Beledo

                                                                                       Dreamland Mechanism

                                                                                       Moonjune Records

                                                                                       www.beledo.com

 

Avete mai provato a mettere insieme della sana fusion anni ‘80/90 in stile Bobby Dunham, Pat Metheny e, perché no, quell’atmosfera ambient tanto cara ai Vertù? Il risultato porterebbe a qualcosa di molto vicino al disco oggetto della recensione, ovvero “Dreamland and Mechanism” del chitarrista/polistrumentista newyorkese (ma di origini uruguaiane) Beledo.

Ritenuto un guitar-hero già in età adolescenziale (quantomeno in Uruguay, dove si esibiva in tutti i più importanti teatri di Montevideo), Beledo vanta collaborazioni con artisti del calibro di Jimmy Haslip, Mauro Pagani, Andy Middleton, Randy Brecker, Tohpati, Virgil Donati e molti altri.

Il suo fraseggio è frutto di ascolti rivolti a numerosissimi generi, tutti jazz-oriented: da Pat Metheny a George Benson, da Allan Holdsworth a Carlos Rios e Scott Henderson in versione Electric Band dei quali richiama il suono nel brano “Bye Bye Blues” la cui intro ricorda vagamente “Elektric City” di Chick Corea per poi lanciarsi in un solo di holdsworthiana ispirazione. 

Ad affiancarlo in fase di registrazione, musicisti del calibro di Gary Husband  alla batteria e Lincoln Goines al basso. Ad essi si aggiungono Tony Steele (basso), Doron Lev (batteria),  Dewa Budjana (chitarra) e molti altri. Il disco è stato inciso tra gli USA e l’Indonesia.Il disco vede, come brano d’apertura, la simil-prog “Mechanism”: intro in stile Vertù per poi proseguire con un tema di stampo tipicamente prog ‘70. Elementi di Chicago e di Gentle Giants accompagnano il solo di Beledo che, in questo brano, inizia con il violino per poi proseguire con la chitarra lanciata in licks dalle sonorità saxofoniche e che rimandano ad un solo grande artista: Allan Holdsworth. Bellissima apertura.

Si prosegue con la già citata “Bye Bye Blues” di Coreana ispirazione ma, al tempo stesso, pullulante di elementi che, in alcuni passaggi, sembrano essere copiati ed incollati a partire da “Metal Fatigue” del chitarrista inglese del quale lo scrivente vi risparmia il nome per non rischiare di essere monotono ma il cui nome, sono certo, sarà stato intuito. Il pezzo è fluido ed arricchito da un bellissimo solo di mini moog suonato, pensate un po’, dallo stesso Beledo che continua a sorprendere per la padronanza del fraseggio dimostrata alle prese con qualsiasi strumento musicale.“Lucilla” è un brano molto diverso: Beledo suona la chitarra classica, il basso fretless e la chitarra elettrica. Vi prendono parte anche Endang Ramdang (percussioni sudanesi) e Cuku Kurnia (kendang). Le sonorità sono, ovviamente, etniche: dal flamenco al più crudo tribale grazie al tappeto percussivo offerto dai due musicisti. Beledo offre il meglio in termini di originalità e freschezza di fraseggio e, soprattutto, evita che Holdsworth d’impadronisca di lui per ulteriori 6 minuti e 32 secondi.Bellissima è “Budjanaji”. Apertura in stile Pat Metheny Group (richiami a “Offramp”) per poi inserire elementi elettrici tanto azzeccati quanto l’intervento di Dewa Budjana che spezza la Holdsworth-dipendenza alla quale Beledo ha ceduto inevitabilmente durante il suo solo anche se, ed è importante affermarlo, lo fa in maniera magistrale.L’album è ben fatto e costituisce un ottimo ascolto per tutti gli amanti della fusion ma anche, perché no, di tutte le contaminazioni che toccano da vicino jazz, rock e blues. Ho volutamente calcato la mano sul fatto che, alle volte, si ha l’impressione di ascoltare un disco di Holdsworth (che io, tra l’altro adoro), spesso ironizzando, altre volte no.

Fatto sta che Beledo riesce ad inserire elementi di questo tipo di playing in qualsiasi schema compositivo e la cosa va certamente ad attestare una grande padronanza tecnico-stilistica di uno dei modelli musicali più amati e contemporaneamente complessi che il mondo della sei corde ci abbia mai potuto regalare.Questo disco, probabilmente, ci sta presentando un possibile erede.

 

Stefano Pavone

 

01.  Mechanism

02.  Bye Bye Blues

03.  Marylin's Escapade

04.  Lucilla

05.  Sudden Voyage

06.  Big Brother Calling

07.  Mercury In Retrograde

08.  Silent Assessment

09.  Budjanaji

10.  Front Porch Pine

 

Line Up By Track

1. Mechanism

BELEDO - electric guitar, violin, keyboards

LINCOLN GOINES - electric bass

GARY HUSBAND - drums

2. Bye Bye Blues

BELEDO - electric guitar, fender rhodes, mini moog solo

LINCOLN GOINES - electric bass

GARY HUSBAND - drums

3. Marilyn's Escapade

BELEDO - acoustic piano, violin, accordion, electric guitar, keyboards

LINCOLN GOINES - electric bass

GARY HUSBAND - drums

4. Lucila

BELEDO - Spanish guitar, fretless bass, electric guitar

ENDANG "JEAN-CLAUDE!" RAMDAN - Sundanese kendang percussion

CUCU KURNIA - Sundanese kendang and metal percussion

5. Sudden Voyage

BELEDO - electric guitar, archtop electric guitar

TONY STEELE - electric bass

DORON LEV - drums 

6. Big Brother Calling

BELEDO - electric guitar

LINCOLN GOINES - electric bass

GARY HUSBAND - drums

7. Mercury In Retrograde

BELEDO - electric guitar

LINCOLN GOINES - electric bass

GARY HUSBAND - drums

 8. Silent Assessment

BELEDO - electric guitar, archtop electric guitar

LINCOLN GOINES - electric bass

GARY HUSBAND - drums 

9. Budjanaji

BELEDO - acoustic guitar, voice, fretless bass melody, archtop electric guitar, 1st electric guitar solo, keyboards

DEWA BUDJANA - 2nd electric guitar solo, background electric guitar

RUDY "HAPPY FEET" ZULKARNAEN - electric bass

ENDANG RAMDAN - Sundanese kendang percussion

CUCU KURNIA - Sundanese kendang and metal percussion 

10. Front Porch Pine

BELEDO - electric guitar

TONY STEELE - electric bass

DORON KEV – drums

 

 

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