Le Mondane

                                                                                                                I giorni della marmotta

                                                                                                                Alka Records

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Questo che mi accingo a recensire, è il primo album del gruppo “Le Mondane” intitolato “I Giorni della marmotta”. IL gruppo che in realtà è un duo formato da Luca Borin alla voce e alla chitarra e Daniele Radaelli alle chitarre ed altri strumenti acustici quali l’ukulele il cajon il mandolino, nonchè ai cori , inizialmente la band ha voluto chiamarsi LE Mondine  per cambiare il monicker in LE Mondane , questo perché gia esiste un gruppo folkloristico al femminile ma che propone musica  prettamente popolare. Alla realizzazione del disco hanno partecipato diversi musicisti che sono, Sergio Quagliarella (Mamud Band, Alberto Turra) alle percussioni, Lorenzo Prealoni (Folkamiseria) ai fiati, le mondane hanno anche coinvolto alle registrazioni perfino il fratello di Francesco De Gregori Luigi Grechi De Gregori, che ha coverizzato “Dublino”,dandone una versione  folkizzata in modo da  rientrare  perfettamente nel mood  del disco.

La musica che il duo propone è un folk di stampo marcatamente italiano ed in modo ancor più forte per quanto riguarda la regionalità da cui provengono i due musicisti ovvero le lande lombarde.Quello che mi ha colpito maggiormente di questo lavoro è la forte cantabilità delle canzoni che ti si impregnano immediatamente nella mente forse questo dovuto dal songwriting diretto e semplice che arriva immediatamente, e anche la produzione ha il suo merito in questo, riuscendo ad estrapolare il meglio del gruppo trasferendo su disco tutto il patos interpretativo delle varie canzoni.

Come esempio prendo la title track che la quale dopo solamente un paio d’ascolti già la sapevo cantare.In tutto il disco si respira  un atmosfera cupa che da  una lettura di un folk dalle tinte  dark sia per come sono state composte le canzoni sia per come sono state suonate, e l’accoppiata di strumenti  come le chitarre acustiche  ma non solo e le percussioni a tutto questo poi si aggiunge la voce di Luca Borini che per il suo timbro sembra influenzato da Alberto Fortis (ascoltate per esempio “settembre”), e da Piero Pelù, che da un taglio particolare alle stesse facendosi mostrare come un cantastorie, di quelli che andavano in giro per le piazze dei paesi mettendosi accanto alle tele illustrate per narrare le varie storie.

Parlando delle varie canzoni oltre alla già citata title track, racconta della campagna e di chi la lavora in settembre si parla di vendemmia e di amori campagnoli, “La Grolla del Paul” è un pezzo molto divertente e per il ritmo incalzante, non puoi fare ameno di ballare ed  è stato difficile per me riuscire a stare fermo mentre la ascoltavo, poi nel pezzo si respira un aria western molto riuscita, ed è interessante perché come se ci fossero due canzoni all’interno della stessa quando cambia poi ce il fischio che quest’ambientazione western appunto.

È strano ma ogni canzone ha una sua narrazione che non sembrerebbe collegata in un filo unico, in quanto ogni canzone ha una sua personalità , il collegamento sta nel computo generale  del disco ed una sensazione che non mi lascia  ed anzi mi attanaglia facendomi entrare in questa atmosfera del tutto particolare . Saltiamo “Strumento” e “Dublino” la cover di Francesco De Gregori ( a cui partecipa il fratello di De Gregori), che  Le Mondane hanno reso in modo personale facendola propria. La canzone conclusiva “Sabba” è quanto di più ancestrale si possa ascoltare nel disco e non solo perché è in dialetto, ma soprattutto perché si racconta di streghe di foreste al buio lunare, che strano a dirsi è proprio questa canzone che da il quid  al lavoro con questa oscurità velata che aleggia nel cd . Introdotta dalla voce narrante femminile di Nina Santoro che accompagna Luca Borin nei cori.

In chiusura di recensione, mi sento di poter dire che “I giorni della marmotta” sia un ottimo esempio di come si debba tener vivo l’interesse per una musica popolare come il folk italiano che altrimenti rimarrebbe relegato in un mercato di nicchia come lo è attualmente, e che quindi dare degli imput nuovi ed interessanti dando un’ambientazione diversa dal solito, possa dare nuovo vigore ad un genere a cui siamo abituati ad ascoltare solamente  nelle sagre del liscio, lo dico con tutto il rispetto per questo genere.

Non fate rientrare la marmotta nella tana fatela uscire è tempo. 

 

 

Stefano Bonelli          

Stefano Bonelli

      

01.Perdermi

02.Stella e croce

03.I giorni della marmotta

04.La grolla del Paul

05.Settembre

06. Il boia di Torino

07.Strumento

08. Dublino

09.Sabba

 

Luca  Borin – voce e chitarra

Daniele Radaelli – chitarre cajon  ukulele  mandolino e cori

 

 

 

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