Manu Katchè

                                                                                                                                    Unstatic

                                                                                                                                    Broken Silence

                                                                                                                                    www.manu-katche.com 

 

 

 

Immaginate un’atmosfera tipica dei jazz-club moderni. Di quelli in cui l’arredamento non è troppo retrò e con i tavolini tondi in legno rimpiazzati da modelli IKEA dall’avveniristico design e, perché no, con pareti verniciate con colori chiari e, soprattutto, con massiccia presenza di vetri.Sembrerà l’introduzione di un catalogo di quelli che si trovano nella sezione “architettura e design” della Feltrinelli ma, credetemi, è quello che la mia mente ha elaborato mentre ascoltavo questo disco.Manu Katchè è un batterista francese (con origini ivoriane) già noto al grande pubblico per le sue importanti collaborazioni: da Peter Gabriel a Sting, da Tori Amos a Joe Satriani, Dire Straits e molti altri tra i quali gli italiani Claudio Baglioni, Mango e Pino Daniele.

Il suo album, Unstatic, offre una tracklist di primissimo livello con elementi che abbracciano jazz, pop, blues e world music. In sala d’incisione, assieme al drummer francese, c’erano Luca Aquino (tromba), Tore Brunborg (sax), Jim Watson (tastiere), Ellen Andrea Wang (contrabbasso) e Nils Landgren (trombone).Dopo la breve ma gradevole Introducciòn, la title-track Unstatic si fa largo: dinamiche sostenute e tema di sax in stile Chris Potter a fungere da fiume melodico sul letto offerto dal contrabbasso e al quale si aggiunge, poco dopo, il breve solo di piano elettrico. Bellissimo il solo di tromba dal sapore ambient. Dissonanze ed aperture modali regalano un sapore più jazzy nel bridge. Grande brano.

 Decisamente più moderno è lo stampo di Flame & Co. L’atmosfera si fa lounge grazie al loop di tastiera intorno al quale improvvisano sax e tromba per poi abbassare le dinamiche e passare ad una sequenza dalle sonorità quasi inquietanti e movimentata dal passaggio da minore a maggiore nel quale il contrabbassista diventa band-leader. Eliminato questo spezzone, però, l’idea che si ha è quella di un brano confezionato su una backing track scaricata da internet, aperta con Logic e sulla quale ogni musicista ha registrato il proprio intervento.

City è il brano che ha suscitato in me le impressioni indicate nell’introduzione. Anche qui, in alcuni passaggi, si ha l’impressione di ascoltare un disco di Chris Potter ma, magari, registrato dopo una collaborazione con gli Incognito dato il notevole “tiro” del brano. Anche in questo caso il suono della tromba svolge una funzione meno lead e più ambient. A colorare al meglio il tessuto sonoro ci pensa Katchè con stacchi, controtempi ed un sapiente uso dei piatti.

Presentation è un brano soft che, se avesse previsto una voce, sarebbe stata quella di Hiram Bullock o di LeBurn Maddox. Il sound è incalzante, di quelli che fanno muovere la testa durante l’ascolto e con pillole di Miles Davis negli interventi dei fiati. Si tratta di un brano composto ad-hoc per presentare la band che ha accompagnato il batterista francese in quest’avventura discografica.Insomma, il disco è piacevole, fluido e con picchi di classe incredibile. Il sapiente uso dei fiati, unito ad una batteria protagonista e che non diventa mai antagonista della composizione e che, anzi, ne esalta le dinamiche come in rari casi ho riscontrato, generano un prodotto validissimo.

Stefano Pavone

 

01.  Introdrucción      

02.  Unstatic   

03.  Flame&Co           

04.  City          

05.  Blossom   

06.  Daze Days           

07.  Rolling     

08.  Ride Me Up        

09.  Trickle      

10.  Out Of Sight       

11.  Presentation

 

Bass [Upright Bass], Vocals – Ellen Andrea Wang

Design [Graphic Design] – Baptiste Lignel, Félix Denoix

Drums, Vocals – Manu Katché

Executive-Producer – Reno di Matteo

Guest, Percussion – Abraham Rodriguez Mansfarroll* (tracks: 1), Inor Esteban Solotongo Zapata* (tracks: 1), Joel Hierrezuelo Balart (tracks: 1)

Guest, Trombone – Nils Langren* (tracks: 1, 2, 5, 7, 11)

Liner Notes [French] – Olivier Bride

Mastered By – Richard Addison (2)

Photography By – Philip Ducap

Piano [Acoustic Piano], Keyboards – Jim (James) Watson*

Recorded By [Assisted By] – Guillaume Dujardin, Matthieu Lefèvre

Recorded By, Mixed By – Toby Gendron

Saxophone [Saxophones] – Tore Brunborg

Trumpet – Luca Aquino (2)

 

 

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