Battle Beast Unholy Savior

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                                                                  Battle Beast

                                                                  Unholy Savior

                                                                  Nuclear Blast Entertainment

                                                                 www.battlebeast.fi

 

 

Nel 2015 la Bestia da Battaglia finlandese va di nuovo alla pugna. Il risultato è positivo, fermo restando i difetti in qualche modo similari al loro secondo album, quello pur divertente del 2013. Difetti assolutamente assenti invece nel primo del 2011, “Steel”, molto più verace e sincero. Di tali lati negativi accennerò dopo. Diciamo intanto che il lavoro è efficace e non di basso livello; anzi, riesce ad eccitare gli animi in più episodi. Un Heavy Metal epico che li rende dei combattenti da prima linea. Grande cura stavolta alla parte vocale rispetto a due anni fa, e in ciò il difetto di quell’album non è in comune con questo, dove la singer femminile ha preso pieno possesso della necessaria verve di virtuosismo che questo tipo di sound pretende. Preferisco ancora la prima cantante, quella Nitte Valo che fece esordire la band, il cambio non mi aveva convinto; ma stavolta si denota un netto miglioramento, anzi nessuna critica da fare. Noora è una vera ugola metallica, che ha aumentato la propria capacità interpretativa. Rauchi acuti e durezza che lei gestisce con efficiente carica eruttiva, in associazione con un non eccezionale screaming del bassista Sipila.

Le prime tre tracce sono una tripletta potente che culmina nella dinamitarda e mezza Street “I WANT THE WORLD…”; la prima, “LIONHEART”, varia le sue ritmiche e la seconda, la title-track, elabora un’atmosfera ricca di pathos piratesco, con un pizzico di sinfonia e di folk. Certo vi sono anche brani minori che restano nell’alveo del già sentito come “Madness” e “Far Far Away”, ma mai viene meno l’impegno di cura dell’arrangiamento o lo spirito energetico. La strumentale “Hero’s Quest” sta proprio in questo atteggiamento e, pur essendo un po’ scontata, mantiene viva l’attenzione. Per un’altra bordata di livello bisogna aspettare “SPEED AND DANGER”. Una valutazione specifica va fatta per le zone soft: qui Noora stupisce. Non che si tratti di brani eccezionali, ma la sua capacità di canto non la distanzia molto dalle classiche frontwomen del gotico e del sinfonico. Lei possiede corde vocali abrasive, molto cattive, eppure riesce ad essere pulita e suadente, altre volte particolarmente strana, e in associazione alla potenza tonica, il risultato è magnifico. La dolce “Sea of Madness” ci offre un cantato delicato, e non sembra nemmeno lei; poi si alza nel finale quando entra la chitarra distorta, e in questa fase la bionda non si accontenta di porsi come delicata essenza femminile, facendosi finalmente riconoscere, determinando la completezza di un pezzo anche musicalmente azzeccato.

Cosa c’è che tenta di abbattere il valore di questo disco? Due pezzi assolutamente di bassa lega che non fanno onore al gruppo. Si tratta di episodi commerciali banalmente inutili. In senso negativo ciò lega questo disco al precedente, che usava a volte (non in tutte le tracce) anche il suono plasticoso per arruffianarsi una fetta di pubblico disattento che probabilmente non sa nemmeno cosa sia il Metallo. Nel 2013 si era usato uno stile plastificato alla “Turbo Lover” dei Judas Priest, qui invece la cosa è ancora peggiore. “Touch in the Night” è un popdisco che neanche gli Abba si sono mai permessi di sputacchiare.  L’altra è la cover di Paul Engemann “Pus hit to the Limit” (1983), con quello stile alla “Flashdance” che andava di moda in quegli anni; un genere, la disco-rock che i B.B. potevano arrangiare metal: che senso ha aver riproposto lo stesso simile arrangiamento? Altro difetto è l’uso di riff non sempre studiati al meglio, copiandone invece altri già esistenti, ma questo è un difetto minore in quanto ciò che conta è l’insieme della composizione.

La band continua la sua strada a senso unico verso la gloria (sul mercato l’album pare già andare meglio dei precedenti) e riafferma nel mondo il sound anni ’80 alla Judas o alla Accept, fulgido ed elettrico. E alla fine, chi se frega dei difetti.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Lionheart

02.  Unholy Savior

03.  I want the World…and Everything in it

04.  Madness

05.  Sea of Dreams

06.  Speed and Danger

07.  Touch in the Night

08.  The Black Swordsman

09.  Hero’s Quest

10.  Far Far Away

11.  Angel Cry

12.  Push it to the Limit

 

Noora Louhimo - vocals

Juuso Soinio – guitars

Eero Sipilä – bass/vocals

Janne Björkroth – keyboards

 

Pyry Vikki – drums

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