Gus G

                                                                          Brand New Revolution

                                                                         Century Media

                                                                         www.gusgofficial.com

 

 

 Torna a farsi sentire, a distanza di un anno dall’affermato “I am the fire”, il chitarrista greco Gus G.Forte della collaborazione con Ozzy tramutatasi, in tempi recenti, appartenenza in pianta stabile nella band, il chitarrista confeziona un album basato sulle sonorità hard rock ed heavy metal anni ‘70 e ‘80. 

In termini di line-up, si segnala la presenza di alcuni tra i migliori cantanti dell’attuale scena rock-metal: Jacob Bunton (Adler), Mats Levén (Treat, Y.Malmsteen e molti altri), Jeff Scott Soto (Michael Schenker, Paul Gilbert), oltre a Elize Ryd (Takida, Timo Tolkki, Amaranthe).

La tracklist trova avvio con la strumentale “The Quest” costruita su un riff velocissimo arricchito da interventi in string-skipping e da lick armonizzati. Il ritornello rimanda, come da introduzione, agli anni 80..ma anche 90. I richiami sono, a mio avviso, al Kiko Loureiro di “Dilemma”, con ritmi serrati e suono di chitarra dal gain estremo. Il brano termina dolcemente, riprendendo il tema principale, ma in versione acustica.

Passiamo alla title-track, primo brano cantato dell’album: riffone metal tanto cattivo quanto efficace ad introdurre la voce. Linea vocale quasi pop-oriented ma assolutamente non fuori luogo, con picchi in stile Sum 41 sul ritornello. Al minuto 2:20 Gus G ci ricorda che il disco porta la sua firma con un solo breve ma adeguato alla traccia eall’interno del quale racchiude pillole di “chitarrismo” rock moderno. Traccia un po’ “ruffiana” ma meritevole di ascolto.

Bellissima, invece, è “What Lies Below”: arrangiamento ricco, voce di Elize Ryd quanto mai azzeccata, bellissimi momenti soft, quasi a voler prendere fiato ed inciso che entra in testa al primo ascolto, lungo solo di Gus G e ripresa del ritornello quasi a voler fungere da colonna sonora ad un sequel de “La Regina dei Dannati” (per il quale i brani vennero incisi dagli Static-X) o, perché no, di un “Twilight”.

Atmosfere da ballad anni 80 per “Behind Those Eyes”, con riferimenti agli Whitesnakes di “Is This Love” o ai vari Bad English, FM, Night Ranger, Europe. Richiami riscontrabili agevolmente in alcuni passaggi del brano quali, ad esempio, la parte che precede il solo o il ritornello stesso. Ad ogni modo, da patito della musica AOR, apprezzo particolarmente. Persino sul solo, sembra che il guitar hero di ellenica derivazione si sia quasi “mantenuto” al fine di rendere il prodotto finale il più possibile in linea con i crismi dell’epoca che fu.

Si torna al semi-pop in “One More Try”, ballad strutturata su un classico giro di accordi tanto collaudato quanto smembrato e rielaborato ad allestire un unicum diversamente scontato. Sia chiaro che, ad un primo ascolto, apparirà come la traccia da far ascoltare al telefono (magari suonata con la chitarra acustica) alla fidanzata che, qualche giorno prima, ha chiesto una pausa di riflessione ma, ahimè, se la destinataria dovesse essere stanca di ascoltare “When I see You Smile” dei Bad English perché ritenuta datata, “One More Try” conferirà un tocco di modernità. A parte gli scherzi, il brano è di piacevole ascolto e, tenendo presente gli intenti dell’artista, non manca di coerenza con i suoi stili d’ispirazione.

Le dinamiche salgono notevolmente nella bella “If It End Today” che riceve, per quel che si ascolta nei primissimi secondi, il premio “miglior suono pulito con chorus”. Il brano è bellissimo e, soprattutto, completo di tutto: una voce all’altezza, un songwriting efficace e un arrangiamento di Helloweeniana memoria che risulta a dir poco azzeccato. Sarebbe stato un ottimo singolo ma, ahimè, è stata scelta la title-track.

A completare la tracklist ci sono la cattivissima “Generation G” e la bella “The Demon Inside” che, in chiusura del disco, confermano la validità del prodotto e premiano lo stile compositivo di Gus G.

 

Qualche brano risulta essere piuttosto anonimo ma, rapportato al lavoro completo, non va ad intaccare il giudizio globale che si rivela pienamente positivo. Gli amanti dell’AOR o, più in generale del rock anni ’80, troveranno piacevoli e nostalgici richiami caratterizzati da una rielaborazione in termini sonori (quasi totale assenza di quel chorus che è stato la croce e delizia dei guitar-hero dell’epoca) che non ne ha però modificato l’essenza. 

Stefano Pavone

 

01. The Quest

02. Brand New Revolution (feat. Jacob Bunton)

03. Burn (feat. Jacob Bunton)

04. We Are One (feat. Jacob Bunton)

05. What Lies Below (feat. Elize Ryd)

06. Behind Those Eyes (feat. Jacob Bunton)

07. Gone To Stay (feat. Jeff Scott Soto)

08. One More Try (feat. Jacob Bunton)

09. Come Hell Or High Water (feat. Mats Levén)

10. If It Ends Today (feat. Mats Levén)

11. Generation G (feat. Jeff Scott Soto)

12. The Demon Inside (feat. Mats Levén)

GUS G. - guitars

Marty O Brien - bass

 

Johan Nunez - drums

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