Lyriel

                                                                                     Skin and Bones

                                                                                     AFM Records

                                                                                     www.Lyriel.net

 

 

Ecco il quinto lavoro da studio (2014) di una band tedesca con front-woman oriented, che potrebbe essere archiviata nella comune scia dei minori, se non fosse per l’interessante voce della Thierjung che non si limita a farsi sinuosa, ma che possiede una bella forza interpretativa. A volte si percepiscono indecisioni e, in due casi di questo disco, anche stonatura (non dissonanze volute, e una sta prima del secondo ritornello di “Running in our Blood”), ma sembrano dovute più alla fretta nella registrazione (bisognerebbe chiedere conferma) che all’incapacità della singer.

Il gruppo ha però un altro pregio: a parte un songwriting efficace in vari episodi, è dinamico nella ricerca del riifframa che sprigiona a mò di band Heavy Metal classica, pur gestendo uno stilema gotico-sinfonico. Per cui è si formazione minore, ma non di bassa lega, che riesce a sfornare una efficace grinta e personalità. Loro lo chiamano “Dark Romantic Celtic Rock” che alla fine, pur facendo capire dove situarli, è una dicitura che non esiste e che non serve. Si tratta essenzialmente di un gothic-metal con sfumature sinfoniche, con l’aggiunta di spinte Power.

A metà strada tra riff anni ’80 e groove moderno, c’è un senso generale di impegno riconoscibile nella cura non solo dell’arrangiamento, ma proprio della scrittura; forse un po’ freddina la produzione tecnica ma l’ascolto ripetuto abbatte questo ostacolo.

Album migliore del precedente in quanto più grintoso, nonostante esistano ancora piacevoli soffuse melodie. I violini prendono il posto della chitarra ritmica con una certa presa, in “Black and White” ed “In your Eyes”. I riff heavy possono essere individuati  in “Numbers”; in “Skin and Bones”, mentre la modernità delle chitarre è quella dei riff di “Running in our blood”, il più bel rifframa dell’album.“Numbers” è un pezzo adattissimo per l’impatto iniziale ma certo non è questo ad apparire originale.

“Falling Skies” e la title-track sono i due episodi che invece sanno farsi particolarmente  diretti, ma anche intriganti dal punto di vista dell’aggressione e del pathos scuro, grazie appunto soprattutto alle linee vocali e per le caratteristiche sopracitate di Jessica. Anche “Black and White” ha una buona incisività vocale e con i sopracitati crea un bel trittico, ma esso è l’unico col growl; e la cosa interessante è la doppia versione presente nell’album, dove la seconda vede scomparire il growl esplicito per incastonarlo sotto la voce femminile, come un eco grezzo, e in questo modo il cantato assume un effetto più intereressante.

Unici punti deboli sono la ballata “Days had just begun” che appare una popsong soft derivativa e “Der Weg” che cantarla in tedesco non serve, sembra una song fallita dei Lacuna Coil. Per quanto commerciale, invece, “Dust to Dust” è interessante perché la sua linea vocale è costruita come se gli Abba componessero in questi nostri tempi contemporanei; userebbero una distorsione leggera che qui potenzia un cantato solare in linea con quella loro estetica. Tra le morbidezze, “Astray”, malinconica, è scurita da un violoncello, ciò rendendola particolare. I pregi sono interessanti, i difetti sono pochi: buon ascolto.

 

Roberto Sky Latini

01.  Numbers

02.  Falling Skies

03.  Skin and Bones

04.  Black and White

05.  Days had Just Begun

06.  Your Eyes

07.  Dust to Dust

08.  Der Weg

09.  Astray

10.  Worth the Fight

11.  Running in our Blood

12.  Dream Within a Dream

13.  Black and Shite (second version)

Jessica Thierjung - vocals

Oliver Claymore - guitars

Tim Sonnenstuhl - bass

Martin Ahman - keyboards

Markus Fidorra - drums

Joon Laukamp - violin

Linda Laukamp - cello

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