Vulture

                                                                                                                        Dealin’ Death

                                                                                                                        Metal Blade Records

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Codesti arrembanti tedeschi mescolano speed, thrash e classico heavy metal senza farsi tanti scrupoli, e generano brani che sanno tanto di anni ottanta quanto però di intelligenza compositiva che è frutto di essere fuori da quel periodo e saperlo reinterpretare con la giusta lucidità eliminandone i difetti e le ingenuità. Questo però non comporta perdite di spontaneità, né flessioni energetiche.

Dopo una intro che azzecca in pieno l’incombenza del pericolo imminente esplicitato dal titolo, tale pericolo si concretizza con lo Speed forsennato di ‘Malicious Souls’ che è un muro sonoro di quell’irruenza spericolata che gli anni ottanta scatenarono con veemenza quando ancora il metal non si era troppo diversificato, ma stava passando dal Power al Thrash. Ma lo speed più valoriale si ha con una altrettanto veloce ‘COUNT YOUR BLESSING’ che oltre all’energia straripante inserisce anche una atmosfera più oscura e malevola. Queste due non sono ancora thrash ma ci pensa poi ‘FLEE THE PHANTOM’ a tirare fuori la ritmica che fu dei Metallica di ‘Kill’em All’ del 1983, e il risultato è una song irriverente che non concede pause ai cuori deboli. Il lato meno distruttivo, con radici Heavy ineccepibili, si trova in altri momenti dal grande appeal, come ‘GORGON’ che è in grado di gestire certi passaggi con un incremento di raffinatezza tra cori e chitarre ben poste. Anche ‘STAR-CROSSED CITY’ è tipicamente Heavy Metal ed è forse il pezzo meglio riuscito da questo lato, grazie anche alle chitarre che ondeggiano tra Mercyful Fate e Iron Maiden.  ‘Below the mausoleum’ non è un filler, però è una traccia minore, ma gli assoli qui sono fluidamente valoriali. A chiudere ecco sopraggiungere una accattivante ‘THE COURT OF CALIGULA’ in cui la ritmica generale può ricordare in parte Megadeth, incedendo cadenzata in modo fluido e tenace , e un ritornello che viene voglia di ripetere insieme al girare del cd, arricchita da un primo assolo melodico e poi da un susseguirsi di riff concatenati tra loro che vengono avvolti da una tastiera per ampliarne l’atmosfera, segno che è un gruppo dalle prospettive aperte e non una realtà claustrofobica come potrebbe apparire ad un ascolto superficiale del lavoro qui presentato.

Il disco si pone a narrare storie di Edgar Alla Poe, ed infatti evocazioni più dark emergono qua e là con una certa enfasi sebbene mai troppo cerebrali. La musica rimane corposa e sporca, strettamente antica anche se il senso vintage non è così marcato; la NWOBHM è un altro elemento che emerge spesso, anche se cerca più il momento finale di quel periodo piuttosto che quello alla Diamond Head o alla Saxon. La voce roca, non fornita di grande virtuosismo, è però eclettica e si fa acuta nelle sue impennate caratteriali, a volte cercando di seguire le inflessioni di King Diamond così da avvicinare lo stile della band ai Mercyful Fate in certe circostanze, ma anche per cambi di tempo e per alcune sensazioni estetiche. Le due asce sono pulite in contrapposizione alla pseudo-rozzezza del cantato, lo sono senza perdere mordente, anzi quelle soliste  sono sorprendetemente un valore aggiunto più volte brillando nelle idee, con l’efficacia di esserlo con degli spunti originali. Le sezioni sono tagliate chirurgicamente con abile tecnica, i vari passaggi sono curati con padronanza così da evitare cadute di tono. Disco di valore per un gruppo che ha saputo rinfrescare il genere proposto, con tanto attaccamento al passato ma con anche nessuna eccessiva reverenza ai nomi tutelari. Qui non si cercano originalità perché si accettano invece con piacere le stigmate del metal che fu. D’altro canto la qualità emessa è la risposta giusta a chiunque volesse criticare questo metal come già scritto, anche perché l’impronta data evita con maestria di farsi percepire stantìa. Se i due precedenti album non erano convincenti del tutto, questo lo è. 

Roberto Sky Latini

 

01.  Danger is Imminent

02.  Malicious Souls

03.  Count your Blessing

04.  Gorgon

05.  Star-crossed City

06.  Flee the Phantom

07.  Below the Mausoleum

08.  Dealin’ Death

09.  Multitudes of Terror

10.  The Court of Caligula

 

L.Steeler – vocals
S.Castevet – guitars
M.Outlaw - guitars
A.Axeticor – bass
G.Deceiver - drums

 

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