Biglietto per l’inferno
                                                                  Vivi. Lotta. Pensa.

                                                                  Btf - AMS

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Dopo sei anni dall’ultimo album intitolato “Tra l’assurdo e la ragione” prodotto nel 2009, torna prepotentemente alla ribalta della scena progressive italiana e internazionale la band lecchese “Biglietto per l’inferno” con un nuovo e interessante lavoro intitolato “Vivi. Lotta. Pensa.” Il disco è un prolungamento naturale di quello precedente, infatti contiene le canzoni storiche del Biglietto degli anni settanta, riarrangiate e risuonate in chiave prog-folk, che non erano entrate nel primo album della nuova era del gruppo. Se nel disco precedente “Tra l’assurdo e la ragione” avevamo apprezzato il restyling di “Ansia”, “Confessione”, “Una strana regina”, “Il nevare”, “L’arte sublime di un giusto regnare”,

“Il tempo della semina” e una versione molto breve di “L’amico suicida”, in questo nuovo album troviamo i brani storici del Biglietto che mancavano all’appello. Si tratta quindi di “Vivi. Lotta. Pensa.” che fornisce il titolo all’album, l’inedito e non-convenzionale “Narciso e Boccadoro”, “La canzone del padre”, “Mente sola-mente” in versione piuttosto estesa rispetto all’originale e infine “L’amico suicida” in versione estesa di oltre quattordici minuti.

La somma delle canzoni dei due dischi racchiude praticamente tutta la produzione del Biglietto anni settanta con l’unica eccezione del brano “Solo ma vivo” tratto dall’album “Il tempo della semina” registrato nel 1975, ma uscito solo diversi anni più tardi nel 1992 dopo essere stato recuperato dall’unica cassetta audio ancora esistente. Il nuovo Biglietto mette in atto una maturazione sia musicale che interpretativa in questo nuovo disco “Vivi. Lotta. Pensa”, frutto di diversi anni di amalgama tra i vari elementi della band e di una riscrittura attenta e precisa dei brani originali del Biglietto.

 

La grande coesione del gruppo rende possibile una sorta di impianto sonoro sostanzioso in cui si mischiano elementi etnici e folk all’incanto della traccia progressive originale, inventando una sorta di nuove sonorità, che modernizzano le canzoni degli anni settanta rendendole attuali. Una menzione speciale va senza dubbio anche alla grafica di copertina ben curata del disco, a cura di Marco Menaballi, che ha saputo interpretare magistralmente le esortazioni della canzone che dà il titolo all’album in maniera potente e incisiva, rinverdendo la tradizione delle copertine degli album progressive disegnate da pittori e artisti come nel caso dei Genesis e degli Yes. Il disco si apre con la title track “Vivi. Lotta. Pensa”, si tratta di un inno alla libertà individuale, alla solidarietà, alla uguaglianza, contrapposti agli effetti devastanti della globalizzazione con la speranza di un futuro migliore. La canzone parte con i fiati in primo piano, supportati sapientemente dalla parte ritmica, basso e batteria, che vanno a riempire lo spazio.

 

Chitarra elettrica in evidenza e poi il canto di Mariolina Sala, sempre precisa e coinvolgente. Il testo della canzone benché scritto negli anni settanta suona ancora oggi molto attuale e moderno. Parte centrale con basso, chitarra e mandolino che dialogano tra loro in un passaggio acustico. Cambio di ritmo, la canzone rallenta, il canto si fa struggente e malinconico. Il basso aumenta la velocità, si torna al ritmo iniziale, ancora con i fiati in primo piano a lanciare l’assolo di chitarra.

 

Secondo i dettami del progressive, cambio di linea melodica e musicale, breve parte cantata e poi via veloci verso il finale con tutti gli strumenti impegnati in un amalgama di gruppo. Segue un brano inedito, intitolato “Narciso e Boccadoro”. Si tratta di una ballata delicata, dolce e malinconica in chiave acustica con chitarre in primo piano. Testo poetico e impegnato, ispirato al romanzo del 1930 di Hermann Hesse. La linea musicale si discosta dai classici del Biglietto con preponderanza di atmosfere bucoliche, agresti e realmente folk. Ottima la parte centrale con fisarmonica e fiati che si intrecciano in un dialogo musicale. Finale con le percussioni di Mauro Gnecchi, elemento del Biglietto originale insieme a Pilli Cossa, in bella evidenza e assoli di flauto e ocarina. “La canzone del padre” è il brano musicalmente più complesso dell’album con la sua ragguardevole durata di oltre dieci minuti. Inizia con un lungo dialogo tra contrabbasso e batteria per poi aumentare di ritmo e attirare la chitarra elettrica che si produce in un lungo assolo di ampio respiro, etereo e impalpabile. Atmosfera progressive anni settanta, poi la fisarmonica e i fiati ci riportano negli anni duemila. Parte il canto, secco e preciso, ma già cambia il ritmo.

