My Tin Apple

                                                                           A strange Carousel

                                                                           Fuel Records

                                                                           www.mytinapple.com

 

 

 

Questa band italiana al suo secondo lavoro non vuole essere relegata in nessun genere musicale specifico, e a ragione, soprattutto per la grande personalità, anche se è esagerato pensare che si possa inventare nuovi altri generi. Sicuramente è una band prog, parzialmente Alternative; la loro sonorità si fonde con l’attitudine della New Wave degli anni ’80, che plastificava il rock e si contrapponeva all’Heavy e al Punk. Il Metal c’è, ma non si erge mai a durezza, sfumando talvolta in un rock pulito. Di fondo c’è una malinconia ma nessuna decadenza di tipo gotico.

La cosa che va detta subito è che non ci sono filler. Al di là dei migliori brani, il livello permane ottimo; ogni pezzo riesce a farsi piacere senza difficoltà. La prima traccia “FALL-A STRANGE CAROUSEL”, ricorda un po’ gli italiani Subsonica, soprattutto per la ritmica, sensazione che si ha in parte anche in altri episodi; ma si tratta comunque di uno dei momenti migliori. Più belle ancora risultano “SILENT ARMY” e la triste “PAPILLON”, con le loro atmosfere piene di pathos. Si brilla di luce chiara e orecchiabilità in pezzi come “Giants”. E la voce  spesso porta generalmente mestizia, esempio sensibile ne è la dolce semiballata “Rain Up”. La New Wave citata, anche se continuamente presente a livello di attitudine, non è fortemente espressa se non in “Time Travels”; solitamente infatti fa capolino in maniera diretta solo qua e là, per esempio nell’inizio di “An Invisible Breath” esplicitandosi coi suoni di basso e chitarra.

Questo afflato è solo parziale poiché  l’espressività è in mutamento continuo, e proprio in “An Invisible Breath” c’è un viraggio americaggiante di riffing moderno e corposo.

Ma le caratteristiche presenti, pur integrate tutte bene, non sono univoche; per esempio “Something Dies”, inizialmente accompagnata dal pianoforte e poi da una leggera distorsione, su cui si erge un assolo chitarristico, contiene un’anima quasi da musica classica. Le raffinatezze vocali che in altre situazioni apparirebbero leziose, questo cantante  riesce a renderle rotonde e piene, veraci; e “Mirror” (brano vicino ai Muse) lo testimonia. Si naviga su un’alta sensibilità nel riuscire a trovare stupende linee vocali melodiche intrise di grande profondità. Anche il momento cantato in italiano, per quanto breve (nella seconda parte di “Two shoes”) è in grado di offrire emozioni. Grande assenza il virtuosismo (pochi assoli), ma presentissima l’eleganza e la cura formale.

E’ un combo italiano, e in quanto tale possiede quella povertà di arrangiamento che spesso colpisce i musicisti nostrani, rispetto agli inglesi e gli americani molto più abituati a gestire la ricchezza sonora, ma anche rispetto a quelli del Nord Europa. Un difetto che nella terra tricolore proviene dalla musica leggera che si basa quasi esclusivamente sulle linee vocali. Ed infatti questo gruppo proprio sulla melodia del cantato fonde la sua espressività.

Eppure questo difetto non lo è per i “My Tin Apple”; grazie alla loro capacità compositiva tutto funziona alla perfezione e il songwriting riesce a mantenersi interessante fino alla fine, entrando subito nella mente. In effetti per rimanerne colpiti non c’è bisogno di più ascolti come spesso avviene nel Progressive.

Ma la voce non mantiene la struttura da sola, le distorsioni chitarristiche e il drumming aumentano la tensione emotiva dei brani, con una tonicità contrapposta alla morbida voce di Gianluca. La linearità compositiva e l’arrangiamento non appesantito da sovrastrutture, permettono una fruibilità immediata, ma dal punto di vista emotivo le percezioni sono diversificate grazie ad una abilità nell’inserire molteplici input sonori pur nella semplicità, ed è proprio questo che li rende prog. Una delle migliori cose uscite quest’anno; godetevi le arie elegiache di questo disco.

Roberto Sky Latini

01. Fall - A Strange Carousel
02. Giants
03. Rain Up
04. An Invisible Breath
05. Mirror
06. Something Dies
07. Silent Army 
08. Papillon
09. Horse Drown Carriage
10. Time Travels
11. Two Shoes - A Life Side by Side - Two Shoes - Signora Mia
12.
Ships
13. Downstairs

 

Gianluca Gabriele - vocals
Luca Cecchi – guitars
Massimiliano Ciani – guitars/synth
Marco Bruni - bass
Francesco Vannini – drums

FOLLOW US

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione