David Gilmour

                                                                     Rattle that lock

                                                                    Columbia Records

                                                                       www.davidgilmour.com

 

 

 

Dopo nove anni dal suo album precedente “On an island”, uscito nel 2006, e dopo l’ultimo lavoro etichettato Pink Floyd, uscito l’anno scorso, intitolato “The endless river” torna sulla scena musicale David Gilmour con questo nuovo disco “Rattle that lock” firmato anche dalla moglie Polly Samson per quanto riguarda i testi delle canzoni. Il disco molto atteso si apre con un brano strumentale “5 A.M.” che parte con dei cinguettii di uccelli e una dolce musica che piano piano cresce fino all’arrivo dell’immancabile assolo di chitarra elettrica supportata questa volta da un arpeggio di chitarra acustica.

Tappeto di tastiere a riempire il background. Ricorda per la sua dolce e accattivante lentezza “Cluster one” il brano di apertura di “The division bell”. Segue la title track “Rattle That Lock” più veloce, sincopata, col riff di basso in evidenza. Il riff prende ispirazione dal jingle che precede gli annunci delle partenze e degli arrivi nelle stazioni ferroviarie francesi il cui ideatore è stato anche accreditato tra gli autori della canzone. Brano piacevole e dalle atmosfere pop, il testo della traccia si ispira al Paradiso Perduto di John Milton.

Gilmour non ci fa mancare i suoi assoli di fender stratocaster che impreziosiscono il brano in vari momenti. Parte centrale più lenta con un coro polifonico e poi si ritorna alla melodia principale. Si tratta anche del primo singolo estratto dall’album. “Faces of Stone” cambia completamente registro, parte molto lenta con una melodia struggente e malinconica di pianoforte, sostenuta dall’organo in sottofondo, fino all’arrivo di una chitarra acustica e della voce. Canzone molto nostalgica ed evocativa, ci riporta indietro nel tempo, ci fa meditare. Breve assolo di chitarra e poi ancora la voce, sopra la chitarra, le tastiere e i numerosi strumenti a fiato.

Gradevole assolo di chitarra elettrica che ci accompagna verso il finale del brano, contrappuntato dal pianoforte. “A Boat Lies Waiting” è ancora un brano lento, meditativo, con slide guitar in primo piano e con un incedere rarefatto e spaziale. Arriva poi un pianoforte a dettare la melodia con voci di gabbiani in sottofondo. La parte cantata è a più voci e l’armonizzazione ricorda le atmosfere delle ballate country-rock di Crosby, Stills e Nash. Il riff quasi ossessivo di pianoforte ci conduce alla fine del brano.

“Dancing Right In Front of Me” inizia con chitarra acustica poi diventa più cupa, arriva la chitarra elettrica e inizia il canto. Il tempo è quello di una marcia ritmata, con precisa cadenza e dalle atmosfere quasi retrò da locale belle époque. Arriva anche l’assolo molto pulito, senza effetti, e poi il pianoforte svisa in territori swing ben supportato dal giro di basso. Una fuga nel passato. Ancora un lungo e piacevole assolo di chitarra elettrica nel finale. “In Any Tongue” è il brano più lungo dell’album di circa sette minuti. L’incedere è lento e grave, con il canto che parte subito all’inizio del brano. Una canzone malinconica, con pianoforte e chitarra acustica, atmosfere rarefatte da volo spaziale. Ricorda a tratti come ambientazione musicale “Keep talking” e “Take it back” di “The division bell”. Nel finale un lungo e gradevole assolo di chitarra elettrica con il background ricco e pieno di tastiere ci delizia con le sue svisate e ci porta al brano successivo “Beauty” che si rivelerà il migliore dell’intero disco.

Un lungo dialogo tra il pianoforte e la chitarra in atmosfera rarefatta apre la canzone, molto sofisticata e accattivante, arriva poi il basso con un riff cadenzato a dialogare a sua volta con il pianoforte mentre la chitarra di David parte per un viaggio interstellare nelle galassie più lontane. Il brano totalmente strumentale ha spesso connotati psichedelici e non sarebbe sfigurato di certo anche in un disco dei Pink Floyd. Diciamo che si tratta del brano più riuscito e più pink-floydiano dell’intero lavoro.

Con “The Girl in the Yellow Dress” torniamo nel mondo swing. Ritmo anni cinquanta, pianoforte e contrabbasso, incedere lento e cadenzato, come in un caldo pomeriggio afoso e sonnacchioso. Forse siamo in un locale alla moda, forse la ragazza nel vestito giallo sta cantando, forse siamo proiettati indietro nel tempo con la tromba che svisa sulla melodia portante. David cerca in qualche brano del disco uno stile diverso, forse per non farci pensare sempre al confronto tra i suoi brani e quelli degli ultimi tre dischi dei Pink Floyd, che praticamente sono stati scritti ampiamente da lui.

Personalmente preferisco i brani rarefatti e psichedelici a queste fughe nella musica jazz e swing, ma ne capisco la motivazione. “Today” è un brano all’inizio cantato a più voci su un tappeto di tastiere poi cambia totalmente il ritmo e diventa un pezzo in stile pop-rock sincopato e cadenzato. Interventi di chitarra tra una strofa e l’altra. Il brano più moderno del disco con ampi cambi di struttura e di ritmo, passa dall’evanescenza alla concretezza, dalla rarefazione delle tastiere alla struttura compatta di basso e batteria. Assolo di chitarra elettrica, questa volta distorta e più veloce che nei brani precedenti, fino al termine della canzone. Il disco si conclude con “And Then...” un'altra traccia strumentale malinconica e struggente. Assolo pulito e molto gradevole lungo tutto l’arco del brano.

Orchestrazione in sottofondo con le tastiere a riempire lo spazio e a supportare la chitarra. Cullati dalla chitarra di David trascorrono gli ultimi quattro minuti di questo disco, il tempo ancora per un assolo di chitarra classica e la canzone sfuma verso il finale. Un disco piacevole, ben registrato e ben curato da David Gilmour, che cerca di trovare un proprio stile diverso da quello dei Pink Floyd negli album solisti.

Si avverte proprio l’esigenza da parte dell’incommensurabile chitarrista della ricerca quasi forzata di linee musicali e di assoli che non richiamino alla mente “One of these days”, “Time” o “Comfortably Numb”. Osserviamo quindi alcune fughe nelle ballate o addirittura nel jazz o nello swing. I brani migliori del disco sono “5 A.M.” per la sua innegabile pinkfloydialità alla “Cluster One”, “A Boat Lies Waiting” per la sua struttura musicale complessa e la sua armonizzazione, “Beauty” per la sua evanescente psichedelia, “Today” per la sua struttura moderna e ricercata. Tutto sommato un bel disco, di alto livello, con qualche brano meno riuscito e qualche altro centrato in pieno. Piacevole da sentire in macchina a volume stratosferico, soprattutto quando parte la stratocaster di David nei suoi assoli immaginifici.

Pierluigi Daglio

 

01.5 A.M.
02.Rattle That Lock
03.Faces of Stone
04.A Boat Lies Waiting
05.Dancing Right In Front of Me
06.In Any Tongue
07.Beauty
08.The Girl in the Yellow Dress
09.Today
10.And Then...

David Gilmour - electric & acoustic guitars, bass, percussion, piano, Hammond organ,
electric piano, saxophone, vocals, cumbus, bass harmonica 
Guy Pratt - bass
Phil Manzanera - piano, keyboards
Polly Samson - piano, vocals 
Steve DiStanislao - drums
Mica Paris - vocals
Louise Marshall and The Liberty Choir - vocals

 

 

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