Intervista a Marco Pinna

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Ciao Marco. Partiamo dalla tua vita molto intensa e girovaga.Tanti cambi di nazione e di città. Come mai ? Da cosa deriva questa inquietudine ?  

In genere la vita di un musicista è soggetta a spostamenti. La voglia di novità dovrebbe essere una costante per gli artisti. Conoscere nuove culture ci arricchisce e ci permette di sviluppare nuove idee, di contaminare la propria arte. Se analizziamo la discografia dei Beatles non può sfuggire il fatto che hanno messo dentro alla loro musica di tutto. Così anche il Progressive o l'Hip Hop per esempio sono frutto di contaminazioni musicali, e potremmo andare avanti a lungo.  

Ci puoi raccontare qualcosa riguardo alla tua esperienza con Giorgio Strehler ? 

L'esperienza che ho vissuto lavorando a stretto contatto con Giorgio Strehler è stata per me una fortuna. Osservare un genio da vicino ti arricchisce e ti apre nuovi orizzonti. Il genio si spinge sempre oltre, è uno spirito libero che non si sente a suo agio negli stereotipi. Usa questi ultimi come materia da manipolare e gli dà una nuova forma. Nessuno inventa nulla dal nulla. Mozart ha addirittura creato la "fusion", è stato il primo ad inserire nella musica elementi provenienti da altre culture. Ha anticipato Miles Davis di un paio di secoli….

Raccontaci anche qualcosa del Marco Pinna Guitar Quartet.  

Il Marco Pinna Guitar Quartet poi diventato guitar trio è stato il preambolo della mia carriera come chitarrista "acustico". Era una bellissima formazione ma è stata uccisa dall'ignavia dei discografici nostrani che da sempre sono più interessati alle canzonette piuttosto che alla musica di qualità. Gente miope che da un bel pezzo obbedisce senza fiatare agli ordini delle multinazionali del disco americane che ci impongono personaggi come quel genio assoluto di Britney Spears, hehehe… 

L’abbandono della chitarra elettrica per le corde di nylon. Una scelta coraggiosa e inusuale. Come mai ? 

Nel cd Amigus ho suonato la chitarra elettrica su due pezzi, Portofino e Jan. Sentivo che questi due pezzi sarebbero stati più espressivi col suono distorto. La scelta di dedicarmi alla corda in nylon è stata dettata dal fatto che l'elettrica era inflazionata e inevitabilmente si correva il rischio di clonare lo stile di qualcun altro, e questo non fa per me, non amo le cose modaiole. Inoltre la chitarra elettrica copre un sacco di errori mentre la corda in nylon non perdona. Io sono tendenzialmente pigro e la chitarra classica mi costringe a lavorare duramente. Certe volte la amo, altre volte la odio ma sono consapevole del fatto che per me è un toccasana, mi fa fare il mio dovere. 

Il grande salto verso gli Stati Uniti. Traumatico o normale scelta di vita per un musicista ? 

Per un musicista dovrebbe essere una normale scelta di vita, un'occasione per confrontarsi con realtà diverse e arricchirsi artisticamente oltre che umanamente.  

Che cosa hai trovato di bello e che cosa di brutto nella tua esperienza americana ?

Gli States sono molto ben organizzati e l'ambiente dei musicisti è completamente diverso dal nostro. I musicisti Americani non si danno arie, nessuno lo fa e se lo fa viene emarginato (vedi Malmsteen). La tipica spocchia che impera nell'ambiente musicale italiano da quelle parti fortunatamente non attacca, hehehehe.

Ti racconto un aneddoto. Dopo un mio concerto al Mercy Lounge di Nashville mi si è avvicinato un tipo, mi ha fatto un sacco di complimenti e mi ha chiesto se poteva offrirmi una birra. Siamo andati al banco e abbiamo iniziato a chiacchierare. Loro sono molto curiosi riguardo all'Europa e questo è stato l'argomento principale. Alla fine mi ha ancora rivolto un sacco di complimenti e dopo avermi dato il suo biglietto da visita è andato via.

Quando ho letto il suo nome ho capito di chi si trattava, era Bryan Allen, il bassista di Robben Ford! Siamo poi diventati amici, a lui piace mangiare italiano e mia moglie cucina benissimo, hehehehehe !

Cio che invece non apprezzo è lo spirito estremamente "bottegaio", tutto gira intorno al dollaro, ma tant'è… 

Come si vive a Nashville. Routine o sempre cose nuove ? 

A Nashville si vive bene, tutto fila liscio e ordinato, c'è pochissima delinquenza e la città è molto ben curata.La città è piena zeppa di musicisti di talento, se ti vuoi mettere alla prova Nashville è il posto migliore in assoluto. Ovviamente vivendoci per un lungo periodo conosci quasi tutti ma è anche vero che arrivano sempre nuovi talenti, si suona moltissimo insieme, nessuno esclude nessuno, sono molto semplici e contrariamente a quanto accade in Italia se si accorgono che hai talento ti aiutano e ti valorizzano. Sono intelligenti, hanno capito che se sei un valore aggiunto porti beneficio a tutta la comunità dei musicisti. Capisci bene per quale motivo la musica in Italia è a pezzi…si sentono sempre i soliti vecchi tromboni arroccati nel loro miserabile orticello. 

Consciamente o inconsciamente tutti si ispirano a musicisti precedenti. Tu a quali musicisti del passato ti ispiri e che influenze senti nella tua musica ?

