Stryper

                                                                                                  Fallen

                                                                                                  Frontiers Records

                                                                                                  www.stryper.com

 

 

 

“Ci vorrebbero nuove leve”, dicono. “Le vecchie sono ingombranti e non permettono agli altri visibilità”. E’ quello che talvolta mi capita di leggere. In realtà è pieno di nuovi gruppi di alto livello, ma rovesciando la visuale potremmo invece dire che finalmente alcune vecchie guardie vedono riconosciuto il loro valore. C’erano mentre i Guns and Roses impazzavano, c’erano mentre gli Aerosmith riempivano gli stadi, c’erano quando gli Iron Maiden conquistavano il mondo. Ed ora band dalla lunga carriera, ma in tono minore, vengono considerate realtà importanti della storia metallica e hanno forse più estimatori ora che prima (con la differenza che non c’è un riscontro parallelo di vendita di dischi, ma non c’è più per nessuno). Gli Stryper sono fra queste.

Ritmicamente abbiamo alcune clichè, ma le linee melodiche sono irresistibili, davvero accattivanti e toniche. La band cura tutti i passaggi, tutti i vocalismi e tutte le parti strumentali, ma lo fa mantenendo la forza di base del rock e non attivando tecnologie raffreddanti, cioè conservando il suono roccioso del passato in maniera anche più rude.

L’opener “YAHWEH”, maestosa e raffinatamente dura, è un esempio della potenza che la band sa esprimere. La stessa robustezza emerge da “FALLEN”, evocativa nella semplicità, ed emerge nell’epica traccia di chiusura “KING OF KINGS”. Anche quando sono classici e tradizionalisti, gli Stryper, come nella cadenzata “Pride”, nella middle-time “Heaven”, e nella incalzante “Let there be Light”, riescono sempre a colpire nel segno. La song più bella è forse “BIG SCREEN LIES”, per il dinamismo corposo e la frizzante linea cantata, la quale possiede un azzeccatissimo ritornello che arpiona l’ascoltatore. Il brano “Love like I do” fa ricordare meglio gli Stryper degli anni ’80; essa appare più lineare e orecchiabile, ma non si fa assolutamente ruffiana, il coretto in falsetto funziona alla grande. Se poi i ritornelli orecchiabili si uniscono alla velocità, si formano canzoni fibrillanti come “TILL I GET WHAT I NEED”. Le ballate degli Stryper non sono mai state male, ma neanche superlative,  questa americaneggiante “All lover again”, con la chitarra ritmica non distorta, è da considerarsi quasi un filler.

La cover “After forever”, già famosa per la contraddizione estetica di musica e testo rispetto alle apparenze dei compositori Black Sabbath, viene valorizzata all’interno di un disco di Christian Metal come questo, in perfetta linea col significato delle liriche, e suonata in modo efficace tanto da non sfigurare di fronte all’originale.Uno Street Metal che non indugia in autocompiacimento, ma cerca di spingere il più possibile, toccando i tasti più forti. E in questo realizzando gli Stryper uno degli album più d’impatto della loro carriera (11 album dal 1984); una attitudine già bella esplicita nel disco di due anni fa (“No more Hell to pay”). Un po’ Motley Crue, un po’ Loudness (“The Calling”/”King of Kings”), il combo ha dalla sua un cantante dalla grande ugola, ma anche dalla netta capacità interpretativa, e oltretutto con le idee ben chiare. Inoltre la maturità ha fatto si che non vi fossero incertezze stilistiche o cadute formali. Questo è l’Heavy Metal duro e puro.

Roberto Sky Latini

 

01. Yahweh
02. Fallen
03. Pride
04. Big Screen Lies
05. Heaven
06. Love You Like I Do
07. All Over Again
08. After Forever (Black Sabbath cover)
09. Till I Get What I Need
10. Let There Be Light
11. The Calling
12. King Of Kings

Michael Sweet –vocals/guitars
Oz Fox – guitars
Timothy Gaines - bass
Robert Sweet - drums

 

 

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