Diana Krall

                                                                        Wallflower

                                                                        Verve

                                                                        www.dianakrall.com

 

 

 

Pubblicato il 3 febbraio “Wallflower”, l’ultima raccolta targata Diana Krall, cantante e pianista canadese diplomata Berklee e con ben 15 milioni di dischi venduti in tutto il mondo.Il disco in questione vuol essere un omaggio ai brani che hanno influenzato maggiormente la sua formazione musicale con un intervallo di tempo che va dagli anni ’60 agli ’80. La produzione è stata affidata a David Foster.

La line-up è costituita da Anthony Wilson (chitarra), Dennis Crouch (basso), Stuart Duncan (violino), Karriem Riggins (batteria), Patrick Warren (tastiere) e, naturalmente, la bella Krall al pianoforte.

L’album è composto di 12 tracce nella versione standard e di 16 nella versione deluxe (comprendente cover quali In my life dei Beatles, Yeah Yeah di Rodger Grant e cantata con Georgie Fame, Sorry Seems to Be the Hardest Word di Elton John e la title-track, Wallflower, cover di Bob Dylan, in versione live).

La prima traccia, “California Dreamin’” dei Mamas & Papas, costituisce una cover ben arrangiata, con momenti di grande eleganza musicale favoriti da un sapiente uso degli archi e da un pianoforte che non si risparmia qualche fase “outside” che conferisce un ottimo fondale alla soffusa voce della bella canadese. La chitarra poi, equipaggiata di single coil al ponte, conferisce quel sapore evergreen che non guasta mai.

Altra traccia, altra cover celebre: “Desperado” degli Eagles. Qui, la vena pop della Krall, si fa sentire e con essa tutte le polemiche sollevate in passato da grandi esponenti del jazz mondiale (su tutti Dee Dee Bridgewater) circa l’affinità dell’artista con il genere. Sul pianoforte sì, vocalmente no. Questo brano conferma le voci ma, al tempo stesso, regala una performance degna dei songwriters anche se un po’ da primo ballo del matrimonio in quanto a cadenze.

Si prosegue con “Superstar” di Bonnie Bramlett e Leon Russel. L’arrangiamento fa da padrone: batteria suonata con le spazzole, chitarra classica, archi e pianoforte creano una musicalità degna di un tema per un film di James Bond (i primi con Sean Connery, chiaramente).

Segue “Alone Again” (dell’irlandese Gilbert O’Sullivan)cantata in duetto con Michael Bublè. Il brano inizia con una andamento che, volendo fare un paragone inesistente e assurdo, potrebbe essere adottato da John Mayer se venisse invitato in televisione a cantare i classici canti di Natale. Bellissimo il solo di chitarra (clean) di Anthony Wilson, unica perla di una cover che, a mio avviso, avrebbe meritato una migliore rilettura.

Il disco comprende anche l’inedito “If I take you home tonight” scritto da Paul McCartney. Probabilmente la traccia migliore dell’album e degna di far parte di una colonna sonora di qualche film basato, perchè no, su un romanzo d’amore. La vedrei benissimo nei momenti topici e, infine, sui titoli di coda. Arrangiamento eccezionale e Diana Krall che dimostra di avere davvero tanto da donare al mondo jazz/pop o, perchè no, al jazz friendly user. Il tema di pianoforte è di quelli che entrano in testa e non vanno più via.

“Sorry Seems to Be the Hardest Word” rappresenta un grande scoglio: di cover ce ne sono tantissime ma, quelle riuscite, non sono tante. Bene, questa è una di quelle. Il brano è stato destrutturato e ristrutturato lasciando però intatti i capi saldi, come la linea vocale e gli intermezzi tra ritornello e strofa. Ne risulta un brano efficace, bello, che non ci si stanca mai di ascoltare.

Completano la scaletta la title-track “Wallflower” (la meno jazzata del disco), “I Can’t tell you why” degli Eagles, “Feels like home” di Randy Newman cantata con Brian Adams, “Operator” di Jim Croce ed una bellissima rivisitazione di “Don’t Dream it’s Over” dei Crowded House, a noi nota come “Alta Marea” e cantata da Antonello Venditti.

Un disco bello da ascoltare mentre si guida in autostrada in una giornata di sole (non nego che il mio primo ascolto è avvenuto in queste circostanze) e che regala momenti di grande piacere musicale ma, una volta riascoltato, mostra tutta una serie di pecche. In particolare, la ripetitività: tutti i brani infatti, pur essendo piuttosto diversi tra loro, sembrano iniziare nello stesso modo. Così come anche la voce di Diana Krall, bella, calda e coinvolgente, dopo 3-4 brani, coadiuvata, appunto, dalla ripetitività degli stessi, inizia a stancare. Parte della responsabilità è da assegnare a David Foster, autore di colonne sonore celebri ma, ahimè, legato a quelle sonorità strappa-lacrime che non sempre si rivelano azzeccate. Nei film magari si ma, in questo album, le cover suonate, non sempre lo richiedevano.

Domenico  dezio

 

01.  California Dreamin'

02.  Desperado

03.  Superstar

04.  Alone Again (Naturally)

05.  Wallflower

06.  If I Take You Home Tonight

07.  I Can't Tell You Why

08.  Sorry Seems To Be The Hardest Word

09.  Operator (That's Not The Way It Feels)

10.  I'm Not In Love

11.  Feels Like Home

12.  Don't Dream It's Over

13.  In My Life

14.  Yeh Yeh

15.  Sorry Seems To Be The Hardest Word (Live)

16.  Wallflower (Live)

 

 

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