 

Siamo in una lunga parte acustica, con caratteristiche e ritmiche tipiche del tango argentino. Testo complesso e significativo che narra le incomprensioni tra padre e figlio. L’arrangiamento bello e curato dimostra la raggiunta coesione della band e la maturità del nuovo Biglietto. Il figlio diventa una rock star ma si sente comunque solo, anche se ci sono molti fan che lo seguono, il mondo è difficile soprattutto senza il supporto dei familiari. Cambio di ritmo, la velocità del brano aumenta e tutti gli strumenti sono impegnati in una lunga rincorsa. Ancora cambio di linea, basso e voce in primo piano fino all’arrivo della chitarra elettrica a scandire con un riff ossessivo le ultime parti cantate della canzone

 

. Mandolino e chitarra acustica scandiscono la parte finale del brano insieme ai flauti. “Mente sola-mente” viene riproposta in un arrangiamento più esteso della canzone originale che troviamo nel disco “Il tempo della semina”. Scopriamo un inizio psichedelico, con chitarra distorta, che si trasforma improvvisamente in una strana danza folk disegnata dall’organetto diatonico, le ocarine e i flauti. Il pensiero è libero di vagare nello spazio di questa gioiosa danza, finalmente senza preoccupazioni, per lasciarsi andare alla coscienza dello spirito. L’arrangiamento è molto particolare, accomuna caratteristiche tipiche della psichedelia con spensierati passaggi totalmente folk. Un brano riuscito in pieno.

 

Nella parte finale arriva la porzione cantata, ricca di effetti, di compressioni e di echi. Le tracce vocali si sovrappongono a creare un effetto di ridondanza e di smarrimento. Finale potente con tutti gli strumenti al massimo a creare quasi una piccola sinfonia folk. Il disco si conclude con la versione estesa, integrale, della canzone “L'amico suicida” che era già presente in forma molto ridotta nel primo disco del nuovo Biglietto del 2009. Adesso la possiamo godere nella sua interezza di oltre quattordici minuti. Un degno finale per un ottimo e interessante disco da non perdere assolutamente per gli amanti del progressive italiano, sia anni settanta che moderno, ma anche di respiro internazionale. Si parte con flauti e chitarre acustiche, poi entrano il pianoforte e la chitarra elettrica, atmosfere malinconiche e struggenti, musica eterea e incorporea.

 

Il ritmo aumenta, i fiati dialogano con la chitarra elettrica e inizia la parte cantata molto teatrale e drammatica. La canzone assume atmosfere epiche e l’interpretazione del Biglietto è sempre molto intensa e riesce a infondere emozioni nell’ascoltatore. L’arrangiamento è quello più in stile anni settanta dell’intero album, a tratti sembra di sentire i Genesis o gli Yes nelle loro famose ballate acustiche. Cambio di ritmo, pianoforte e ocarine che dialogano e interventi intermittenti della chitarra elettrica. Parte cantata cadenzata dalla melodia musicale che diventa quasi farsesca, come un quadro di un film felliniano. Ancora cambio di atmosfera e di ritmo, il respiro si fa più ampio, ma la voce torna prepotentemente sulle cadenze precedenti in una sorta di partita a scacchi tra la musica che sfugge e la parte cantata che la riporta nella traccia segnata. Brano molto suggestivo e complesso, di non facile interpretazione. Tutto cambia ancora, la musica si fa lenta e fiera, quasi una marcia solenne con la chitarra a svisare malinconiche note che vengono riprese dal contrabasso contrappuntato dai fiati.

 

Molto suggestivo. Complimenti a Pilli Cossa per la musica così variegata e originale nel vero spirito dei canoni del progressive. Finale ancora eclettico e convulso, con numerosi cambi di ritmo e di linea musicale, cori con celestial voices e assoli di vari strumenti. Organo in background a riempire la scena, chitarra, flauti e cornamusa in primo piano fino a salire di tono per terminare con un finale epico e sinfonico. Una menzione speciale per la sezione fiati di Renata Tomasella e Ranieri Fumagalli sempre precisi e freschi nella loro interpretazione.

 

 

Un disco molto meditato e sapientemente lavorato da parte del Biglietto, con arrangiamenti complessi che da un lato mantengono la struttura musicale e melodica dei brani originali del 1974 e del 1975 mentre dall’altro li modernizzano, con l’introduzione di nuovi strumenti, in stile folk, come i flauti, le ocarine, la fisarmonica e l’organetto diatonico che creano un sound nuovo, particolare, attuale, conferendo ai brani una nuova vita. Tutte le canzoni sono interessanti e ben eseguite, naturalmente spiccano le due suite “La canzone del padre” e “L'amico suicida” così come la title track “Vivi. Lotta. Pensa”.

 

Un disco della maturità per il nuovo Biglietto per l’inferno, molto riuscito, sapientemente arrangiato e piacevole da ascoltare. Una conferma per chi già conosceva l’album precedente “Tra l’assurdo e la ragione” e una piacevole sorpresa per chi dovesse scoprirli adesso. La pazienza e i tempi lunghi intercorsi tra un disco e l’altro hanno consentito alla band di portare avanti un lavoro di precisione, cesellato, che alla fine ha dato i suoi frutti in questo ottimo disco. Da possedere nella propria collezione di musica progressive.


Pierluigi Daglio



01. Vivi. Lotta. Pensa.

02. Narciso e Boccadoro

03. La canzone del padre

04. Mente solamente

05. L'amico suicida

 

Giuseppe Cossa - pianoforte, tastiere, fisarmonica, organetto diatonico e backing vocals
Mauro Gnecchi - batteria e percussioni

Mariolina Sala - voce
Renata Tomasella - flauti, ocarine e backing vocals
Enrico Fagnoni - basso elettrico, basso acustico e contrabbasso
Ranieri Fumagalli - cornamuse, flauti e ocarine
Pier Panzeri - chitarra elettrica e chitarra acustica
Carlo Redi - violino, mandolino e chitarra acustica

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