Scott Henderson

                                                                   Vibe Station

                                                                   Self Produced

                                                                   www.scotthenderson.net

 

 

 

Nuovo album per il virtuoso di Palm Beach, grande esponente della fusion e che può vantare collaborazioni di grandissima caratura: Gary Willis, Scott Kinsey, Chick Corea Elektric Band, Joe Zawinul, Victor Wooten, Virgil Donati, Ric Fierabracci e molti altri. Indimenticabile l’esperienza con i Tribal Tech che, in tempi non troppo lontani, hanno pubblicato l’album dal titolo “X”.Vibe Station è stato registrato con il suo trio che vede una line-up completata da Travis Carlton al basso ed Alan Hertz alla batteria.

“Church of Xotic Dance” è la traccia d’apertura. Già dalle prime note suonate con la sua fedelissima Suhr, Henderson mostra tutta la sua attenzione per il rinnovamento. Che si tratti del suono o del fraseggio non importa: il chitarrista americano non è mai monotono e difficilmente suona “vocaboli” simili in due dischi. In questo caso, il suono strizza l’occhio a Steve Vai, perfetto per confezionare un brano sviluppato sul modo lidio e con un sapiente utilizzo degli effetti (pochi, a dir la verità).

“Sphinx” ha un’impronta decisamente blues con influenze quasi glam rock anni 80 (chorus e vibrato a gogò). Dal minuto 04:00, Henderson sale in cattedra e sfodera il meglio del suo repertorio: mini-bending, chicken-pickin’, legati e bending ampi ma precisi vanno ad insaporire un solo tanto lungo quanto gradevole e con vaghi richiami ai Tribal Tech di “Nomad”.

Si passa a “Vibe Station” che vede un’apertura che ricorda la celebre “Root Food” dei Tribal Tech ma, a mio avviso, meno spericolata e con una maggiore espressività favorita dall’uso intelligente della leva e dei bicordi. Bellissimi i passaggi “open” accompagnati dal delay corto ma con ripetizioni arricchite da chorus.

Spericolato, invece, è l’intro di “Manic Carpet” che, per timbro, velocità ed impressioni suscitate, sembra essere una rilettura di “Incantation” di Steve Vai, magari combinata alla strofa di “Crystal Planet” di Satriani. Questo a testimoniare quanto il chitarrista abbia a cuore l’aggiornamento e la freschezza dei fraseggi ma non solo, anche la cura dell’arrangiamento.

Atmosfere decisamente più fusion nella bella “The Covered Head”. L’intensità è notevole ed è scandita dagli effetti swell della chitarra pur essendo sostenuta da un ritmo di batteria molto jazzy. Le frasi suonate in legato dominano la scena coadiuvate anche da un walking di basso piuttosto incisivo, tale da non far sentire la mancanza di un eventuale strumento aggiuntivo.

“Festival of Ghosts”, invece, si apre come quello che potrebbe essere un brano di Allan Holdsworth (alla faccia del dualismo tra i due) per poi, dopo pochi secondi, tornare in territori meglio noti ad un Henderson che governa perfettamente l’impalcatura del brano. I numerosi stacchi conferiscono espressività e mantengono alta l’attenzione dell’ascoltatore che, a partire dal minuto 03:24, può fare un bellissimo salto nel passato degli anni 80.

 

Chiudono il disco “Dew Wut” (d’ispirazione country..ma con la testa a Govan), e la lenta Chelsea Bridge.
Insomma, Scott Henderson è un artista sempre complesso da recensire e il farlo comporta una grande responsabilità. Tuttavia, la grande qualità profusa nei suoi lavori agevola notevolmente il lavoro che, ad oggi, può scrivere di un disco ben realizzato, ben registrato e, soprattutto, ricco d’idee (forse anche più dell’ultimo lavoro dei Tribal Tech) che il chitarrista ha saputo sviluppare e che l’ascoltatore di nicchia (vediamo.. il chitarrista in erba?) saprà utilizzare a dovere nell’arricchimento della propria cultura musicale e, perchè no, con un po’ di dedizione e pazienza, del proprio vocabolario musicale-esecutivo. 

Stefano Pavone

 

01.  Church of Xotic Dance 

02.  Sphinx  

03.  Vibe Station

04.  Manic Carpet

05.  Calhoun 

06.  The Covered Head 

07.  Festival of Ghosts 

08.  Dew Wut? 

 

Chelsea Bridge

Scott Henderson - guitar

Travis Carlton (son of Larry) bass

Alan Hertz drum.

 

 

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