The Tangent

 A Spark In The Aether - The Music That Died Alone: Volume Two

 Inside Out

 www.thetangent.org

 

 

 

Ottavo album in studio per il supergruppo di progressive eclettico dei The Tangent, dopo “COMM” del 2011 e “Le Sacre Du Travail” del 2013. The Tangent sono stati fondati tredici anni fa nel 2002 da due ex membri dei Parallel e da tre ex membri dei Flower Kings. Il gruppo ha poi subito, nel corso degli anni, insoliti cambiamenti di formazione includendo per un certo periodo persino il mitico David Jackson, storico sassofonista dei Van der Graaf Generator.

Fino a oggi hanno pubblicato otto album in studio e due album live con alterne fortune.  Il primo album presentato nel 2003 “The Music That Died Alone” ebbe un notevole successo sia presso la comunità progressive sia ricevendo ottime critiche e recensioni sui siti specializzati. Negli album successivi mutarono spesso i componenti della band e di conseguenza anche lo stile, introducendo di volta in volta elementi jazz, funk e persino musica elettronica. A volte, infatti, alcuni elementi della band cambiano anche rispetto al disco precedente. Il loro ultimo lavoro in studio, almeno nel titolo, si ispira direttamente al primo album del gruppo, anche perché tornano due musicisti importanti come Jonas Reingold e Theo Travis presenti appunto nell’album di esordio del 2003.

  Il disco, secondo uno schema ormai quasi classico per i The Tangent, si compone di un paio di lunghe suites e da alcuni brani estesi che si alternano alle suite. L’album si apre quindi con la title track “A Spark in the Aether” che inizia con tastiere e basso, quasi epica e sinfonica, molto veloce e ritmata. In stile rock, con chitarra lievemente distorta e durata giusta per un A.O.R. di successo. Molto orecchiabile e di facile ascolto.

Un ottimo singolo da passare anche in radio. Assolo di tastiere ben accompagnato dalla chitarra ritmica. Segue la prima lunga suite dell’album “Codpieces and Capes” di oltre dodici minuti, strutturata in cinque movimenti. Ancora molto attivo il basso, che lancia un assolo di tastiere, seguito immediatamente dalla chitarra elettrica. Lo stile diventa progressive, con coretti a più voci in stile Yes anni settanta e poi ancora tastiere in libertà. Musica gioiosa e allegra, comunque fruibile anche dai non esperti del genere. Ritmo trascinante e melodia orecchiabile che ci conduce al secondo movimento della suite, con atmosfere più jazzate, canto più complesso su linee meno convenzionali. La struttura musicale migliora, si fa più avvolgente e trascinante. Ottima la linea del basso che sin dall’inizio di questo disco è sempre in evidenza. Breve rullata di batteria e arriva il momento della chitarra, che si produce in un ottimo assolo veloce e distorto. Passaggio laterale, sofisticato con svisate nel jazz.

Siamo nel quarto movimento di questa lunga suite con la chitarra elettrica che si alterna al pianoforte per riportarci alla ripresa della linea iniziale del brano chiudendo il cerchio. Un lungo pezzo gradevole, abbastanza orecchiabile e di sicuro impatto sull’ascoltatore. Fino a questo momento, le caratteristiche peculiari di questo nuovo album dei The Tangent sono la leggerezza e l’approccio gioioso alla musica. Arriva adesso un lungo brano “Clearing The Attic” di oltre nove minuti che inizia dolce con il flauto e un’ottima melodia. Bello l’impianto musicale. Chitarra elettrica lievemente distorta che si produce in un assolo che introduce la parte cantata. Lungo assolo di tastiere e ancora di chitarra elettrica e poi improvviso cambio di ritmo.

Passaggio a vuoto in stile jazz con strumenti più leggeri e liberi di spaziare sul pentagramma fino ad arrivare senza soluzione di continuità al brano successivo, un omaggio ai Pink Floyd, il migliore dell’intero disco, “Aftereugene” che parte con una chitarra classica spagnoleggiante per poi giungere alla parte centrale della canzone molto pink-floydiana (Atom Heart Mother e Echoes), rarefatta e quasi sperimentale, con la tastiera in mood psichedelico. Parte poi il basso con il riff ossessivo che omaggia “Careful with that axe Eugene” dei Pink Floyd dal disco Ummagamma. Ottimo l’assolo di sassofono nel finale. Un omaggio molto interessante, personalizzato ma allo stesso tempo fedele. Parte adesso il brano più lungo del disco “The Celluloid Road”, lunga suite di circa ventidue minuti divisa in sei movimenti dalle diverse caratteristiche.

