Napalm Death

                                                                  Apex Predator – Easy Meat

                                                                  Century Media Records

                                                                  www.napalmdeath.org

 

 

 

Ai musicisti di questa band inglese di lungo corso (quindici album) pare venire facile utilizzare le varie caratteristiche del rock estremo dal Punk-core al Death/Black fino al Grind, con tutte le variabili esistenti. Lo fanno con estrema spontaneità, riuscendo a non apparire mai artificiosi. Ma non sempre tutto viene alla perfezione, sebbene si tratti di un album divertente. In questo 2015 quindi non si è riusciti a eguagliare la bella prova del 2012.Le song, corte come la più punkeggiante tradizione, risultano troppo poco accattivanti. In generale si è perso l’estro del passato, rimanendo qualitativamente sotto la media.

In tutto ciò emergono però cinque schegge per niente banali; le migliori senza dubbio. L’ossessiva  “HOW THE YEARS CONDEMN” va oltre la mera furia impattante per offrirsi come rasposa recrudescenza atmosferica, sulfurea ma di ampio respiro nonostante la cattiveria. C’è poi epicità e fangosa morbosità in “DEAR SLUM LANDLORD”, la cui oppressione si dipana in una malata evanescenza; poco variabile ma emotivamente molto efficace. L’aggressività risulta molto arrembante in “CESSPITS” che usa inizialmente una tirata punteggiante per poi passare ad una ferocia Death annichilente.  I riff classicamente Heavy anni ’80 sono imbastiti su “HIERARCHIES” che contiene però anche riff punk, utilizzando inoltre una tradizione thrash e infila un ritornello Metalcore

. Finisce l’album una inizialmente furibonda “ADVERSARIAL/COPULATING SNAKES” con tamburi battenti di una batteria incessante, e una seconda parte decadente stilisticamente ma efficacissima dal punto di vista artistico. Se tutto l’album fosse rimasto su tale livello sarebbe stato un grande disco. L’esistenza di questi pezzi testimoniano che la band ha ancora cose da dire e non siamo perciò ad una vera e propria delusione; eppure vi sono cose migliori da ascoltare quest’anno.

Non si può parlare bene di un’opera solo perché contiene purezza intellettuale e non accetta compromessi. Va detto infatti che l’onestà contenutistica c’è, ma stavolta la tensione non raggiunge alti apici di tono. In alcuni casi poi si utilizzano successioni sonore scontate e a poco vale il fatto che siano energetiche mazzate nello stomaco. Durezza e cattiveria da sole non bastano mai a realizzare belle song, come lo stesso avviene con orecchiabilità e commercialità, serve la scintilla. L’album ci racconta di musicisti dalla grande esperienza, infatti lo si percepisce, ma per il momento siamo ad una flessione artistica.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Apex Predator – Easy Meat

02.  Smash a single Digit

03.  Metaphorically Screw You

04.  How the Years Condemn

05.  Stubbon Stains

06.  Timeless Flogging

07.  Dear Slum Landlord

08.  Cesspits

09.  Bloodless Coup

10.  Beyond the Pale

11.  Stunt Your Growth

12.  Hierarchies

13.  One-Eyed

14.  Adversarial/Copulating Snakes

 

Mark Greenway – vocals

Mitch Harris – guitars

Shane Embury – bass

Dany Herrera – drums

 




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