The Aristocrats

                                                              Culture Clash

                                                              Boing!

                                                              www.the-aristocrats-band.com

 

 

 

Il 2013 è stato un anno importante per gli ascoltatori ed amanti della musica rock/fusion. E’ uscito infatti, a distanza di due anni dal primo, il secondo album degli Aristocrats.La band, composta ad hoc in occasione del Namm Winter Show 2011, torna in studio sfornando “Culture Clash” un disco che, per certi versi si presenta come un seguito naturale del precedente “The Aristocrats”, per altri, invece, si differenzia notevolmente. Specialmente in quanto a presenza di matrice rock.

Il disco parte con “Dance of Aristocrats”, brano dal ritmo incalzante, caratterizzato da una intro a suon di accordi sospesi e fraseggi non troppo complessi seppur cuciti alla perfezione da un Guthrie Govan dal tocco pulito e preciso come sempre. Tema principale da definirsi quasi “orecchiabile”.

Si prosegue con la title track nella quale si fa più presente il basso di Beller con riff che rimandano al miglior Victor Bayley (ascoltare “Kid Logic” per riscontro), e Minnemann che conferma di essere quello è: una macchina da guerra. Sia che si tratti di suonare metal, sia che si tratti di jazz/rock.

“Ooooh no”, invece, ha una storia particolare: stando a quanto raccontato da Minneman in occasione del live tenutosi a Modena presso il Mac2 al quale ho avuto il piacere di essere presente, il brano è nato in occasione di un evento tragicomico. Govan stava montando la sua strumentazione per un’esibizione ma, al momento di spostare la sua testata da un ripiano sulla cassa, è inciampato lasciando cadere la testata per terra.

La reazione del chitarrista ha chiaramente ispirato il brano. Il brano risulta essere uno dei più “fusion” del disco ma, al tempo stesso, uno di quelli che rimane maggiormente in mente grazie al tema continuamente ripetuto.

Passiamo a “Louisville Stomp” che, a mio modesto parere, si presenta come una sorta di b-side della velocissima “Rhode Island Shred” (Guthrie Govan – Erotic Cakes). Intro country-rock, intermezzo jazz con Govan che, come raramente nel disco, sfodera un suono pulito (il pezzo è stato registrato con una Gibson ES335, mentre, tutti gli altri, hanno visto l’impiego della sua Suhr e della Charvel ancora in fase di elaborazione all’epoca della registrazione) e Minneman che tiene il tempo solo con le bacchette. A mio avviso il momento più bello di tutto il brano che, in toto, risulta come uno dei meno efficaci.

Efficacissima, invece, risulta essere “Desert Tornado”. Intro di batteria e Beller che, con il basso, riesce a creare esattamente ciò che vuole e, in questo caso, credo si trattasse di un ambientazione mediamente cupa. Insomma, un po’ Allan Holdsworth in “Atavachron” e un po’ Dream Theater. Govan? Gioca con il chorus (quello che gli permette di ottenere un “suono alla John Scofield sotto effetto di stupefacenti”, parole sue), suona un tema di Vaiana memoria e condisce il tutto con quella che è la sua vera arma: un ‘immensa cultura musicale fatta di esercizio, studio e tanto, tanto ascolto.

A chiudere il disco, la bellissima “And finally”. Introduzione in stile Chick Corea in “Elektric City” e dinamiche leggermente più “soft”. A completare il disco, Gaping Head Wound, Cocktail Umbrella e l’aggressiva Living the Dream.

Il disco, per coloro che, come il sottoscritto, amano il genere e sono rimasti incantati dal primo lavoro, apparirà come un bicchiere mezzo pieno: musicisti stilisticamente e tecnicamente immensi, suoni curati in ogni minimo particolare ma, ahimè, le idee sono venute leggermente meno.

Sia chiaro, il lavoro finale è un prodotto curato e che merita l’ascolto ma manca, a mio avviso, di quell’ignoto mistico elemento che lo rende speciale al punto da farci vibrare la schiena durante l’ascolto. Un po’ come il famigerato genius loci (cit. Renzo Piano) che veglia sui luoghi rendendoli unici.

 

Stefano Pavone

 

01.           Dance of the Aristocrats

02.           Culture Clash

03.           Louisville Stomp

04.           Ohhhh Noooo

05.           Gaping Head Wound

06.           Desert Tornado

07.           Cocktail Umbrellas

08.           Living the Dream

09.           And Finally

 

Guthrie Govan - guitar

Bryan Beller - bass

 

Marco Minnemann - drums

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