 Chi di noi non si è ispirato ad altri artisti ? Per natura ho la tendenza a personalizzare le cose. Sono passato per i Beatles, gli Stones, Yes, Hendrix, Mc Laughlin, Paco De Lucia, Metallica e tanti altri. Da bambino, abitando in Sardegna, ascoltavo le radio spagnole, marocchine e di tutti i paesi dell'area mediterranea. Inoltre si ricevevano anche le stazioni balcaniche, insomma, un gran miscuglio che ha formato nella mia mente un'idea di musica libera da pregiudizi. 

Il tuo album è completamente strumentale. Come mai hai operato questa scelta ? 

Sono sempre stato concentrato sul mio strumento e sulla musica. 

Come si può classificare la tua musica ?  Mediterranea, globale, viscerale, … ? 

Tutte e tre le definizioni mi trovano d'accordo. 

Amigus appare come un album sentito, profondo, che viene dal cuore. Ogni canzone racconta una storia e si sente che sono storie vere, passionali, vissute con l’anima. Corretto ?

Hai fatto ancora centro! Ritengo di essere un artista puro, non amo le mode che di per sé non creano un valore duraturo e forzano le persone a spendere magari pagando cara roba che invece andrebbe collocata nel cestino della spazzatura. 

In molte canzoni dell’album si percepisce una vena malinconica. Come mai ? 

Hehehe, forse è la  mia "Sarditudine"!! 

Diverse canzoni hanno per titolo il nome di un luogo o di una città. Perché ? 

Nella mia mente i luoghi "suonano", mi ispirano una melodia o un paio di accordi che poi sviluppo. L'atto creativo dura un nulla, il resto è un lavoro di assemblaggio. Non credo comunque di poterti spiegare compiutamente con le parole ciò che provo visitando una città, un paese. È una cosa che sfugge alla ragione. 

Un disco della tua maturità artistica ? 

Credo di sì. 

La mia canzone preferita dell’album è senza dubbio “Portofino”. Come è nata ? A che cosa ti sei ispirato ?

 Vedo che Portofino è la canzone preferita di molte persone. Anche il mio produttore la pensa come te.

Per me la cittadina Portofino suona così, mi ha regalato quella vibrazione, quella melodia e ho cercato di fare del mio meglio per tradurla in musica. 

Nel tuo disco suonano nomi altisonanti della musica mondiale come Chester Thompson, Sean O'Brian Smith, Glenn Williams. Come ti sei rapportato a queste persone ? 

Mi sono rapportato in modo semplice, naturale. Se suonano con te vuol dire che sei stato accolto nella loro cerchia e se capiscono che non suoni come loro ti danno anche un gran benvenuto. Per loro non c'è cosa più stupida del musicista europeo che va a fare l'americano in America. Questo dovrebbe far riflettere la moltitudine di strumentisti nostrani che covano il sogno americano. L'America ha bisogno di cultura, non di fotocopie delle quali loro detengono già la copia originale.

Raccontaci qualcosa del tuo rapporto con Chester Thompson. Non dimentichiamo che ha suonato in tanti tour mondiali con i Genesis. 

Chester ha suonato anche con Zappa e con i Weather Report, roba da brividi. Lui è una persona fuori dal comune, molto spirituale. Ha apprezzato moltissimo la mia musica ed è nata una bella collaborazione. Ti rimando su Youtube alla video intervista "Chester Thompson speaks about Marco Pinna". Mi vuole molto bene e mi ha fatto questo bellissimo regalo. Le cose con lui si sono sviluppate in maniera molto naturale sotto tutti i punti di vista. Ben lontano dal far pesare il suo nome leggendario, ho saputo che si è preparato scrupolosamente per le registrazioni su Amigus. Mi ha addirittura chiesto dei consigli perché aveva paura di strafare e non voleva essere invadente. Gli ho risposto che sapeva benissimo cosa fare e cosa non fare. Chester non è un semplice batterista, lui suona sempre al servizio della musica, è un musicista vero. 

Sento qua e là nelle tue canzoni alcuni passaggi che richiamano la musica progressive. Come ti poni rispetto a questo genere di musica ?

Ho sempre adorato la musica progressive. È curioso come questa musica periodicamente torni a galla. Nel progressive ci sono spazi enormi per l'innovazione, la creatività, è una musica che non muore mai, il che la dice lunga sul suo grande valore artistico. Sono sicuro che Mozart ne sarebbe rimasto affascinato. 

Farai dei concerti dal vivo in Italia? Se sì quando e in che luoghi suonerai ? 

In questo momento mi trovo a Milano proprio per dialogare con alcune booking agencies europee e anche italiane. Il Belpaese anche se ultimamente è un po’ logoro e pesto affascina sempre. Farò una breve esibizione venerdì 19 settembre alle 21 a Milano in via Pacinotti 6 per l'inaugurazione del "Nuovo Cinema Teatro Trieste". 

Quali sono i tuoi progetti futuri ? Puoi darci qualche anticipazione ? 

Con Chester Thompson e Sean O'Bryan Smith abbiamo gettato le basi per un trio e la cosa sta andando avanti molto bene. Per il resto oltre al mio trio con Kyle Nachtigal e Lee Hines ho in cantiere una formazione assieme alla bravissima bassista Antonella Mazza che sta a Parigi e un progetto per chitarra e orchestra con la Camerata Geminiani di Londra. 

Ricordiamo inoltre che Marco Pinna è stato nominato il 28 luglio scorso ambasciatore di cultura e segnaliamo anche il suo sito internet http://www.marcopinna.net 

Tempi Duri: 

Il tuo disco è molto bello e soprattutto molto coinvolgente. Tanti complimenti davvero da parte di tutto lo staff di Tempi Duri.

Grazie mille e buona fortuna.

Marco:

Grazie infinite a tutti voi! 

 

 

Pierluigi Daglio

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