Steve Hackett

                                                                         Wolflight

                                                                         Century Media

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A tre anni di distanza da “Genesis Revisisted II” torna sulla scena musicale l’indimenticato chitarrista dei Genesis con un disco di brani inediti e originali “Wolflight” uscito nel 2015. Il disco si compone di dieci nuove canzoni in stile eclettico progressive con qualche sconfinamento nel pop-rock. “Out of the Body” è un brano strumentale preludio alla title track. Inizia con tamburi e basso, si aggiungono le tastiere e infine arriva la chitarra elettrica di Steve. Musica veloce e avvolgente in un’atmosfera molto cupa con connotazioni dark. Senza soluzione di continuità si passa a “Wolflight” un brano di otto minuti che dà il titolo all’album. Atmosfere orientaleggianti con il didgeridoo in sottofondo a riempire il background.

Arpeggio di chitarra a dodici corde in accompagnamento alla parte cantata. Si tratta di una ballata acustica dolce e bucolica. Steve ci fa volare sui boschi innevati nella notte per ritrovare la nostra libertà. Cambio di tono, il brano si fa più cupo, riprende le atmosfere dell’introduzione, diventa potente e quasi sinfonico con le tastiere in crescita a generare un muro sonoro di supporto alle voci e agli altri strumenti. Ancora chitarra, questa volta classica, torna la ballata sostenuta da schitarrate e da coretti a più voci. Sale ancora una volta l’intensità della canzone e parte un assolo di chitarra elettrica. Brano molto eclettico e variegato in perfetto stile progressive. Torna la chitarra classica e di nuovo il canto, poi ancora un arpeggio di chitarra classica che supporta un assolo acustico.

Cresce ancora una volta il ritmo e ancora una volta arriva la chitarra elettrica. Una canzone davvero bella e riuscita, piacevole da ascoltare e musicalmente interessante e complessa. Finale convulso e intricato, cupo e denso, sempre in crescendo con tutti gli strumenti insieme a creare un orchestrazione in stile bolero. “Love Song to a Vampire” parte in stile spagnoleggiante con la chitarra classica e il canto a più voci. Incedere lento fino al crescendo dell’orchestrazione del brano che esplode in un trionfo di suoni con il basso in bella evidenza.

Con la seconda strofa si torna alla melodia iniziale, dolce e suadente anche se sempre tenebrosa come i due brani precedenti. D’altronde siamo di notte in un bosco probabilmente pieno di lupi. Parte adesso un assolo di chitarra elettrica lievemente distorta e poi arriva un susseguirsi di accordi di tastiera in stile progressive. Riparte il canto sopra un tappeto d’archi e l’immancabile chitarra classica fino all’ennesima esplosione musicale di strumenti che suonano tutti insieme. Finale a sorpresa con orchestrazione classica impreziosita da un veloce assolo rock da parte di Steve che ci lascia ancora una volta stupefatti per la sua creatività. Un ottimo brano. Segue “The Wheel's Turning” una canzone lunga di oltre sette minuti che ci porta questa volta in un parco divertimenti o in un circo. Sicuramente Steve ha deciso di stupirci per l’ecletticità dell’album. Dopo un inizio sorprendente, il brano diventa pop-rock nella parte cantata. Piacevole ma niente di eccezionale.

Quasi troppo ricercato. Da sottolineare però gli interventi di chitarra elettrica che sono sempre gradevoli e di ottima fattura con atmosfere che svariano dal pop-rock, al progressive fino al rock duro con svisate nel blues. Finale dolce con chitarra acustica in arpeggio e cori a più voci in falsetto che ci riportano ancora una volta al luna park o al circo per chiudere il cerchio. “Corycian Fire” è uno dei brani più interessanti dell’album per il suo stile mediterraneo, essendo ambientato nell’antica Grecia, scandito dalla chitarra e dai fiati che sentiamo all’inizio della traccia. Parte cantata in forma di ballata, come se Steve fosse davvero uno story-teller, per poi salire di tono con un riff dark e ossessivo.

Atmosfere quasi arabeggianti con le percussioni in bella evidenza e la linea musicale tipica dei brani folk dell’area mediterranea. Continua la danza, insistente, ossessiva, coinvolgente. Quasi una sorta di rito propiziatorio. Belli i cambi di ritmo nel finale, sempre più veloce e virtuosistico in un crescendo prog-rock sinfonico. Finale con percussioni, fiati e coro epico e operistico. “Earthshine” è un brano strumentale eseguito con la chitarra classica in stile spagnoleggiante, molto accattivante e piacevole. Dolce e malinconico ci fa viaggiare in atmosfere calde e mediterranee. Ora veloce ora lento, con guizzi impetuosi e pause di riflessione sfocia nel brano successivo “Loving Sea” una ballata con chitarra acustica cantata a più voci. Qua e là richiami ai brevi pezzi progressive dei Genesis di Nursery Crime, quegli indimenticabili intermezzi tra una lunga suite e quella successiva.

Due interludi piacevoli e leggeri che ci portano all’ultimo brano lungo di questo album “Black Thunder” che parte ancora una volta con un climax mediterraneo per poi diventare più rude e rockeggiante. Bella la doppia voce maschile e femminile insieme sulla parte cantata. Lungo assolo di chitarra distorta nella parte centrale più hard rock che progressive. Steve sa maneggiare benissimo la chitarra e ce lo fa capire di volta in volta con la chitarra classica, quella acustica a sei e a dodici corde e infine con la sua Gibson dorata. Il brano si fa più cupo, salgono i tamburi e le percussioni che diventano protagonisti indiscussi della scena su cui si alternano di volta in volta altri strumenti come per esempio l’armonica a bocca. Finale sinfonico con archi e fiati. Brano fin troppo eclettico e frastagliato che perde la sua dimensione strutturale. “Dust and Dreams” inizia con un riff di basso molto accattivante in cadenze quasi reggae, piano piano salgono gli altri strumenti come chitarre e fiati rendendo l’atmosfera ancora una volta arabeggiante e mediterranea.

I sogni e la polvere si frammischiano in un turbinio di suoni, di echi, di contaminazioni. Passaggio a vuoto nella parte centrale, si spegne il basso e arrivano i tamburi, ossessivi e ossessionanti. La canzone si incupisce, la polvere ha il sopravvento sui sogni che però riescono a liberarsi e verso la fine del brano tornano gioiosi protagonisti della scena.  Chiude l’album senza soluzione di continuità la breve “Heart Song” che si attacca e prolunga il brano precedente aggiungendo una parte vocale sostenuta da coretti che ci accompagna alla fine di questo nuovo lavoro di Steve Hackett che si è rivelato interessante e originale. Le canzoni migliori dell’album sono “Wolflight” per il suo eclettismo, l’impianto musicale, le variazioni di tema e la varietà di strumenti utilizzati, “Love Song to a Vampire” per la sua costruzione frastagliata e sorprendente, gli assoli, l’orchestrazione che va e che viene, lo stampo progressive, “Corycian Fire” per le sue atmosfere mediterranee e arabeggianti frammischiate a una linea prog-rock a volte pretenziosa e sinfonica e infine “Dust and Dreams” per il suo impianto musicale e in particolare il suo riff di basso coinvolgente e accattivante.

Un disco bello, perfettamente riuscito, soprattutto la prima parte, con pochissime cadute di tono e tanti brani di ottima fattura, interessanti, piacevoli, intriganti. Uno dei dischi migliori di Steve con brani originali e non rivisitati da diversi anni a questa parte, molto fresco e attuale. Composizioni musicali eclettiche, variegate, ben costruite, suonate magistralmente con una grande varietà di chitarre e di molteplici strumenti utilizzati. Da ascoltare più volte anche in cuffia a volume sostenuto per carpirne i segreti ma anche in macchina durante un viaggio di almeno un’ora in modo da poterlo ascoltare tutto di seguito. Ne vale sicuramente la pena. Da possedere nella propria collezione progressive magari in versione doppio vinile.

Pierluigi Daglio

01.Out of the Body
02.Wolflight
03.Love Song to a Vampire
04.The Wheel's Turning
05.Corycian Fire
06.Earthshine
07.Loving Sea
08.Black Thunder
09.Dust and Dreams

10.Heart Song

Steve Hackett - electric guitar, acoustic guitar, Arabian lute, twelve string, lead vocals
Roger King - keyboards & programming 
Rob Townsend - sax, duduk 
Nick Beggs - bass & stick
Amanda Lehmann - harmony vocals 
Gary O'Toole - drums

Guest musicians:
Malik Mansurov - tar
Sara Kova
сs - didgeridoo
Chris Squire - bass
Hugo Dagenhardt  drums

 

 

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