Riverside

                                                              Love, fear and the time machine

                                                                 Insideout

                                                             www.riversideband.pl

 

 

 

Dopo cinque album in studio e un numero considerevole di EP la band polacca di metal progressive dei Riverside torna sul mercato discografico con questo nuovo lavoro, prodotto nel settembre 2015, dal titolo “Love, fear and the time machine”. L’attesa per questo nuovo album dei Riverside era notevole in quanto la band sta crescendo di anno in anno non solo musicalmente e nei riconoscimenti da parte del pubblico che normalmente la segue, ma anche e soprattutto da parte della critica musicale specializzata. Il disco si apre con “Lost (Why Should I Be Frightened By a Hat ?) un brano di circa sei minuti che inizia lentamente con voce e organo hammond. Chitarre in sottofondo a riempire lo spazio. Atmosfera eterea e delicata come in una ballata, bei cambi di accordi e di melodia. Niente male davvero come brano introduttivo.

Adesso arriva anche il basso con un gradevole riff a sostenere ritmicamente la struttura della traccia e poi un assolo di chitarra continuo e ben amalgamato. Segue “Under the Pillow” più sofisticata e intrigante, atmosfere spaziali con echi e delay, tastiere a disegnare una sottile linea melodica e basso in bella evidenza. Notevole il tracciato del basso che consente alla chitarra apprezzabili svisate, spesso quasi dissonanti, rispetto alla struttura portante del brano. Tra le altre cose, la registrazione del disco è molto curata e di ottima qualità con una notevole dinamica sonora.

Assolo di chitarra elettrica lievemente distorta per volare nello spazio o più semplicemente sotto il cuscino come dice il titolo del brano. Finale rarefatto con chitarra, basso e tastiere che si inseguono in un crescendo che diventa quasi sinfonico al termine della canzone. “#Addicted” è un brano avvolgente, caratterizzato dalla prevalenza di basso e batteria a dettare la linea ritmica della traccia. Le chitarre si fanno più dure che nelle canzoni precedenti e anche la velocità del pezzo è maggiore. Ritornello che si avvicina a cadenze pop-rock abbastanza orecchiabili e parti strumentali più complesse in stile progressive.

Finale a sorpresa con cambio drastico di ritmo e delicato arpeggio di chitarra acustica, contrappuntato da inserimenti di tastiere. Interessante. “Caterpillar and the Barbed Wire” parte più dura con il basso in primo piano molto potente e spesso sincopato, chitarre a costruire un tappeto sonoro in sottofondo che piano piano si arricchisce dell’organo. Cambio di ritmo, il clima diventa rarefatto e parte un assolo di chitarra acustica che presto lascia nuovamente il posto al canto, alla chitarra elettrica lievemente space-rock e alle tastiere.

Una gradevole mescolanza di stili e di concettualità. Finale tirato e ben strutturato musicalmente. “Saturate Me” parte in stile jazzato, con un giro di basso sofisticato e tastiere di supporto, assolo di chitarra elettrica sempre in linea con gli altri strumenti. Utilizzo massiccio di effetti sulla voce, echi e delay, riverberi e compressioni. La canzone si snoda su praterie musicali, strutturate in intrecci complessi, che ci portano infine verso la totale linearità della traccia di basso che piano piano resta la sola a dettare la linea musicale. Geniale. Si torna poi a una struttura progressive più classica con ritmica complessa e strutturata in sottofondo che si contrappone alla linea semplice e continua delle tastiere. Un brano perfetto. “Afloat” ci rilassa un pochino dopo le atmosfere del brano precedente, si tratta di una ballata lenta e malinconica, dalla struttura dominata dal basso, dal canto dolce e struggente, dalla velata tristezza.

