Carcass

                                                                                                                             Torn Arteries

                                                                                                                             Nuclear Blast

                                                                                                                                         www.facebook.com/OfficialCarcass

 

 

La band di Liverpool, al settimo full-lenght dal 1988, è in forma; lo si sente dalla buona ispirazione del songwriting, dai riff macinati e dall’atmosfera emanata. Però forse siamo solo molto parzialmente al cospetto di Death Metal, spesso è più un classico Heavy Metal, anzi molte volte le sonorità toccano gli anni settanta, piene di feeling blues ed hard, cosa che emerge anche da certi assoli chitarristici.

Lo speed darkeggiante dell’apripista che dà il titolo all’album, ‘TORN ARTERIES’ è un ottimo colpo compatto. Nell’anima del disco c’è anche un certo doom incalzante che con ‘DANCE OF IXTAB’ avvolge sinuoso l’ascoltatore con un ritmo cadenzato, non troppo lento, avanzando con un rifframa tra i più interessanti del lotto, e l’assolo fa notare con esplicita classe che la derivazione non è Death. ‘THE DEVIL RIDES OUT’ è una performance costruita con gustosa sapienza, introspettiva ma non cerebrale. Uno degli episodi dove meglio si esprime l’ugola è la ruvida ‘FLESHRIPPING SONIC TORMENT LIMITED’, ma è anche uno dei momenti migliori per la grande personalità compositiva espressa, dinamica e variamente estroversa; suite di quasi dieci minuti dal forte peso specifico. Il drumming dell’incombente ‘IN GOD WE TRUST’ è un rutilare pregnante che afferra l’ascoltatore in modo fremente, e grazie alla chitarra con due assoli piuttosto ariosi e umorali, il brano acquista anche eleganza classica. L’album termina col pezzo che appare come quello più valoriale; infatti ‘THE SCYTHE’S REMORSELESS SWING’ ha uno spessore espressivo piuttosto alto, vicino al Thrash dei Megadeth esterna una costruzione d’impatto ma anche viene arricchito da un soffio di pathos e viene abbellito dalla migliore chitarra solista dell’opera.

Poco Death, anche in senso melodico; le sezioni ritmiche si limitano all’uso di quella espressività, e la sei-corde solista preferisce suonare come gli antichi gruppi “hard and heavy”.  Considerando ciò, non troviamo nemmeno il Grind che talvolta la band ha utilizzato. Comunque la potenza e la pesantezza non mancano. Non è la velocità la caratteristica principale di questo lavoro, però quando c’è allora s’infervora tramite l’estetica Death. Per altro vige invece qualcosa di orecchiabile nelle giravolte compositive generali, pure non si cade mai nel molliccio. Le chitarre sono in grado di fornire tutta l’essenza necessaria, sia dal punto di vista del rifframa che da quello solista, con anche fluidità liquide. La voce è l’unico comparto debole. In genere è un chiacchiericcio poco mordace. Pur avendo una vocalizzazione dal punto di vista sonoro positivamente malevola, il cantato non viene gestito con efficacia. Essa si alterna tra la sufficienza e l’insufficienza;  è un po’ sfiatata ma soprattutto non riesce a dare i colpi giusti per valorizzare i passaggi. Se non fosse per l’ottima presenza della parte strumentale che guida con grande intuito il songwriting, le song non avrebbero l’adeguato valore a causa delle linee melodiche non capaci di valorizzarle.

Il gruppo pare non voler esprimere la cattiveria degli Slayer, ma nemmeno vuole essere fascinosa come i finlandesi Sentenced con i quali hanno affinità; nella durezza però si percepisce una buona dose di raffinatezza. Non troppo complessi ma nemmeno linearmente prevedibili, il gruppo ha messo a punto una serie di canzoni che hanno tutte un appeal intrigante, lasciando così che nel disco non esistano filler. Ci hanno fatto aspettare otto anni per una nuova uscita (in realtà c’è un ep del 2020: ‘Despicable’), ma il risultato ripaga dell’attesa. Non riesco ad immaginare quanto migliore sarebbe potuto risultare un già così  bel disco se ci fosse stato un altro cantante, ma non si possono certo cacciare le storiche voci del combo.

Roberto Sky Latini

 

01.  Torn Arteries

02.  Dance of Ixtab (Psychoipomp & Circumstance March n. 1)

03.  Eleanor Rigor Mortis

04.  Under the Scalpel Blade

05.  The Devil rides out

06.  Flesh ripping sonic Torment limited

07.  Kelly’s Meat Emporium

08.  In God We trust

09.  Wakeup and smell the Carcass - Caveat Emptor

10.  The Scythe’s Remorseless Swing

 

Jeff Walker – vocals / bass
Bill Steer – vocals / guitar
Tom Draper – guitar
Daniel Wilding – 
drums

 

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