Threshold

                                                                                 For the Journey

                                                                                 Nuclear Blast

                                                                                 www.thresh.net

 

 

 

La band inglese compone un impasto trinitario tra Yes/Rush/DreamTheater; gruppi che rimangono d’elite. Eppure i Threshold non possono più essere considerati minori, avendo ormai dimostrato grande capacità compositiva, e tecnica altrettanto valente. E soprattutto sanno essere riconoscibili, in particolare per la caratteristica vocalità di Wilson.

Questa volta il loro Progressive è meno metal del solito, pur mantenendosi all’interno del genere; infatti vari momenti appaiono semplicemente rock. Rispetto al full-lenght del 2012 “March of Progress”, questo decimo lavoro evidenzia un calo dell’ispirazione che diminuisce l’originalità della proposta; ma va considerato che quella di due anni fa è stata una delle miglior prove della loro discografia e forse uno dei migliori album prog-metal in assoluto. Era difficile riproporsi allo stesso livello. Ad ogni modo stiamo parlando di un bellissimo disco, che li mantiene in vetta all’olimpo.

La dinamicità è variamente presente e la tenuta tonica è ben distribuita, come testimonia “Watchtower on the Moon” fluida e ritmica, dall’atmosfera algida nel cui ritornello e nel ponte soft si respira un po’ di Yes; da aggiungere ai classici della band. Così è, ancora di più, in “Turned to Dust” che dà l’idea di come dovrebbero comportarsi gli Asia per essere meno friabili e catchy; è una ottima lezione data ad un gruppo di veterani che oggi non sanno osare quanto i Threshold.

I middle-time, che si legano a parti morbide, sono molti (per esempio “Unforgiven” e “The Mistery Show”: ottima la prima, meno la seconda) e ciò diminuisce la carica complessiva per cercare arie di maggior apertura.

A differenza dell’ultimo album il livello si abbassa un po’, e lo fa con brani perfetti stilisticamente ma che non posseggono nulla di particolare come le parti soft di “The Box” o l’intero “Lost in the Memory”, canonici. Come relativamente canonico sarebbe il pur lucente brano “Autumn Red”, se non fosse per la bellissima escursione scura al minuto 3.32, che tra ritmicità ed eterea coralità, lo alza su più alti lidi.

E ora, chiamarle bonus-track, a che serve? L’orientaleggiante “I wish I could”, lenta e poi frizzante, che ricorda i Marillion (con assolo alla Iron Maiden), non è perfettamente integrata al resto della produzione, ma è uno dei pezzi migliori. Siccome il cd permette molti più brani che sul vinile, si immettono brani come fossero altro dall’album. Mi pare un artificio poco sensato chiamarli “bonus”; se si avesse “For the Journey” senza questo brano il tutto si abbasserebbe di valore. Godetevi sta traccia, che è anche una delle più coinvolgenti.

La formula stilistica è la loro anche se meno sorprendente, non variando molto sul tema; segno di una volontà che ha preferito conservare una certa linearità. Fare di questo disco una mera figura di presenza nel panorama prog non è possibile, il calo è solo in riferimento a se stessi.

 

Roberto Sky Latini

 

01.  Watchtower on the Moon

02.  Unforgiven

03.  The Box

04.  Turned to Dust

05.  Lost in your Memory

06.  Autumn Red

07.  The Mistery Show

08.  Siren Sky

09.  I Wish I could (bonus track)

 

Damian Wilson - vocals

Pete Morten - guitars

Karl Groom - guitars

Steve Anderson - bass

Richard West - keyboards

Johanne James - drums

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