Gradevole la contrapposizione tra il riff di basso e l’assolo di chitarra acustica, il tutto amalgamato dalle tastiere in background. Ottima anche la parte finale cantata in doppia voce. “Discard Your Fear” ci risveglia dai nostri sogni malinconici o dal torpore mentale e ci sostiene con un ritmo potente e incalzante. Batteria e basso la fanno da padrone con inserti di tastiere e di chitarra qua e là lungo tutta la struttura. Durante il ritornello il clima si trasforma in un pop-rock orecchiabile e gradevole con linee musicali anni ottanta anche a carattere glamour. Si tratta della canzone sicuramente più British dell’intero album, che fa dell’eleganza il suo punto di forza. Nella seconda parte introduce, però, un passaggio musicale più dark che la rende particolare, per riprendere nel finale la linea classica del ritornello.

Caratteristica. “Towards the Blue Horizon” è la traccia più lunga dell’intero disco con i suoi otto minuti. Inizia con un arpeggio di chitarra acustica e con le tastiere in sottofondo, canto in falsetto, racconta una storia d’amore. Atmosfera dolce e bucolica, una ballata pop-folk fino a circa quattro minuti, poi arriva un riff ossessivo di chitarra elettrica e il brano diventa più nervoso e frenetico, si trasforma in una cavalcata progressive di chitarra elettrica, batteria e tastiere. Nel finale la traccia torna sui temi iniziali, riprendendo l’arpeggio di chitarra acustica e la dolcezza della voce per poi concludersi ancora una volta in crescendo con tutti gli strumenti al massimo. “Time Travelers” parte lenta in set acustico, con chitarra e lievi tastiere in sottofondo con leggere sfumature blues nel canto. Atmosfere dolci e malinconiche, il viaggio nel tempo è cominciato.

Bella la traccia di basso che insegue il canto, indirizzando e pilotando anche gli altri strumenti. Una canzone riuscitissima, ben strutturata e ben cantata. Il disco si conclude con “Found (The Unexpected Flaw of Searching)” ancora un brano lento, delicato, meditato. Sembra che i Riverside abbiano preso una svolta più intimista del solito in questo nuovo album e la cosa non guasta, si sente la maturità della band che sta consolidando il proprio stile compositivo senza bisogno di spingere sull’acceleratore, ma proponendo melodie e liriche più mature e più sofisticate con grandi arrangiamenti.

La canzone ci porta lentamente e dolcemente alla fine di questo lavoro che si conclude con arpeggi di chitarra acustica e il canto che insegue una dolce melodia. I brani migliori del disco sono “Lost” per la sua linearità e la sua semplicità, contrapposte a una linea melodica parecchio interessante e ben strutturata, per così dire la bellezza nella semplicità, “Caterpillar and the Barbed Wire” per la sua ecletticità musicale, i suoi passaggi ora delicati ora più duri e pressanti, le sue svisate nel progressive, “Saturate Me” per tutta la struttura compositiva, complessa nella costruzione e semplice nelle linee musicali nello stesso tempo, probabilmente la canzone più riuscita dell’intero disco e, infine, “Time Travelers” per la sua dolcezza, i suoi assoli di basso, le sue inflessioni blues appena accennate e percettibili, un brano molto delicato e sofisticato. Un disco bellissimo questo dei Riverside, strutturato benissimo, mai ripetitivo e mai noioso.

Dieci brani di ottimo livello che si amalgamano perfettamente in un lavoro bilanciato e prodotto con cura e con grande attenzione per i dettagli e per gli arrangiamenti. Sicuramente questo nuovo album dei Riverside ci propone oltre un’ora di grande musica, ben suonata e molto ispirata senza cali di tono e di tensione. Una delle produzioni migliori ascoltate in questo 2015 che volge al termine. Da comprare e da sentire più volte in cuffia per apprezzarne in pieno le linee musicali e gli arrangiamenti.


Pierluigi Daglio

01.  Lost (Why Should I Be Frightened By a Hat ?)
02. Under the Pillow
03.
#Addicted
04. Caterpillar and the Barbed Wire
05. Saturate Me
06. Afloat
07. Discard Your Fear
08. Towards the Blue Horizon
09. Time Travelers
10. Found (The Unexpected Flaw of Searching

 

Mariusz Duda - vocals, bass, acoustic guitar, ukulele
Piotr Grudzinski - guitars
Michal Lapaj – keyboards, Hammond organ
Piotr Kozieradzki - drums

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