Wolfpakk

                                                                     Rise of the Animal

                                                                     AFM Records/Audioglobe

                                                                     www.wolfpakk.net

 

 

 

La band è orecchiabile ma sempre abbastanza dura e oggi la parte tosta lo è di più. La partenza è affidata ad un brano che esce leggermente dai canoni della band facendosi molto Gammarayana/Helloweeniana: una “RIDER OF THE STORM” Power Metal che esalta la coralità suonando potente, ospitante proprio il cantante degli Helloween Andi Deris, che di quello stile è uno dei portabandiera. Non è più solo la presenza di ospiti, ben numerosi anche stavolta (più di venti), a fare del disco un lavoro di classe; ora il songwriting appare più maturo che in passato e quindi questa prova supera le precedenti.  Sebbene essa non si stia sulle vette più alte del panorama metal, il risultato appare godibilissimo ed eccitante.

I vari episodi, tutte con belle linee vocali, contengono momenti solisti strumentali a forte effetto ed atmosfera. Per esempio, anche un brano come “SOCK IT TO ME”, saltellante e quindi con verve che dovrebbe basarsi fondamentalmente sul colpo diretto (in cui partecipa l’ugola di Marc Storace dei Krokus), contiene un solismo di più ampio respiro.

L’espressività del metal tedesco è piena e totale. E Kiske, ormai da considerare il supremo cantante metal di questi anni, riporta il disco proprio su queste corde teutoniche con la lunga ed epica title-track di quasi nove minuti (“RISE OF THE ANIMAL”). Sono utilizzate cavalcate epiche come in “Somewhere beyond”, e nell’epicità si rimane quando si scuote l’ascoltatore con riff e cori enfatici, anche passando per la scuola inglese come nella saxoniana e folk “Highlands”, del resto cantata da un ispirato Joe Lynn Turner, statunitense, ma con radici esperienziali affondate nel rock inglese (DeepPurple; Rainbow).

I medi tempi cadenzati sono espressi tanto bene quanto i tempi veloci. Anche la cifra stilistica non perfettamente omogenea tra traccia e traccia, riesce però nell’intento di rendere non anomali gli accostamenti, grazie ad un bel lavoro di arrangiamento.  Così quando arriva l’hard-rock di “Black Wolf”, si ricorda parecchio il passato, e forse il riff non è molto originale, però la costruzione formale è impeccabile. Le parti soliste vibrano con ottima risoluzione atmosferica, regalando emozioni. La cura che si vede chiaramente, in questa operazione discografica, risulta sempre efficace. Aspetti rudi si accompagnano a quelli più raffinati, in una professionalità che non è solo di mestiere, ma piuttosto ispirata.

Avere chitarristi come John Norum degli Europe, Alex Rudi Pell e Bernie Thormè o Bob Daisley (Ozzy; Rainbow; GaryMoore; B.Sabbath; Uriah Heep) al basso o il batterista Chris Slade (Uriah heep; Ac/Dc; Asia), è interessante e un valore aggiunto, ma forse stavolta non ce n’era bisogno. Infatti le canzoni ci sono, realizzando un buon solido contenuto. Qui siamo al puro Heavy Metal anni ’80 con inserita qualche bottarella settantiana, del tipo maggiormente moderno sorto in quel periodo, che sicuramente piace ai nostalgici ma anche a chi vuole suoni meno datati. Un disco che attualizza l’antico, così come fanno altri, ma stavolta senza cedere nel confronto. Sweeney e Voss sono cresciuti, sanno dove mettere le mani, e sanno come si fa il buon rock.

 

 Roberto Sky Latini

 

01.  Rider of the Storm    

02.  Sock it to Me

03.  Monkey on your Back

04.  Highlands

05.  Black Wolf

06.  Somewhere beyond

07.  Running Out of Time

08.  Grizzly Man

09.  High Roller

10.  Rise of the Animal

11.  Universe

 

Mark Sweeney – vocals

Michael Voss – guitars/bass

Martin Rauber – guitars

Chris Ivo – keyboards

Gereon Homann – drums

 

Jean Marc Viller – backing vocals

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