Unisonic

                                                                                  Light of dawn

                                                                                  Ear Music / Edel

                                                                                  www.unisonic.org

 

 

 

E abbiamo tra le orecchie un secondo capitolo della Unisonic realtà, che se il primo tentava di far tornare la vecchia coppia Kiske/Hansen alla ribalta, con timida verve, questo va con più sicurezza e tonicità. Si, senza dubbio un netto passo avanti anche se le atmosfere ricordano molto i tempi passati, e per fortuna, perché la freschezza di quegli anni si propaga energicamente.

“Your time as come” e “For the Kingdom” sono baldanzosi super Happy-Power, pieni di tutto ciò che Helloween e Gamma Ray hanno sempre rappresentato; curando in modo dinamicissimo la parte solista delle chitarre. “Exceptional”, dal suono meno hard, scorre acquoso e linearissimamente cadenzato, ma la voce tende all’ampia estensione vocale con grande pathos. Queste tre sono un trittico di alto tenore artistico. A cui si aggiunge la bellissima “Throne of Dawn”, forse la migliore traccia del lotto; anch’essa una Power tipicamente germanica nello spirito e nel suono.

Kiske è uno strano essere che non voleva più cantare metal, ma in fondo non ha mai smesso e ora col suo vecchio compagno d’arme negli Helloween (Hansen, leader dei Gamma Ray) è proprio dentro ciò che aveva detto di detestare anche se il sound non è solo quello.

Le ipotesi sono tre: 1-Un ego che non accettava che gli si dicesse come cantare; 2- Periodo di depressione e stress psicofisico; 3- Voglia di una musica più rilassata. Infatti le sue mire artistiche fuori dagli Helloween non sono poi state così particolari, seguendo più le arie commerciali che quelle dell’originalità. Una certa ruffianeria orecchiabile entra sempre nell’ambito degli album, e anche qui alcune composizioni seguono questa attitudine di fruibilità (la ballata “Blood”; la fluida “Manhunter”).

Ma è tale la capacità di scrittura e di interpretazione che nessun brano perde in vitalità e bellezza, oggi più che negli ultimi recenti trascorsi. Infatti anche i brani minori come “Find Shelter” suonano intriganti. Forse solo la finale soffice “You and I”, per essere l’unica davvero scontata, si trova sotto il livello medio. Insomma, non sappiamo davvero quale sia stata la vera ragione della insoddisfazione di Kiske, ma poco ce ne importa, felici di vederlo tornare (e rimanere) nell’alveo per il quale lo abbiamo amato.

Inutile dire che la voce di Michael è superba; una certezza  confermata, anche meglio del solito. Il dotato singer, con la sua voce acuta e pulita non assomiglia a nessun’altro, anche se per “Night of the Long Knives”, che inizia alla Iron Maiden, c’è un prosieguo alla Queensryche. Ma grazie ad Hansen anche la chitarra è un elemento di grande impatto espressivo, tecnico ed emotivo. In “When the Deed is Done” il chitarrismo corale d’inizio song può essere accostato nettamente ai Boston, ma sennò la sei corde sa dosare perfettamente ogni passaggio con forza e classe, brillando costantemente.

Disco che rimette al centro la palla musicale dei due attori principali, per tirarla e fare goal. Lavoro la cui unica pretesa è di realizzare belle song, e il cui risultato paga, dando l’impressione di essere sgorgato con spontaneità.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Venite

02.  Your Time as Come

03.  Exceptional

04.  For the Kingdom

05.  Not gonna Take Anymore

06.  Night of the Long Knives

07.  Find Shelter

08.  Blood

09.  When the Deed is done

10.  Throne of the Dawn

11.  Manhunter

12.  You and I

 

Michael Kiske – lead vocals

Kai Hansen – guitars

Mandy Meyer – guitars

Dennis Ward – bass

Kosta Zafiriou – drums

 

Session man: Gunter Werno - keyboards

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