Veloce e sincopata la prima parte, con basso in bella evidenza in dialogo con la chitarra elettrica, il brano si sviluppa in crescendo con atmosfere rock per poi mutare in passaggi più sofisticati ed eclettici con le tastiere a dettare la linea del background. La suite si fa lenta, il ritmo cambia e ancora una volta il basso detta la linea con i suoi riff. Cambio totale di linea musicale e melodica. Il brano si fa lento, diventa quasi una ballata, con slide guitar e lungo passaggio a vuoto. Arriviamo infine alla parte intitolata San Francisco e la musica improvvisamente si ravviva, diventa quasi disco music anni ottanta. Veloce e sincopata con interventi di fiati che ricordano gli Earth, Wind and Fire. Una fuga nel ballabile per poi riprendere, come era avvenuto nella suite precedente, le tematiche dell’inizio a chiudere il cerchio.

Una suite molto frammentata ed eclettica probabilmente di lunghezza eccessiva. Alcune parti sembrano fin troppo slegate. Il disco volge quindi al termine con l’ultimo brano in scaletta “A Spark In The Aether (Part Two)” che parte con un pianoforte classico in un’atmosfera rarefatta e sofisticata. Il brano prende quota piano piano tra svisate elettriche e impianto classico. Molto interessante. Ottimo assolo di chitarra elettrica che ci conduce alla parte centrale della canzone, molto improntata alle cadenze jazz, in cui si libera la tastiera in divagazioni musicali per poi riprendere una cadenza rock e cavalcare verso il finale del brano che in teoria conclude il disco. Troviamo, invece, alla fine dell’album una bonus track, che è un frammento della suite intitolato “San Francisco” in versione singolo.

Si tratta del quinto movimento della lunga canzone “The Celluloid Road” editata opportunamente in stile radiofonico. Una canzone pop-rock con cadenze quasi dance. Un ottimo singolo A.O.R. per il mercato discografico. Questo disco dei The Tangent è un prodotto gioioso, eclettico e godibile con atmosfere neo-progressive, rock e jazz. Alterna, infatti, alcune situazioni prettamente neo-progressive ricreate soprattutto con gli assoli di tastiere, a suoni più rock di basso e di chitarre elettriche e, infine, ad altre cadenze che spaziano nelle modulazioni tipiche del jazz. Impreziosito da due lunghe suite con diversi movimenti, contiene altri brani lunghi e interessanti come ad esempio la title track e il sorprendente omaggio a un famosissimo brano dei Pink Floyd. Forse i The Tangent avrebbero dovuto osare di più nell’ambito del progressive classico sinfonico che viene dimenticato in questo album a favore di situazioni più orecchiabili.

Un disco comunque con situazioni stimolanti, da ascoltare con grande attenzione ad alto volume, magari in macchina con i finestrini abbassati durante un lungo viaggio per le strade estive assolate possibilmente in assenza di traffico.

 

Pierluigi Daglio

 

01. A Spark in the Aether
02. Codpieces and Capes
  a. We've Got The Music!
  b. Geronimo - The Sharp End Of A Legacy
  c. Trucks & Rugs & Prog & Roll
  d. A Night At Newcastle City Hall, 1971
  e. We've Got The Music! (Reprise)
03. Clearing The Attic
04. Aftereugene
05. The Celluloid Road
  a. The American Watchworld
  b. Cops And Boxes
  c. On The Road Again
  d. The Inner Heart
  e. San Francisco
  f. The American Watchworld (Reprise)
  06. A Spark In The Aether (Part Two)

Bonus track:
07. San Francisco Radio Edit

Andy Tillison - keyboards and vocals

Luke Machin - guitar

Jonas Reingold - bass guitar

Theo Travis - saxes and flutes

Morgan Agren - drums

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