                                                  Laris

                                                                  Autoproduzione

                                                                  www.uadg.org

 

 

 

Al terzo lavoro una band umbra che pubblica, solo in rete per il momento, il suo nuovo prodotto. Presenti dal 2010 in quel di Perugia, dove hanno registrato le tracce (Pitch Audio Research), essi si raccontano come sperimentatori ed improvvisatori.

L’album predilige la quiete alla tempesta, e l’attitudine si evidenzia sin dalla prima traccia “Pitch”, breve (appena sopra i due minuti). Anche quando c’è maggior dinamismo non c’è mai velocità o energia dirompente, ma comunque una ritmicità saltellante come in “Joe” che pur basandosi sulla base di basso, rimane ariosa. I fiati, usati talvolta piuttosto canonicamente, ma con grande senso della struttura, vivono in contrapposizione ai tic della chitarra, Alcuni episodi inseriscono ripetizioni circolari piuttosto prolungate, come il finale di “Pitch”, ma ciò si vede soprattutto in “Asia”, e se nel primo caso tale circolarità appare povera, in “ASIA” invece essa costituisce centralmente l’atmosfera principale, che ne fa uno dei pezzi migliori. “ASIA” infila anche una sfumatura rock e i fiati qui danno un senso di malinconia. Dove i fiati sono più intriganti è “ILYS”, altro momento sopra la media, diverso per carattere; e in effetti la batteria influisce a tonificare il sound e il blues-rock corrobora prepotentemente la parte finale, a modificare le coordinate della song, staccandola dal contesto. Un po’ anonimo “Mobile” ed è forse l’unico pezzo non interessante. “CLOWN” di cui anche il video (https://www.youtube.com/watch?v=3JOpXW7OEEk ) , è leggermente e piacevolmente acido quando entrano i fiati, ma il violoncello ne addolcisce i tratti con grazia e nobiltà; qui anche il basso vuole fare una puntuta sortita, lo fa per un breve istante ma con efficacia, e persino alla batteria è lasciato uno spazio solista di indubbia consistenza formale. Non manca il lato funkeggiante con “Palazzo di cristallo” che regala un assolo di basso e altri tecnicismi, ma forse in questo caso si diventa più virtuosi che atmosferici. Altra bella situazione è costruita con “THA AHT”, che pende fortemente verso il prog-rock e molto meno verso il Jazz; forse proprio per il sapore prog, sembra che il brano, al minuto 3,8, tra chitarra e altri suoni, proponga uno dei momenti più sperimentali dell’opera, fluidamente e coloratamente  terminando la traccia. Meno luminosamente si conclude l’album, a causa di una ossessiva “Under”, scura per via del basso e rarefatta data una chitarra che ne raffredda le vibrazioni; quasi un paesaggio alieno su cui camminare con cautela.

Di base la band è Jazz, quando pura in tal senso, quando più ibrida in alcune sezioni. Le influenze di altro genere sono sempre dietro l’angolo senza imporsi sulla scia jazzata. I pochi inserti elettronici non cambiano concretamente le carte in tavola. Strumentalmente si gioca in maniera raffinata, non si pesta mai, e il drumming, per esempio, va a punteggiare il songwriting in modo leggero,

In conclusione il disco è costruito con sapienza ed esteticamente ispirato. Tutta musica strumentale che riesce nell’intento di interessare. A me pare che però molta presenza sia legata a certi ambiti tradizionali, e che sulla loro velleità sperimentale prevalga invece l’improvvisazione. Si sente comunque nettamente che questi musicisti non sono estranei all’idea di cercare nuove soluzioni. Di certo hanno una grande variabilità espressiva possedendo nell’insieme una luminosa e pacata allegria.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Pitch

02.  Joe

03.  Asia

04.  Ilys

05.  Mobile

06.  Clown

07.  Palazzo di Cristallo

08.  Tha ahT

09.  Under

 

Luca Burocchi - guitar

Giorgio Panico - bass

 Claudio Trinoli - drums

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