George Lynch

                                                                          Shadow Train

                                                                          Rat Pak Records.

                                                                          www.georgelynch.com

 

 

 

Torna a farsi sentire l’eclettico chitarrista George Lynch (61 anni, ex-Dokken) a distanza di quattro anni dal suo ultimo lavoro intitolato “Kill all control”.La nuova fatica discografica si presenta da subito come un qualcosa di molto diverso dal resto: tutte le tracce costituiscono la colonna sonora di un documentario dal titolo “Shadow Nation” che ha come obiettivo quello di illustrare quella che è l’attuale situazione della popolazione nativa americana.

Il protagonista del documentario è lo stesso Lynch, da sempre vicino alle problematiche di stampo sociale e, questo disco, ne costituisce un ottimo apporto aggiuntivo oltre che, sinceramente parlando, un piacere per le orecchie (non sempre, a dire la verità).

Ad affiancare il guitar-hero ci sono Gregg Analla alla voce (in prestito dai Tribe of Gypsies), Gabe Rosales al basso (Dave Weckl, Prashant Aswani, Jennifer Lopez), Donnie Dickman alle tastiere e Jimmy D’Anda alla batteria.La versione giunta in redazione è quella “Deluxe”, costituita da due cd per un totale di ben 18 brani.

Il primo brano, “Vulture”, mette in chiaro le cose: il sound è piuttosto aggressivo, con la chitarra di Lynch dal timbro cupo, a tratti gracchiante ma che, nel complesso e nel contesto del brano, non si rivela del tutto inadeguata. Ritornello orecchiabile che ricorda, vagamente, i “nuovi” Gun’s ‘n Roses di Chinese Democracy.

Intro in stile ’80 per “Currency of Lies”, caratterizzato da un piacevole riffone in bicordi. Il brano è decisamente heavy ma, dal minuto 2:20, con piacevoli passaggi melodici e, soprattutto, un bellissimo solo in cui leva e corde a vuoto fanno da padrone.

“Power and Resistance” è, a mio avviso, il brano che maggiormente lascia intendere il fine ultimo dell’album: quello, appunto, di fungere da colonna sonora ad un documentario. Il pezzo è orecchiabile e, probabilmente, sarebbe un riuscitissimo singolo ma, contemporaneamente, pur non avendo personalmente mai visto il docu-film, ascoltandolo in circonstanze particolari, lascia che la fantasia viaggi immaginando scene girate magari con una telecamera posta sui sedili posteriori di un’auto.

“Now It’s Dark” presenta una intro che, all’orecchio più colto, suggerirà che si tratti di qualcosa di già sentito. Magari un po’ Led Zeppelin, un po’ Rage Against the Machine. Effettivamente si, come modo d’iniziare un brano non è propriamente originale ma, fatto sta, che è efficace non tanto per l’intro in sé ma per quel che si ascolterà di lì a poco. Gregg Analla offre la sua migliore performance vocale all’interno dell’album e il brano, in toto, è piuttosto interessante e ricco di spunti multi-genere.

Notevolmente meno interessante è “Ghost”, song a metà strada tra i RATM e, se vogliamo, i Metallica di Saint Anger. Suoni di chitarra ampiamente aspri e dalle melodie cupe confezionano 5 minuti che, in molti momenti, sembrano non finire mai data la ripetitività delle linee melodiche e dei riff.

Di un altro pianeta è invece “Fight No More”, song acustica che, dato lo scarso esito della precedente, sembra quasi giungere da un altro album. Linea melodica sviluppata su un giro che si ripete ma che, in questo caso, ha visto ottimi risultati in termini di sperimentazione. Apporto lieve ma fondamentale delle tastiere con quattro note suonate ma nei momenti giusti a creare quell’atmosfera a metà strada tra un disco dei Blind Guardian e la possibile colonna sonora di un eventuale remake del film “il Corvo”.

Atmosfere rassicuranti e positive nella bella “Believe”. Anch’essa potrebbe essere tranquillamente utilizzata come singolo anche se, in questo caso, fornirebbe un’idea totalmente sbagliata di quello che realmente il lavoro completo offre. Le sonorità si aprono alla speranza di un futuro migliore e, a rinforzare il concetto, ci pensano i bellissimi cori e la chitarra di Lynch che, stavolta, offre riff decisi, taglienti e mai fuori posto. Il solo, poi, è una chicca di rara bellezza. La ripetitività melodica ed armonica che domina alcuni brani guiderebbe l’ascoltatore per un giudizio negativo ma, ahimè, si tratta di un’edizione deluxe e le tracce sono tante.

Ci sono momenti di eccellenza assoluta (parliamo sempre di George Lynch, uno degli artisti che ha maggiormente influenzato il mondo della sei corde e che, molto spesso, viene ingiustamente dimenticato) alternati a vuoti riempiti con il solito riff heavy che, data la direzione stilistica dell’album, può spesso costituire un buon pagliativo…ma non per un intero disco.
Nel complesso e considerando lo scopo nobile del progetto, condannare un prodotto discografico di questo tipo risulterebbe fuori luogo in quanto ogni ascoltatore, sono certo, troverà moltissimi punti di forza.

 Lo scrivente ne ha trovato uno fondamentale nel modo in cui Lynch si è messo in gioco ponendosi al di sopra del suo ruolo di guitar hero e offrendo tutta la sua cultura musicale al servizio di un progetto volto a raccontare una particolare situazione di disagio. Questo basta e avanza per cogliere, durante l’ascolto, altri momenti di piacevole estasi musicale, di quella che aumenta la presenza di adrenalina nel sangue e ci induce a scuotere la testa in segno di approvazione. L’aggettivo a mio avviso più azzeccato per identificare il disco è “coraggioso”. 

Stefano Pavone

 

01. Vulture

02. Currency Of Lies

03. Power And Resistance

04. Now It's Dark

05. Vulture (Slight Return)

06. I Am Weapon

07. Ghost

08. White Clay

09. Fight No More

 

Disc 2

 

01. Believe

02. Blinded

03. Fallen

04. Glitter

05. Prayer Mechanism

06. Sioux Wake Up

07. Trail Of Tears

08. Under A Crooked Sky

09. World On Fire

 

Gregg Analla - vocals

Gabe Rosales - bass

Donnie Dickman - keyboards

Jimmy D'Anda - drum

 

 

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