Nergrjibia

                                                                               Nergrjibia

                                                                               Autoproduzione

                                                                               Sito non disponibile

 

 

 

Esordio del 2014, quattro musicisti (ora un trio dal vivo) si presentano al pubblico già maturi. Con un piglio vicino al rock/blues, ma anche al jazz, questa band italiana (Terni-Umbria) fondata dal chitarrista e dal batterista, produce una ibridazione dentro un funky di base, parzialmente psichedelico. La freschezza con cui questi giovanissimi autori suonano il loro sound riesce a entrare nelle vene senza mai annoiare, anzi, ascolto dopo ascolto se ne riescono a godere sempre di più le variazioni sul tema.

In realtà il cd appare come un lungo brano stilisticamente compatto (per esempio la fine della prima traccia e l’inizio della seconda sono molto assimilabili) che però scorre fluido come un ruscello trasparente. Nella semplicità compositiva c’è del virtuosismo e una sensazione di ironia, per esempio “Funkadigma”, la più jazzistica performance di chitarra e tastiere, in tal senso è molto rappresentativa.

Non ci sono mai cali di tensione e nemmeno momenti poveri, anzi, quando sembra che il pezzo abbia già dato la sua essenza, ecco scattare un altro ritmo tra chitarra distorta, basso e batteria, ed accendere una nuova scintilla. Non manca la tastiera vintage coi suoni chiari e aperti, che portano verso gli anni settanta come nell’elettrica “Labyritnh of the Unconscious” con l’entrata di alcuni parametri Hard Rock. Il basso è importante, sin dall’inizio del lavoro con la prima traccia, “Weekend with the Aliens”, sembra avere una presenza quale personaggio principale, e però continua il suo balletto ritmico riuscendo continuamente a mettersi al servizio della struttura e degli altri strumenti, senza mai nascondersi, con limpida corposità, e al tempo stesso facendosi adeguatamente da parte nei giusti momenti.

La dinamicità non viene meno anche quando il brano è soft come “Grey” che dolcemente introduce l’ascoltatore in un ambientazione galleggiante di onde calme con riverberi sognanti e quindi verso una atmosfera di ampio respiro (che in qualche modo ricordano anche i Morcheeba). Gli strumenti nella loro sovrapposizione rendono un piatto ricco eppure non c’è mai una complessità vera e propria; la band non si esprime mai sopra le righe, ma nonostante tutto riesce a fuggire dal rischio di appiattire la forma sonora. La capacità compositiva si affaccia attraverso il perfetto equilibrio tra la naturalezza espressiva e la tecnica formale. Il chitarrista Francesco è così che definisce la band: “Il nostro stile è un funk sperimentale con una sfumatura blues in una atmosfera psichedelica”. Si percepisce una vena davvero ispirata, ma non la considererei realmente sperimentale, anche se l’attitudine è quella; in effetti non si è inventata l’originalità, pure il contenuto possiede una bella personalità.

Persino una tendenza prog può intravedersi, come succede verso la fine dell’ultima traccia, l’elegante “Fluctuates in the Mind”, che forse insieme alla seconda traccia è uno degli episodi migliori. “Labyrith of…” lo è per la delicatezza della prima parte e per la contrapposta energia della seconda parte, mentre “Fluctuates in…” per ampiezza interpretativa.

Nonostante tutti i singoli brani durino circa 5 minuti, il cd pare esaustivo artisticamente, soddisfacendo con la sua trama a volte rarefatta, a volte più diretta, il percorso fruitivo, che se non stanca, bensì sazia, senza che il tutto appaia troppo breve. Davvero un lavoro riuscito in tutti i sensi. Dovreste proprio passare un weekend con il sottofondo di questo minicd di cinque pezzi. La loro musica non è inaccessibile nonostante la intelligenza formale sfornata, e il vostro fine settimana non sarebbe così alieno come il titolo della prima traccia vorrebbe farvi credere, anche perché l’orma che il gruppo traccia è un sentiero che è già stato percorso, ma seguito ed eseguito con la dovuta frizzantezza e qualità.

 

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Weekend with the Aliens

 

02.  Labyrinth of the Unconscious

 

03.  Grey

 

04.  Funkadigma

 

05.  Fluctuates in the Mind

 

Francesco Rosati – guitars

Michele Illuminati – drums

Altri musicisti:

Giovanni De Rosa - keyboards

 

Paolini - bass

 

 

FOLLOW US

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione