Dusan Jevtovic

                                                                                   Am I Walking Wrong?

                                                                                   Moonjune records

                                                                                   www.dusanjevtovic.com

 

 

 

Look da nerd, un'avviata carriera da turnista ed un set-up, tutto sommato, minimale.Questi primi aspetti che balzano all'occhio consultando il web alla ricerca di notizie su Dusan Jevtovic, chitarrista serbo autore di diversi album e con una grande esperienza in ambito sia live che studio (ha registrato le chitarre per quasi tutti gli album prodotti dalla Satchmo records, Batiendo records, Vicious records, L’indi records). 

Am I Walking Wrong? costituisce il secondo lavoro discografico  solista ed è stato prodotto dalla MoonJune's Records. La line-up è completata da Bernat Hernandez (basso) e Marko Djordevic (batteria), professionista che, all'attivo, vanta collaborazioni con Bill Frisel, Matt Garrison e Wayne Krantz. 

Inseriamo il disco e lasciamoci trasportare dalle atmosfere messe in piedi da questo trio.Il titolo della prima traccia, “You can't sing, you can't dance”, fa pensare ad un rimprovero ma, al tempo stesso, e dopo solo un minuto di ascolto, al fatto che Jevtovic, di musica, deve averne ascoltata davvero tanta. Intro soft con un sapiente uso degli effetti a pedale (compressore, fuzz ed octaver) a rendere il risultato finale tanto acido quanto coinvolgente per poi convergere su una linea rabbiosa, irregolare ed affascinante nella quale, l'unica componente che sembra seguire uno schema preimpostato, è la progressione del basso fretless. A voler trovare necessariamente un paragone idoneo, il pensiero va a “I'm tweeked attack...” di Vinnie Colaiuta. Davvero una bella traccia. 

Dissonanze, bending “diversamente intonati” (John Frusciante docet...) e tanto fuzz, vanno a condire la struttura della title track, per l'appunto “Am I Walking Wrong?”. Il basso, che nella traccia precedente si manteneva coerente in quanto a progressione, questa volta suona la stessa linea  in uno schema di loop in crescendo. Dal minuto 3:40, infatti, le dinamiche, anche se per poco, salgono drasticamente per poi scendere fino alla chiusura del brano. Jevtovic mette in mostra la sua versatilità e, soprattutto, la capacità di decorare una linea che, altrimenti, sarebbe apparsa come una backing track scaricata da You Tube sulla quale lo studente medio, magari, si sarebbe potuto esercitare sulle sostituzioni.  

Apparentemente meno complessa (ma solo apparentemente) ma più “noise” è “One on One”. Jevtovic fa gli straordinari e alterna fasi più orecchiabili rette dal tema principale a parti quasi orchestrali o comunque costituite da un'incredibile pienezza sonora. Il riferimento, questa volta, potrebbe essere Robert Fripp. 

“In the last moment II” concede qualche minuto di pausa in termini di dinamiche ma, parallelamente, stimola al massimo il senso della percezione. Un arpeggio clean allestisce il corridoio sonoro nel quale, lo slow attack che elabora il fraseggio, ci guida verso luoghi misteriosi ma noti, come se qualcuno ci stesse prendendo per mano per accompagnarci in un luogo che susciterà sensazioni forti e certe. Noi lo sappiamo, ma ci andiamo ugualmente.

Ascoltando “Embracing Semplicity” per i primissimi secondi, non ci si aspetterebbe un brano rock/fusion bensì, dopo 9s, forse, l'attacco di “Innuendo” dei Queen. Quello che ne deriva, invece, è una traccia altrettanto emozionante seppur di tutt'altro genere. Il fondale è più pop, con richiami anni 90 in stile Blur (cito loro perchè, durante il viaggio sonoro offerto dal brano, per qualche secondo, ho pensato al video della celebre “Coffee and Tv”) e affrescato da fraseggi minimal ma rotondi (si riconosce il suono della Telecaster suonata con il pick-up al ponte) e quantomai azzeccati. Aumenta la cattiveria andando avanti e la volontà è confermata dall'abbondare di cluster espressivi, aggressivi ma mai fuori posto. 

Entra in ballo la chitarra acustica  in “If You See Me Again”con un giro che lascia spazio a qualsiasi tipo di sperimentazione: da fraseggi armonizzati con un pedale harmonist a temi suonati simulando un theremin. La sezione ritmica fornisce il giusto contributo alla causa grazie ad una presenza ben udibile ma assolutamente non invasiva. Il risultato finale è un brano ideale per il fine al quale era destinato, ovvero la chiusura dell'album. Pur non essendo legato armonicamente ad alcuno degli altri brani, offre la sensazione di una “reprise” che lascia all'ascoltatore l'idea di un riassunto ben realizzato ma, specialmente nella parte centrale, accompagnata da una quantità indescrivibile di cuore. Tutto questo fa di questo brano quello più riuscito. Dissonanze, suoni curati nel minimo dettaglio, tempi composti e tanta fantasia fanno di tutto l'album un ottimo lavoro ma, quando una traccia arriva a trasmettere così tante emozioni, tali da sfociare in uno stato di semi-catarsi, vuol dire che c'è qualcosa di speciale che va oltre la perizia, la competenza ed ogni altro prinicipio o legge scientificamente dimostrabile: vuol dire che l'artista ha realmente qualcosa da dire.

Stefano  Pavone

01.  You Can't Sing, You Can't

02.  Am I Walking Wrong?

03.  Drummer's Dance

04.  One On

05.  In The Last Moment II

06.  Embracing Simplicity

07.  Third Life (

08.  Tra-Ta-Ta-Ta-Ta

09.  Bluesracho

10.  If You See Me Again       

  

Dusan Jevtovic - guitar

Bernat Hernandez - fretless bass guitar

Marko Djordjevic - drums

 

 

 

 

 

 

 

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