Mother’s Finest

                                                      Goody 2 Shoes & the Filthy Beasts

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Non sono in molti a ricordarsi della particolarissima rockband americana di Atlanta. Il loro primo album venne alla luce nel 1972, e nascendo dopo la deflagrazione dell’Hard Rock, avvenuto in quel periodo, questi presero molto dal quel genere.

Ma la cosa originale fu che si trattò di neri che portarono in quel suono duro anche le loro appartenenza culturale e musicale del funky. In realtà la formazione vedeva la partecipazione di 6 persone fra neri e bianchi insieme, e insieme ci fu la fusione stilistica che generò un originale impasto sonoro. Il loro è un FunkHardRock che non è cambiato fino ai giorni nostri.

Ma oggi è comunque tornato al primo periodo. Dopo essere passati per una fase molto più modernamente metal per impatto e attitudine (un esempio ne è “The Black radio won’t to Play this Record” del 1992), si è rivitalizzato il lato Hard Rock e blueseggiante degli anni ’70. A differenza di allora, però, si è utilizzata meno la realtà strumentale degli assoli, che quando ci sono sono belli, ma sempre in secondo piano. Anche i Grand Funk, corposa band Hard Rock dello stesso periodo, aveva elementi funk dentro l’elettricità chitarristica, ma i Mother’s si orientano molto di più alla prerogativa funk.

Il disco funziona, è variegato e sa dosare ottimamente tutti i suoi elementi, rendendosi parecchio personale. Sceglie di farsi sinuoso e di utilizzare la durezza solo in alcune sue parti. Quando non è rock, è blues, e il funky non smorza mai quegli altri due lati, sebbene prenda molto spazio. Si può dire che sia anche meno hard rispetto al lontano esordio.

Si sentono riff che portano compattezza Hard nei pezzi come “Shut Up”; She Ready” e “ My Badd”. Il blues di “Cling to the Cross” potrebbe stare in un album di Bonamassa, e infatti vi è posto anche per l’assolo di chitarra. Il rivolo blues tocca anche “Another Day” in cui però il necessario assolo è assente.

C’è anche un momento soft, dove il pathos è reale, ma “Tears of Stone” viene rovinata da un rappato che testimonia l’anima nera del combo ma la cui influenza Hip-hop non serve a niente, meglio appunto se vi ci fosse stato infilato un gioco solistico strumentale. Il lato più commerciale si affaccia con due pezzi, “Love All of my Life” e “I don’t Mind”, i quali si fanno ascoltare, anche se il livello cala (fortuna che la seconda possiede gli assoli giusti). “Take Control” parte male con la sua ritmica computerizzata, ma poi si riprende con un riff suonato alla ZZ Top, e rimane nell’alveo rock.

Da sottolineare il bel momento live aggiunto alla scaletta di “Illusion” più due brani cover. Ascoltarlo fa venire voglia di andare ad un loro concerto perché si sente la scorrevolezza della loro energia.

Istintivamente mi è venuto da pensare che la maggior discendente dei Mother’s Finest sia Pink. Se mi perdonate l’accostamento, per quanto più pop, lei è riuscita ad associare certo mondo hip-hop/pop, al rock più verace. Certo annacquandolo un po’, ma con lo spirito giusto. I Mother’s hanno avuto quel guizzo, magari poco riconosciuto che è la musica moderna di massa oggi.

Il lavoro odierno è davvero di classe, il coraggio però vive solo metà del suo potenziale, limitandosi alla forma canzone. Tutto è ben curato senza che si perda vivacità, però a questo tipo di musica servono i virtuosismi, e si è persa un’occasione. La cosa va considerata una pecca avendo, con tale atteggiamento, depotenziato molte song.

I vocalizzi e i coretti, peraltro efficaci e gustosi, prendono lo spazio che sarebbe dedicato alla parte solista, quando invece quest’ultima avrebbe potuto allungare la durata dei pezzi in maniera convincente.

Grande presenza invece quella della cantante dalla voce veramente potente e vibrante, la quale porta il lato rock funk sempre al massimo livello interpretativo, avvicinandosi pure al carisma di Tina Turner.

Un buon voto che poteva essere più alto.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Mm..

02.  Shut Up

03.  She Ready

04.  Cling to the Cross

05.  Another Day

06.  Tears of Stone

07.  Love All of my Life

08.  I don’t Mind

09.  Take Control

10.  My Badd

11.  Illusion-Satisfaction- Born to be Wild (live)

 

Joyce “Babyjean” kennedy – vocals

Glenn Murdock – vocals

Gary “Mo” Moore – guitars

John Hayes - guitars

Wyzard – bass

Dion “Dionic” Murdock - drums

 

 

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