Blind Guardian

                                                                    Beyond the Red Mirror

                                                                    Nuclear Blast / Audioglobe

                                                                    www.blind-guardian.com

 

 

 

Trovarsi di fronte subito, ad inizio anno 2015, questa band tedesca, è già aver trovato probabilmente il primo disco in classifica. Non sono più i Blind duri e cattivi dei primi album, certo, ma di gruppi brutti e cattivi ne abbiamo a bizzeffe, invece di realtà come i Blind Guardian abbiamo solo i Blind Guardian. Infatti essi sono riconoscibilissimi e sono gli unici nel loro genere.

Per loro vale la categorizzazione di Epic Metal, però ormai da un pò sono onnipresenti gli arrangiamenti sinfonici che ampliano la loro musicalità. Lo rende esplicito già la prima traccia “THE NINTH WAVE”, che non usa mai velocità, prediligendo l’atmosfera all’impatto. E la sinfonicità si snoda passo dopo passo in tutte le altre situazioni, anche se essa diventa maggiormente maestosa in alcuni episodi piuttosto che altri.

In una intervista ho letto che la band era partita stavolta per una minore stratificazione sonora, e quindi per realizzare una più diretta espressività, ma che durante i lavori è venuto loro spontaneo invece evolvere le composizioni con aggiunte e variazioni che li hanno riportati sulla strada stilistica dei direttamente precedenti album.

In effetti questo appare come un poker, la continuazione cioè dei tre dal 2002 (a partire da “A Night at the Opera). Questo lavoro nasce concettualmente come prosecuzione di “Imagination from the Other Side” del ’95, eppure musicalmente parlando rimane più vicina alla parte ultima della loro discografia. Nonostante alcuni passaggi ricordino qualcosa del loro già sentito repertorio, l’album appare in tutta la sua sfavillante dinamicità dipanandosi in maniera corale, con una fluidità mai statica.

Una fluidità che mette in discussione la questione strofa-ritornello, che pure esiste ma realizzata con un andamento liquido in cui le strofe sono così pompate e inframmezzate da cori lirici, e inoltre mutando continuamente forma, da prendere possesso del cantato con lo stesso pathos dei ritornelli. I ritornelli così appaiono mimetizzati al resto e non ne fuoriescono in modo chiaro.

La caratterizzazione tipica dei ritornelli non esiste, solo dopo molti ascolti si riconoscono le ripetizioni e i ritorni melodici, mentre inizialmente non si riesce a trovare il centro del brano singolo.

La durezza del metal è ammorbidita dai suoni raffinati e dalle cesellature continue, ma l’energia è tutta conservata. Il Power potente c’è, sempre trattato con una eleganza estrema, come testimoniano la minore (mica tanto) “Twilight of the Gods” e la stupenda “ASHES OF ETERNITY”, e ancor di più l’eccellente “THE HOLY GRAIL”, senza perdere nulla in aggressività.

Le linee vocali intrecciandosi sono alla base del songwriting più delle chitarre. I cori maestosi provengono dalla scuola Queen (sentire per esempio  la già citata “Twilight of the Gods”), ma vanno molto oltre ciò a cui quella band ci aveva abituato (“THE EDGE OF TIME”). La più bella canzone è però “THE THRONE” che fa evoluzioni di tipo Progressive, usando l’epicità e il sinfonismo in maniera meno fragorosa, per quanto comunque ricca. Si, possiamo dire che l’impostazione generale dell’opera è anche prog, ma se la band avesse esordito con questo, sarebbe ad oggi considerata prettamente Symphonic Metal, alla stregua di Dark Moor, Rhapsody Of Fire o Lingua Mortis Orchestra.

Il significato dei testi va verso il concetto delle realtà parallele, nel senso che affascina i più, riguardante il tipo diverso di vita che avremmo avuto se avessimo fatto delle scelte piuttosto che altre. Affascinante ma inutile illusione, meglio ascoltare la musica, grande e magniloquente, di questo, mai domo, quintetto di artisti. Opera di alto livello artistico, fatta eccezione forse per le song più soft; interessanti ma che si accomunano a tanta roba già edita, compresa “Distant Memories”, unico pezzo commerciale (tra virgolette). Credo che sarà difficile superare la loro possanza creativa….è probabile che questo sarà il loro anno.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  The ninth wave

02.  Twilight of the gods

03.  Prophecies

04.  At the edge of time

05.  Ashes of eternity

06.  The holy grail

07.  The throne

08.  Sacred mind

09.  Miracle machine

10.  Grand parade

 

Hansi Kürsch . vocals

André Olbrich . guitars

Marcus Siepen . guitars

Frederik Ehmke . drums

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